"Se tutti i ragazzi facessero amicizia con un bibliotecario, un insegnate di biologia e una donna grande e indulgente il mondo sarebbe completamente diverso" diceva Yechiel. (p.135)
… mi è stato chiaro quello che avrei già dovuto capire nella biblioteca di Yechiel, e cioè che è meglio descrivere quel che il prossimo già conosce, per potersi concentrare sulla qualità della descrizione piuttosto che sulla sua comprensibilità. (p.214-215)
… la sincerità è cosa che mi permetto solo di fronte a degli estranei. (p.305)
Il pane di Sarah Meir Schalev
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domenica 2 gennaio 2011
mercoledì 29 dicembre 2010
invece anche
Ma allora già sapevo che lo zio Lihau aveva ragione, e che i tratti distintivi della persona non si accontentano dei percorsi abituali lastricati dall’eredità, e si trasmettono invece anche nel latte, attraverso le storie, nella punta delle dita e nella saliva che passa in un bacio.
... l’aria e la terra, i principi e la cadenza nel parlare definiscono i tratti del viso non meno dell’eredità dei genitori.
(Il pane di Sarah, Meir Shalev, p.86 e p.131)
... l’aria e la terra, i principi e la cadenza nel parlare definiscono i tratti del viso non meno dell’eredità dei genitori.
(Il pane di Sarah, Meir Shalev, p.86 e p.131)
giovedì 9 dicembre 2010
contenta e confusa
A volte mi succede di incontrare delle frasi che mi piacciono così tanto che poi me le vado a cercare di nuovo, per leggere così come son state scritte (o scritte e tradotte) perché, secondo me, a non ricordarle esattamente si fa loro un torto e metterle giù meglio è difficilissimo se non impossibile. E quando le ritrovo, non ci riesco sempre ché magari l’autore lo ricordo anche ma non mi ricordo più dove le avevo lette, quando le ritrovo son molto contenta.
Non posso negare di aver sempre condotto due esistenze, una assai vicina alla verità, che in effetti ho diritto di chiamare realtà, e un’altra esistenza, un’esistenza fittizia, tutte e due insieme con l’andar del tempo hanno prodotto una esistenza che mi tiene in vita, ora domina l’una ora domina l’altra, ma io vivo sempre, si badi bene, entrambe queste esistenze insieme. (Thomas Bernhard La cantina p-118)
e poi magari succede anche che son lì a fare dei dialoghi tra me e me, a dirmi: ma come ti capisco, ti capisco proprio bene. Però poi, magari, può anche essere che, dal momento che è uno di quei libri che se lo riprendo in mano poi mi viene difficile metterlo giù, vado avanti e trovo:
Parlo un linguaggio che io solo capisco, nessun altro, così come ognuno parla soltanto il proprio linguaggio, e quelli che credono di capire sono degli imbecilli oppure dei ciarlatani. (p- 120)
e ora son confusa, ma son sempre contenta. Contenta e confusa, insieme.
Non posso negare di aver sempre condotto due esistenze, una assai vicina alla verità, che in effetti ho diritto di chiamare realtà, e un’altra esistenza, un’esistenza fittizia, tutte e due insieme con l’andar del tempo hanno prodotto una esistenza che mi tiene in vita, ora domina l’una ora domina l’altra, ma io vivo sempre, si badi bene, entrambe queste esistenze insieme. (Thomas Bernhard La cantina p-118)
e poi magari succede anche che son lì a fare dei dialoghi tra me e me, a dirmi: ma come ti capisco, ti capisco proprio bene. Però poi, magari, può anche essere che, dal momento che è uno di quei libri che se lo riprendo in mano poi mi viene difficile metterlo giù, vado avanti e trovo:
Parlo un linguaggio che io solo capisco, nessun altro, così come ognuno parla soltanto il proprio linguaggio, e quelli che credono di capire sono degli imbecilli oppure dei ciarlatani. (p- 120)
e ora son confusa, ma son sempre contenta. Contenta e confusa, insieme.
