domenica 8 gennaio 2012

il 5 gennaio

ero passata a trovare Marco e stavo facendo uno dei mei giochi preferiti, tiravo giù un libro che aveva un titolo che mi incuriosiva, leggevo la quarta, poi una pagina a caso verso la metà e poi lo rimettevo nello stesso punto nel quale lo avevo trovato (se hai per amici dei librai sai che non incasinare gli scaffali è qualcosa di più che comportarsi correttamente). Quando arriva uno e mi si mette vicino. Non lo calcolo e cerco di escluderlo dal campo visivo anche se la mole rendeva difficile l’operazione. Poi non ho potuto più ignorarlo perché mi ha messo sotto il naso un libro dicendomi: Guardi questo titolo. Il titolo era “Abituarsi alla felicità”. Io non ero in vena di far conoscenze, ero lì per parlare un po’ con Marco e per vedere se trovavo qualcosa da portarmi a casa. Eh, gli ho risposto, dovrebbero mettere una fascetta a quel libro con su scritto: libro pericoloso. Merda, mossa sbagliata, mi son detta subito dopo. E infatti non aspettava altro e così è partito un dialogo tremendo e Marco aveva finito di rispondere a una cliente e ascoltava e se la rideva. Ah se se la rideva.
- E perché mai?
- Mah, se ci si abitua alla felicità poi non la si vede più e smette di essere felicità. Non potevo dire niente di peggiore ora dovrebbe andarsene. Faccia seria, fa la faccia seria, sta serissima.
- Non è vero, anche il cielo e il mare ci sono sempre eppure son sempre belli.
- Andiam bene, ricambi con la stessa moneta. Ora ti allontano per sempre, via pussa via. Sì però non passiamo il tempo a guardarli. Facciamo dei digiuni di mare e cielo e poi li apprezziamo nuovamente. Eccoti servito, impossibile che voglia continuare la conversazione ora. Via, via, pussa via.
- Lei cosa ha in mano? chiudo il libro e lo lascio leggere. “Elogio della depressione.”
- Mi sembra interessante. Vai, fila.
- Meglio la felicità della depressione.
Eh no, non mi freghi. Non continuo. Tieni lo sguardo sulla copertina Latte. Faccia seria e occhi bassi sulla copertina, poi lo riapri e continui a leggere la pagina che avevi iniziato, tanto hai lasciato il dito dentro.
- Sa, io sono uno scrittore.
- No, non funziona, non è perché sono in una libreria che dirmi che scrivi ti fa guadagnare punti. Parti già malissimo, ci vuole dell’altro e poi dipende da cosa scrivi, che scrivi e basta è un po’ pochino. Io invece faccio la biologa.
- Interessante.
- Con tutte le risposte che potevi dare “interessante” è la peggiore. A volte sì, a volte no.
- Sono un poeta.
- Ah.
- Scrivo anche aforismi.
- Eh. le vocali sono cinque, due son già andate. Hai ancora dei dubbi su quanta voglia ho di continuare questa conversazione?
Poi per fortuna è arrivato Marco e dicendogli che ha venduto due dei libri che gli aveva portato lo trascina in un altro angolo della libreria. Poi tornano, ma a tre il dialogo diventa più divertente. Alla fine me ne frego che non si schiodi e faccio un gioco con Marco. Tiro fuori dalla borsa un vasetto, gli chiedo se ha voglia di riempirlo d’acqua e poi ci metto tre tulipani gialli (il logo della libreria è giallo su sfondo nero) chè quest’anno non gli avevo fatto il regalo di Natale e così gli ho fatto quello della Befana (che poi mi si addice di più). E Marco era contento. E anch’io ero contenta che la mia idea gli fosse piaciuta. E poi sarà anche vero che i librai devono coccolare i clienti ma è anche vero che i clienti devono coccolare i librai, soprattutto quelli che fanno il quindici di sconto. E poi la realtà è che siamo amici e che quel chewing gum umano non è riuscito a impedirmi di fargli il regalo e di trovare due libri da portarmi a casa.

2 commenti:

Giovy ha detto...

Librai e clienti si coccolano a vicenda e tutti hanno un impeto comune: coccolare i libri.

latteaigomiti ha detto...

hai ragione Giovy e poi coccolare certi libri è bellissimo. Anche mandarli in giro, affidarli a altre mani che sai li tratteranno bene ;-P