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domenica 3 ottobre 2010

mi ha conquistato subito

Ieri sono andata a sentire la presentazione di Non è un paese per vecchie. Volevo dare un viso ma soprattutto una voce alla Lipperini. ‘Sta cosa di dare un viso e una voce è una cosa un po’ pericolosa se si è fatti come son fatta io, perché quando ti piace leggere qualcuno e poi decidi che vuoi dare a quelle parole una voce e un volto non sai a priori quello che troverai e così può succedere che trovi qualcosa che ti piace e leggi ancora più volentieri, ma può anche succedere che trovi qualcosa che proprio non ti va e poi fai fatica a dividere quello che leggi da quello che hai visto. Con la Lipperini è andata bene. Quello che più mi ha colpito è il suo sorriso. Pur essendo una che sorride parecchio per i miei gusti ha un gran bel sorriso. Ha un sorriso che non è un sorriso invadente, sfacciato, la Lipperini ha un sorriso che scalda, secondo me. A presentare Non è un paese per vecchie c’erano anche altre due donne, una aveva una runsa tale che facevo fatica a guardarla. Mi urtava da matti. C’è niente da fare, io alla presunzione e all’arroganza sono allergica. Non dico che questa donna sia realmente così, ci mancherebbe, non la conosco come potrei dire una cosa del genere, però quello è quello che mi arrivava: una runsa ma una tale runsa che quando parlava, per riuscire a ascoltarla, dovevo guardare da un’altra parte e anche così avevo le mie difficoltà. L’altra donna invece mi ha conquistato subito. Si chiama Silvia Neonato. Mi piace tutto di quella donna: le idee, la voce, gli occhi, il modo di muovere le mani, le mani. E anche qua ci sarebbe da dirsi che non la conosco, che non posso dire che mi piace tutto di lei. Posso anche dirmelo che non posso, ma rimane il fatto che era così. Tutto quello che mi arrivava mi piaceva, tutto quello che vedevo mi piaceva, il suo saper ascoltare mi piaceva, molto.
Ci stavo ripensando prima mentre stiravo e mi sono venute in mente delle righe molto belle che un po' (forse) raccontano qualcosa di simile a quello che mi è successo ieri. Ci ho messo un po’ a ritrovarle, stranamente non le avevo segnate. Ho iniziato dalla prima pagina, sono metodica se voglio e dato che ci sono non mi fermo lì, a quel punto, a pagina 55, me lo rileggo tutto. Gran bel libro. Molto bello anche alla terza lettura.

giovedì 7 gennaio 2010

C.S.D.

Anno nuovo usanze vecchie. C’è una mia collega che inizia spesso le frasi con “Ci sarebbe da”. Non è un gran inizio ma non è neppure troppo orrendo. È che quel particolare Ci sarebbe da in realtà significa Devi. Uno dovrebbe aver un po’ più di coraggio quando parla, mi sembra. Comunque il punto non è questo, questo è una specie d’introduzione. Il punto è che oggi la mia amica C. ed io abbiamo aperto il regalo di natale che ci ha fatto Apez* una nostra amica e sigh ex-collega (che io sono molto contenta per il lavoro nuovo che ha trovato ma molto triste perché oggi era il primo giorno senza di lei in lab e mi manca già molto ché abbiamo lavorato insieme per otto anni). Tornando al punto, le istruzioni erano che C. ed io dovevamo aprirlo insieme, quindi C. doveva essere tornata dalla Spagna e io dalle lunghe ferie invernali, e che non doveva essere presente chi dice “Ci sarebbe da”. È una lavagna, con tanto di gessi e spugnetta, c’era scritto: lavagnetta dei C.S.D. (e ‘sta mattina avevamo già ricevuto un CSD a testa, uno C. e uno io). Io lo so già che se domani sento “Ci sarebbe da” devo a) evitare di guardare C. b) concentrarmi su qualcosa di molto triste.
Ora vado a fare un cordoncino per attaccare il gesso alla lavagna e metto anche un chiodo in borsa, magari nel portafoglio che è meglio.

*Apez viene dal fatto che lavora operosa come un’apetta operosa.

martedì 29 dicembre 2009

angela, arianna, alessia

Oggi sono andata a trovare una mia amica che è tornata in Italia per le feste (leggere pure ho invaso casa dei suoi genitori per tre ore abbondanti). Lei oltre a essere una donna molto intelligente, molto simpatica, molto bella è anche una delle mie migliori amiche. Io ho due amiche-amiche, non conoscenti con le quali sto bene, parlo di amiche vere, persone alle quali posso raccontare qualsiasi cosa senza nascondermi, senza vergognarmi (più di tanto) e senza essere giudicata che è una cosa bellissima se solo ci si pensa. Non ero mai stata a casa dei suoi che poi era anche casa sua prima che andasse a vivere a Washington, quando ci si vedeva in una casa era casa mia (e delle varie coinquiline che ho avuto nei primi anni di vita a Genova). L’ultima volta che ci siamo incontrate era agosto, non quello che è passato da quattro mesi, quello dell’anno scorso e siamo state al parco di Nervi con sua figlia che stava iniziando a camminare. Oggi ho conosciuto anche la seconda, una gattonatrice che sparge sorrisi a due denti che ti fanno venir voglia di prenderla in braccio e stringerla. Da ex-patologicamente-timida però sono stata bravissima e non ho inflitto supplizi simili alle figlie degli altri. Dopo esserci studiate l’un l’altra per un bel po’ ho giocato con la più grande a vedere che cosa si riusciva a far passare tra le stecche di legno della seduta di una sedia, abbiamo provato con dei nastri, un biglietto, due disegni (sia accartocciandoli che lasciandoli più o meno stirati), la coperta di una bambola, una pallina da tennis, il vestito da babbo natale di un orsetto, il cuscino di una bambola. Naturalmente da brava figlia di scienziata l’esperimento è stato condotto più volte con ogni oggetto. Il mio italiano lo capiva io invece con la sua lingua avevo delle difficoltà che già non è semplicissimo capire una bimba di due anni se poi mescola parole in italiano, inglese e persiano, eh mica semplice (sua mamma è un ottima interprete-traduttrice simultanea però). Mi sono divertita molto.

Dal momento che ero a Sant’Ilario ho chiesto ai suoi come raggiungere la stazione (quella della canzone) ma mi devo essere persa per strada perché sono arrivata a Nervi senza vederla. Sarà per la prossima volta.

mercoledì 23 dicembre 2009

marzullo

Ci sono delle giornate che mi sembra di capir delle cose, di essere proprio sicura che ho scoperto una cosa che è importante anche se poi non è vero, non ho scoperto proprio un bel niente. Oggi sono andata al funerale del papà del mio capo. Io, da quando è morta mia sorella, se qualcuno mi dice che è mancato un suo parente sto malissimo. Mi passano per la mente tante di quelle cose e tutte insieme, da perdere il fiato. Non c’è modo di fermare quei pensieri, di mettere un po’ d’ordine. Al funerale c’era anche una mia amica e collega, quando siamo uscite mi ha detto una cosa e mi ha accarezzato un braccio.
Quello che mi sembrava di aver scoperto oggi è che per riuscire a vivere bene, non su eremo ma in mezzo alla gente, bisogna imparare a farsi delle domande e a cercare di darsi delle risposte. Invece ho scoperto, per l’ennesima volta, il valore dell’amicizia.