Da ieri sono in ferie e ci rimarrò fino al 7 gennaio, sono tantissimi giorni. Che bella cosa che sono le ferie, da nani non ci si rende conto di quanto siano belle, è crescendo che si apprezzano di più. Almeno a me è successo così. Oggi migro dai miei, e ci rimarrò tre giorni, poi sarò di nuovo ligure. Migrare mi sembra un andare verso dove si è nati, un po’ come se fosse il contrario di emigrare.
A chi passa di qua: buon natale :D
giovedì 24 dicembre 2009
mercoledì 23 dicembre 2009
marzullo
Ci sono delle giornate che mi sembra di capir delle cose, di essere proprio sicura che ho scoperto una cosa che è importante anche se poi non è vero, non ho scoperto proprio un bel niente. Oggi sono andata al funerale del papà del mio capo. Io, da quando è morta mia sorella, se qualcuno mi dice che è mancato un suo parente sto malissimo. Mi passano per la mente tante di quelle cose e tutte insieme, da perdere il fiato. Non c’è modo di fermare quei pensieri, di mettere un po’ d’ordine. Al funerale c’era anche una mia amica e collega, quando siamo uscite mi ha detto una cosa e mi ha accarezzato un braccio.
Quello che mi sembrava di aver scoperto oggi è che per riuscire a vivere bene, non su eremo ma in mezzo alla gente, bisogna imparare a farsi delle domande e a cercare di darsi delle risposte. Invece ho scoperto, per l’ennesima volta, il valore dell’amicizia.
Quello che mi sembrava di aver scoperto oggi è che per riuscire a vivere bene, non su eremo ma in mezzo alla gente, bisogna imparare a farsi delle domande e a cercare di darsi delle risposte. Invece ho scoperto, per l’ennesima volta, il valore dell’amicizia.
martedì 22 dicembre 2009
neve e ghiaccio
Venerdì ha nevicato. Ha iniziato poco dopo pranzo ma ha attaccato subito. Vedere la neve a Genova è strano ma succede, per fortuna avevo i miei fidi stivali e sono arrivata facilmente a casa, un po’ bagnata ché ero senza ombrello ma camminavo bene, anche per la salita che c’è qua subito sotto (Salita delle Fieschine si chiama) andavo su bene. Entrata dal portone tutta contenta ho fatto le scale, che hanno un tappeto, verde, ma uscita dal tappeto stavo per prendere una saccagnata per terra. Sotto gli stivali avevo una quantità di neve tutta bella incastrata tra le righe della para. Con movimenti più o meno inconsulti sono rimasta in piedi. Anni di pattinaggio sul ghiaccio fatti quand’ero nana sono emersi di colpo a salvarmi. ‘Sta mattina invece era veramente difficile muoversi, la salita (che se esco è una discesa) era una lastra di ghiaccio. Ho provato a camminare rasente i muri, il caldo delle case scioglierà proprio vicino al muro pensavo io nella mia ingenuità. E invece cippalippa. Ghiaccio anche lì, anche i muri erano ghiacciati. Da casa a Brignole ci metto dieci, dodici minuti al massimo, oggi me ne sono serviti venticinque ché non si poteva neppure fare le scalette. Come fai a fare delle scalette se vedi uno per terra che cristona rialzandosi e una ragazza che al quinto scalino si volta perché sta meditando di tornar su? Così ho fatto il giro più lungo camminando per la strada che lì andava meglio che sui marciapiedi e meno male che ero in mezzo alla strada perché a un certo punto è venuto giù un pezzo di ghiaccio da un tetto e ha fatto un rumore stranissimo. Mai sentito un rumore così, era come di vetri rotti ma più forte e più secco. A Brignole invece mentre aspettavo l’autobus il vento faceva cadere dai pini dei ghiacciolini che facevano fastidio ma non male e quando ero sull’autobus facevano rumore come di grandine ma poi l’autobus è partito e non si sentiva più. Ora basta, ora piove e bon il pericolo ghiaccio dovrebbe essere finito.
Però le impronta di Cato sulla neve erano proprio belle.
Però le impronta di Cato sulla neve erano proprio belle.
giovedì 17 dicembre 2009
una lettera volante
Ho pensato che era un peccato che la vita non potesse essere come la Metamorfosi di Escher, in cui bastava fare un passo a sinistra per smettere di essere quello che si è. Sei un pesce, e subito dopo diventi un'ape o un uccello. Un geco, un fiore, una farfalla. Perfino una lettera con le ali, se ti gira. Ho pensato che sarebbe stato stupendo trasformarsi in una lettera volante.
Magari avessi potuto.
Le sirene di Rotterdam Stefano Amato
Magari avessi potuto.
