giovedì 11 luglio 2013

solitudine brutta


Ieri è stato un giorno di solitudine brutta. Io sola ci son sempre stata bene non ho mai avuto problemi con la solitudine, mai pensato Adesso cosa faccio? Chi chiamo? Chi vedo? No, pugno Adesso cosa faccio l’ho pensato tante volte ma non nel senso di non sapere come occupare del tempo stando con me stessa. Le vacanze, per esempio, da qualche anno le faccio quasi tutte da sola e ci sto proprio bene con me stessa. Vedo che mi serve. Però non è da leggere che non sto bene con gli altri, no, no in quel senso che con alcuni altri io ci sto benissimo. Mi sto incartando. Pace. Ieri più di altri giorni mi mancava una persona e avrei fatto qualsiasi cosa per non sentire quella solitudine brutta. E così di cose ne ho provate e, a ripensarci oggi con calma, alcune era veramente poco probabile che sarebbero servite a sentire meno quella solitudine, però una ha funzionato e per poco, per poco meno di un’ora, io in chiesa ci son stata bene. E adesso non so se esserne contenta o preoccuparmi. Più esserne contenta penso.

martedì 9 luglio 2013

KIR(s)


Io oggi mentre bevevo per la prima volta un KIR ho avuto un pensiero profondo, uno di quei pensieri così profondi che non capita mica tutti i giorni di averne uno del genere. Ho pensato che io ai KIR, intesi come Killer Ig-like Receptor, ci voglio bene, mi stan simpatici, anche il loro polimorfismo mi sta simpatico, fin da quando li ho visti nascere e adesso son anni che ci teniamo compagnia, però anche i KIR che ho scoperto oggi, quelli a base di cassis e vino bianco, mi stan simpatici, van un po’ in testa ma mi stan simpatici (o forse mi stan simpatici perché vanno in testa).

lunedì 8 luglio 2013

Mozzarello (versione feroce carnivoro)


Questa sera ho messo su le zucchine, un chilo che dovevan bastare per cena e per il gavetto di domani, ho tirato fuori l’hamburger dal frigo, una perché Daniele continua a non voler mangiare carne, e me ne sono andata in salotto. Dopo pochi minuti sono tornata in cucina per mescolare le zucchine e sul piano ho trovato un feroce felino che aveva tolto la cartina trasparente che mettono i macellai quando pestano la macinata per far l’hamburger, quella cartina circolare che mettono sia sopra che sotto prima di metterla in quella macchinetta che poi dà la forma, e ne aveva mangiato un angolino. Ma cosa fai? gli ho urlato. Lui è saltato giù dal piano e poi tranquillissimo mi ha guardato leccandosi i baffi. Sembrava mi dicesse Il gatto, ma che domande fai ‘sta sera? E a me veniva da ridere. Non l’ho più sgridato, gli ho dato due grattini. E mente gli grattavo sotto il mento pensavo Sarei stata una pessima mamma.

