venerdì 17 febbraio 2017

canzoni


Questa mattina stavo aspettando che la macchinetta finisse di prepararmi il caffè,  ero nei sotterranei c’era silenzio e nel silenzio ho sentito uno che cantava Mi ricordo lasagne verdi, e le corse laggiù in cucina ... veniva dalla tromba delle scale, vicino alla macchinetta. Chissà chi era, chissà come andava avanti la canzone.

lunedì 2 gennaio 2017

sulle piccole abitudini


Per anni ho usato un pelapatate, che poi in realtà pela anche altre cose come le carote ad esempio, con una determinata forma. È tutto in acciaio, s’impugna bene e secondo me è anche difficile riuscire a farsi del male quando lo si usa. Poi è successo che non funzionava più bene, mi sa che si erano consumate le lame e così mi sono decisa a prenderne un altro e ho cambiato forma. L’ho preso come quello che usa mia mamma. Una volta quest’estate ero da lei l’avevo usato e mi sembrava che funzionasse bene e che mi venissero anche le fettine di carata quando si ha voglia di mangiarla cruda ma non si ha voglia di grattarla con la grattugia. Alla julienne mi sembra si chiami quel modo lì. Anche le zucchine crude mi piacciono tagliate così ma solo le zucchine che ci sono qua, quelle chiare chiare non quelle verdone che sembran del colore dei cetrioli.  Ecco io ogni voglia che cerco nel cassetto il pelapatate nuovo non lo vedo, continuo a vedere solo quello vecchio che chi sa perché non mi decido a buttare. Anche questa sera ho svuotato metà cassetto prima di vederlo e sì che ha il manico bianco e dovrebbe esser facile da vedere.

sabato 31 dicembre 2016

Palide


Tra i libri che ho ricevuto come regalo di Natale c’è “Sei casi al BarLume” di Marco Malvaldi. Ed è successo che al quinto caso mi sono accorta che avevo sempre letto sbagliato il nome di uno dei protagonisti. Leggevo Palide e invece c’è scritto Pilade.  Quando me ne sono accorta ho fatto ben attenzione a come erano scritti anche gli altri nomi propri e no, gli altri li leggevo giusti. Ieri sera ero al telefono con mia mamma, è lei che mi ha regalato il libro e che quando ho aperto il pacchetto mi ha detto “Se poi ti piace me lo presti?”, ero al telefono con lei e tra le cose che ci siamo dette le ho detto anche che la prossima volta che ci saremmo viste glielo avrei prestato. Poi le ho raccontato quello che mi era successo e che leggevo sbagliato un nome. Adesso non so se è il caso di cambiargli il nome o no che orami è un po’ che lo chiamavo così, le ho detto. Lei mi ha detto che se fosse successo a lei avrebbe continuato con Palide. ’Sta cosa di cambiare i nomi a me ogni tanto succede, chissà come mai. 

sabato 24 settembre 2016

meraviglia



All’inizio di settembre sono andata a vedere la Sc(u)ola Grande di San Giovanni Evangelista. Non c’ero mai stata, la trovavo sempre chiusa. Quest’anno, uno dei primi giorni che ero là, sono andata, ho fotografato il cartello che c’era alla porta dove erano elencati i giorni d’apertura al pubblico e poi son tornata.  Quando ero lì mi sono incantata a guardare il pavimento del salone al primo piano (salone San Giovanni  mi sembra che si chiami, ma non son sicura) e più lo guardavo più diventava a tre dimensioni.  Poi, quando mi sono rimessa a camminare, mi sono meravigliata di non sentire dei cubi sotto i piedi. Un effetto molto strano. Molto bella quella meraviglia.

giovedì 22 settembre 2016

nostalgia e strumenti antropologici



Su Wikipedia ho letto che Virginia de Micco, nel testo a sua cura Le culture della salute-immigrazione e sanità, un approccio trans-culturale, ha scritto: « Fin dalla sua apparizione sulla scena medica la nostalgia si presenta come una ben strana malattia che pur compromettendo lo stato fisico del soggetto non viene curata da rimedi fisici ma viene curata solo da mutamenti sul piano delle condizioni di vita, viene risolta attraverso strumenti antropologici che consentono una visione ed un’integrazione più profonda dell’individuo nell’ambiente in cui vive e opera. »
Uno strumento antrolopologico, ho pensato poi, è andare a vedere sul calendario quando si può prendere il prossimo biglietto treno. Forse.