Le sirene di Rotterdam Stefano Amato
mercoledì 16 dicembre 2009
chissà
Oggi ho passato buona parte del pomeriggio a correggere sequenze, è una cosa che di solito mi piace invece oggi: umore nero. Mentre correggevo mi mangiavo del Ringo, ché i dolci mi aiutano a ristabilire il buon umore, di solito. Prima di uscire ho controllato la posta e risposto a una mail. Non mi funzionava più l’enter, ad essere sincera non so se si chiama enter. Non funzionava la freccia quella lunga e stretta che è a destra, sulla tastiera. Iniziavo a innervosirmi, mi serviva andare a capo. Poi ho guardato bene. C’era un pezzetto di Ringo incastrato. Ho messo la tastiera a testa in giù e ho iniziato a darle dei colpi. È uscito di tutto, c’era anche un semino di pera, chissà tra che tasti abitava. chissà se sarebbe nato un pero.
martedì 15 dicembre 2009
noli spazzare il terrazzo contra ventum
Domenica ho fatto un po’ di giardinaggio che poi più che giardinaggio era microterrazzaggio ma fa niente. Ho il ciclamino dell’anno scorso che, grazie alle cure di Daniele che lo ha messo su un altro terrazzino ancora più piccolo ma a nord, è sopravvissuto all’afosissima estate e ora è in fiore. Anche i crisantemi sono fioriti ma dal divano non vedevo mezzo fiore e uscire, si esce poco con ‘sto vento e ‘sto freddo. Così domenica ho fatto un po’ di spostamenti, tolto un po’ di foglie e rami secchi dai geranei, aggiunto terra qua e là (e il là includeva anche il pavimento). Poi volevo pulire ché se mi entrava la terra in casa mi rimettevo a insultarmi e non è il caso di farlo più di una volta alla settimana. Ecco, ero lì che spazzavo e tempo di prendere la paletta ed era tutto in giro un’altra volta. è un casino spazzare col il vento. Si hanno due possibilità: rassegnarsi a prendere su con la paletta pochissimo per volta o rassegnarsi al fatto che ti vada la terra negli occhi.
domenica 13 dicembre 2009
non ne sono tanto convinta
Io non so che cos’ho ma attraggo persone che si mettono a parlarmi o a raccontarmi i fatti loro. Mi capita sull’autobus, al bar, per strada, nei negozi. L’altro giorno sono andata a prendermi un caffé alle macchinette, non avevo voglia di attraversare l’ospedale e andare fino al bar così mi son detta: lo prendo con il latte può andar bene anche quello delle macchinette che è bello vicino proprio il padiglione di fronte. Ero lì che aspettavo la miscela acqua calda con un goccio di caffé mista a bevanda gusto latte e mi domandavo: chissà chi sarà la volpe che ha deciso di mettere le macchinette a malattie infettive con tutti i padiglioni che ci sono, quando arriva una signora. Mi sposto per farla passare pensando che andasse ai reparti e invece mi dice: stia stia, prendo un the. Le sorrido e bon basta, non me la levo più di torno. Mi ha raccontato che non beve più caffé perché così non le vengono le occhiaie (e intanto fissava le mie, ché io le ho da quando ero ragazzina, ci sono affezionata, mi fanno compagnia ormai) poi mi ha chiesto che cosa mi sarei cucinata la sera (lei, se interessa, pasta con le verze, ma prima le ripassa nell’olio con l’aglio, che fanno bene sia le verze che l’aglio, l’aglio per il cuore le verze non mi ricordo). Non paga è passata a un nuovo argomento, passando per le calorie, è arrivata alla menopausa e giù a dirmi che con la menopausa si ingrassa ma non solo (poi mi guardava faceva due conti mentalmente e, tra un racconto e l’altro dei suoi disturbi, intercalava con: per lei è ancora presto o lei ha ancora degli anni davanti). Ho cercato di darle un taglio educato estraendo il pacchetto di sigarette dalla tasca del camice e dicendo: esco in giardino, ma lei mi ha seguito, era una ex fumatrice di quelle che non ti danno pace e ti rompono finché non sentono dei complimenti per la loro scelta (non come mia mamma che lei è una ex che non rompe nemmeno quando le fumo sotto il naso), io poi glieli avrei anche fatti i complimenti, le avrei anche detto: che bella forza di volontà, ma temevo che a rompere il mio silenzio trovasse qualche altro argomento. Poi la sigaretta l’avevo finita, l’ho salutata e me ne sono andata ma rimanendo all’esterno, temevo che mi seguisse fino alla porta del laboratorio invece aveva freddo, è rientrata nei sotterranei e l’ho persa di vista.
Ieri camminavo per i vicoli e un signore di una certa età che dal modo di vestirsi e di camminare secondo me aveva perso dei venerdì per strada chiedeva l’ora. Gli ho risposto e sorriso, mi sembrava simpatico e poi nessuno gli diceva che ore erano. Così lui ha cambiato direzione di marcia mi si è stampato al fianco e: Guardi che lei deve sorridere di più… che cosa stava pensando prima… dove sta andando … Io l’ho fulminato, lui ha ripreso ad andare per la direzione che aveva prima di sapere che ore erano. Però poi io mi sono sentita una stronza.
Abbiamo quasi tutti bisogno di parlare e i posti come questo sono posti dove uno parla pensando di essere diverso dalla signora delle macchinette e dal signore dei vicoli ma io non ne sono tanto convinta.
Ieri camminavo per i vicoli e un signore di una certa età che dal modo di vestirsi e di camminare secondo me aveva perso dei venerdì per strada chiedeva l’ora. Gli ho risposto e sorriso, mi sembrava simpatico e poi nessuno gli diceva che ore erano. Così lui ha cambiato direzione di marcia mi si è stampato al fianco e: Guardi che lei deve sorridere di più… che cosa stava pensando prima… dove sta andando … Io l’ho fulminato, lui ha ripreso ad andare per la direzione che aveva prima di sapere che ore erano. Però poi io mi sono sentita una stronza.
Abbiamo quasi tutti bisogno di parlare e i posti come questo sono posti dove uno parla pensando di essere diverso dalla signora delle macchinette e dal signore dei vicoli ma io non ne sono tanto convinta.
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