sabato 21 gennaio 2012

sulla morte e sulle trofie

Ci sono delle persone che, per me, è un piacere ascoltarle. Star lì e farsi prendere da quel che dicono. Poi magari non la si pensa uguale ma non è importante. L’importante, quello che succede nella testa mentre le si ascolta. È il piacere che si prova stando a sentirle. Il rendersi conto del potere delle parole ma anche della loro origine, del loro significato. Il toccare con l’orecchio che volendo ci sono modi per continuare ragionamenti iniziati in maniera indipendente e molto naif. Di quanto ci sia di bello da leggere e studiare. Io sono pigra, non tanto ma abbastanza, però ieri sera ho vinto la pigrizia che mi portava a distendermi sul divano e accendere la televisione e sono andata a sentire l’ex sindaco di Venezia. Figure della morte s’intitolava il suo discorso ed era all’interno di una serie d’incontri che messi tutti e tre insieme hanno per titolo La più vuota delle immagini. E son stata bene lì sulla mia seggiolina, che a dire il vero era anche un po’ scomoda, nella sala del Maggior Consiglio a cercare di seguire i suoi ragionamenti. E mi sembrava anche di ritrovarmici. Verso la fine meno, molto meno, ma mi sembrava lo stesso di riuscire a seguirlo anche se la pensavamo differente. Poi mentre tornavo a casa mi tornavan su frasi, mi tiravo dei porconi per non aver scritto delle cose che poi mi sarebbero venute comode, ché a memoria son messa malissimo, e senza neppure accorgermene ero al portone e ho pensato che io non son mica convinta che un applauso alla fine sia un modo bello per dire grazie. Non che sia brutto ma è, non so come dire, poco? E allora mi è venuto in mente che potendo, ma non si può, io per dirgli grazie gli avrei volentieri cucinato delle trofie al pesto, magari da mangiare bevendo del Vermentino. Non so, mi sembra che a far tutti quei ragionamenti possa venir fame e magro è magrissimo. Fin troppo per i miei gusti.

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