giovedì 3 maggio 2012

che cosa hai scoperto oggi?


C’era una volta (c’è ancora ma non lavoriamo più insieme, mi piaceva come inizio, tutto qui), c’era una volta un mio capo, un argentino, molto simpatico, sempre sorridente, sempre agitato. Sembrava che non avesse mai tempo per fermarsi un attimo. Era sempre come inseguito da un’agitazione gioiosa, se si capisce cosa voglio dire. Anche sua moglie era molto simpatica e i loro due figli, più il secondo del primo però. Lui, quello che era mio capo quando sono andata a lavorare a Dallas, in mezzo al nulla era quel laboratorio, un posto con tasso di distrazione zero, lui alla fine di ogni giornata mi domandava: Latte che cosa hai scoperto oggi? Io le prime settimane la temevo quella domanda, non eravamo in confidenza, mi sembrava che ogni sera dovessi dirgli chissà che cosa. Iniziavo a pensarci dopo mangiato, mi chiedevo E oggi? Che cosa gli dico oggi? Poi ho capito. Dopo. Mi ci è voluto del tempo. Son lenta a capire. Ero lenta anche allora. Un giorno ero arrabbiata perché avevo fatto un errore stupido ma grande, un errore di quelli che si fanno per distrazione e che quando te ne accorgi, perché te ne accorgi, ti tocca buttar via tutto il lavoro di un giorno e riiniziare da capo (il giorno dopo). La sera di quel giorno gli ho risposto: che quando faccio un errore stupido, che bastava star più attenta che non lo facevo, poi mi arrabbio. E quella sera lui mi ha detto: bella risposta, stai migliorando. Vieni a cena da noi domani sera?

E ‘sta sera tornando a casa mi è tornato in mente quel gioco. È tanto che non lo faccio, è un gioco che funziona solo se lo si fa per tanto tempo, ogni sera, con pazienza, rispondendo sempre.  E ho deciso che ne avevo voglia e così ho iniziato e mi sono domandata: che cosa ho scoperto oggi? Che se si dimentica a casa il cucchiaino a mangiare lo yogurt con il manico della forchetta ci si mette del gran tempo.

3 commenti:

Giovy ha detto...

LA tua vicenda lavorativa me ne ricorda una mia.
E il cucchiaino mancante è sempre una costante.

Cima di Rapa ha detto...

Io mi sono ridotta a mangiare un'insalata composta da verdure tagliate alla julienne con uno stuzzicadente. Location: aereoporto di Dusseldorf,nel quale pareva impossibile reperire forchette e cucchiai, dinnanzi a fiumane di viaggiatori che mi osservavano come fossi un macaco trapiantato nella civiltà. Del resto come dar loro torto!

latteaigomiti ha detto...

@Cima: devo provarci, è una cosa che ancora mi manca.
Cosa ci facevi di bello all'aeroporto di Dusseldorf? rimanendo in tema voli guarda che io continuo a osservare il cielo sperando di vedere aquiloni ;-D.