sabato 6 luglio 2013

un post (troppo) lungo


Ci son dei mestieri che sono abituata a veder degli uomini che li fanno e così, quando mi trovo davanti una donna, mi meraviglio. E poi, subito dopo, appena mi accorgo che mi son meravigliata, mi meraviglio di essermi meravigliata. Quando succede, se mi son trovata bene, ci ritorno, un po’ è per solidarietà femminile un po’ è per imparare a non meravigliarmi. Così adesso ho una corniciaia di fiducia e una calzolaia di fiducia. Oggi sono andata da tutte e due, son uscita di casa con un quadro e due borse. Al quadro mancava il vetro, si era rotto. Una notte abbiam sentito un rumore fortissimo di vetri rotti. Stavam dormendo, io mi sono spaventata, pensavo che fosse entrato in casa qualcuno e invece era venuto giù un quadro. Così questo pomeriggio ho telefonato alla corniciaia per vedere se era aperta, era aperta, le ho chiesto se potevo portarle un quadro che aveva il vetro da sostituire e lei mi ha detto che andava bene, lo faceva. E mi ha anche detto Stia attenta a non tagliarsi, non stia a togliere i vetri, lo fasci e me lo porti. È stata gentile, i vetri però li aveva già tolti Daniele, avendo un gatto che gira per casa quella notte abbiam tolto il grosso e ci abbiamo buttato su una coperta, poi, il giorno dopo, lui ha tolto tutto per bene e mi ha fatto la sorpresa, tornata a casa dal lavoro non c’erano più i vetri. La prima volta che sono entrata in quel negozio avevo una foto di mia nonna, in quella foto mia nonna teneva in braccio la sua gatta, volevo incorniciarla e appenderla in corridoio, quando si era segnata sul quaderno un modo per ricordarsi cosa era da collegare al mio acconto mi aveva chiesto Come si chiamava il gatto di sua nonna? Nannis, le avevo risposto, era una gatta e lei aveva scritto il mio cognome e poi Nannis. È così che è diventata la mia cornicia di riferimento. Poi, dopo la corniciaia, son passata dalla calzolaia. Cosa posso fare per lei? mi ha chiesto appena entrata. Buongiorno, le ho risposto, ho due borse con la stessa malattia. Hanno il moschettone rotto. Allora lei le ha guardate e ha aperto un cassetto pieno di mollettoni, abbiamo scelto quelli nuovi. Poi lei mi ha detto Questa borsa è bella, questa eh. Ha ragione, le ho risposto, ma non capivo cosa voleva dirmi. Poi ho capito. Ho capito perché lei, vedendo che non capivo me l’ha detto Io, dal momento che i moschettoni identici a quelli originali non ci sono, cambierei tutti e due i moschettoni alla borsa bella e solo quello rotto a questa. Che poi poverina, non è che sia brutta ma la differenza tra la pelle e l’ecopelle c’è, c’è poco da dire e infatti quella che lei ha chiamato bella l’ho da quindici anni almeno, e fa ancora la sua figura, mentre l’altra l’ho da tre anni e, insomma, diciamo che si difende. Si è tenuta solo le tracolle, le ha messe dentro un sacchettino di carta, ci ha segnato sopra il mio cognome e quando sono uscita mi ha detto Buona domenica e grazie per il lavoro.

una proposta


Vorrei fare un appello: Aboliamo l’aggettivo Performante. Però a pensarci con calma, che anche solo a scrivere una cosa del genere mi son resa conto che forse è  meglio cancellare,  mi vergogno un po’ di essere così categorica. Tolgo l’appello, e l’abolizione collegata, e faccio una proposta Facciamo che se uno vuole proprio dire Performante poi paga una multa, anche simbolica eh, che lo so che non è un bel periodo, una multina. Vuoi proprio usare Performante? Allora se lì vicino c’è qualcuno che Performante proprio non lo regge, una persona che se sente dire Performante di colpo alza gli occhi al cielo, le/gli dai, che ne so, dieci centesimi e la persona che si sente come molestata dall’ascolto di quella parola poi decide che cosa farne (ma non li può tenere per sé). Forse è meglio che mi beva un caffè e svegli Unico invece di far proposte del genere.

giovedì 4 luglio 2013

nuvole e principi

Sono arrivate, han banchettato e adesso io, immersa in una nuvola di ammoniaca, sto augurando loro una cattiva digestione. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

martedì 2 luglio 2013

gorgoglio ziesco


Oggi mi ha chiamato mia nipote e mi ha letto la sua pagella. Le pagelle le davano il 19 ma lei era in vacanza così l’ha presa ieri pomeriggio e oggi all’una e mezzo mi ha telefonato. All’inizio abbiam parlato del più e del meno, di che cosa aveva mangiato lei (gnocchi e zucchine) e di che cosa avrei mangiato io (riso freddo), del fatto che dopo la telefonata avrebbe innaffiato i fiori della nonna, non mia mamma, l’altra nonna. Poi mi ha chiesto se mi ricordavo i voti del primo quadrimestre, Non tutti le ho risposto e allora mi ha letto, materia per materia, sia il voto del primo quadrimestre che quello del secondo. Dopo poco ho capito il perché, era migliorata in quasi tutte le materie.  Alla fine mi ha detto Neanche un otto, tutti nove e dieci. E alla fine fine ha aggiunto E c’è anche scritto che sono stata promossa e ammessa in quinta. Son gorgogliosa, son proprio una zia gorgogliosa.