venerdì 3 dicembre 2010
un amico
Ci sono delle volte che avresti bisogno se non di un abbraccio almeno di una pacca su una spalla. E non arriva. Tu ci provi a vedere se arriva, non è che proprio la chiedi ma quasi, sei convinta che si capisca che ne hai bisogno, senza star lì tanto a dirlo. Ma niente. E quando ti rendi conto che non arriva e punto, e quando poi ti rendi anche conto che non è puoi successo nulla di così grave e forse non hanno così torto a non capire una cippa di quello che provi allora può succedere che ritiri fuori un amico immaginario. Te la fai dare da lui. E pensi che un mondo senza libri sarebbe un gran brutto mondo.
lunedì 29 novembre 2010
poi torna
L’amicizia è un cumulo di sentimenti solidi e contrastanti, è confidenza e sospetto, è generosità e egoismo, è benevolenza e malanimo.
Le pietre volanti L. Malerba
Il sospetto non mi torna, non riesco a capire che cosa possa avere a che fare il sospetto con l’amicizia. Io, se sto sospettando di un/a amico/a mi vien da pensare che l’amicizia se ne sta andando. L’egoismo e il malanimo mi tornano già di più. È già più facile che ci siano nell’amicizia. Almeno, a me è capitato, non so agli altri. Poi se mi accorgo di loro mi vergogno, mica tantissimo, un po’. Confidenza, generosità, benevolenza van d’accordo con l’amicizia, l’egoismo e il malanimo con l’amicizia sembra che non vadan d’accordo ma, se ci si pensa su con calma si capisce, e tornano anche loro. Io quando sono veramente amica di qualcuno devo stare attenta. Son portata a pensare che la nostra amicizia debba bastare che non ci sia posto per qualcun altro e con ‘sto tipo di pensieri l’egoismo e il malanimo van d’accordo. Li capisco, son tutti e due là, dietro l’angolo dell’amicizia, pronti a saltar fuori se solo mi distraggo. Ma il sospetto? il sospetto non lo capisco. Però questa è una di quelle frasi che una volta letta mi si pianta dentro e poi anche se penso che se ne sia andata via non è mica vero, questa mi sa che è una di quelle frasi che magari se ne va anche ma poi torna quando meno me lo aspetto.
Le pietre volanti L. Malerba
Il sospetto non mi torna, non riesco a capire che cosa possa avere a che fare il sospetto con l’amicizia. Io, se sto sospettando di un/a amico/a mi vien da pensare che l’amicizia se ne sta andando. L’egoismo e il malanimo mi tornano già di più. È già più facile che ci siano nell’amicizia. Almeno, a me è capitato, non so agli altri. Poi se mi accorgo di loro mi vergogno, mica tantissimo, un po’. Confidenza, generosità, benevolenza van d’accordo con l’amicizia, l’egoismo e il malanimo con l’amicizia sembra che non vadan d’accordo ma, se ci si pensa su con calma si capisce, e tornano anche loro. Io quando sono veramente amica di qualcuno devo stare attenta. Son portata a pensare che la nostra amicizia debba bastare che non ci sia posto per qualcun altro e con ‘sto tipo di pensieri l’egoismo e il malanimo van d’accordo. Li capisco, son tutti e due là, dietro l’angolo dell’amicizia, pronti a saltar fuori se solo mi distraggo. Ma il sospetto? il sospetto non lo capisco. Però questa è una di quelle frasi che una volta letta mi si pianta dentro e poi anche se penso che se ne sia andata via non è mica vero, questa mi sa che è una di quelle frasi che magari se ne va anche ma poi torna quando meno me lo aspetto.
sabato 30 ottobre 2010
come le ciliege (2)
sto leggendo un romanzo molto bello, per i miei gusti, e mi è venuta voglia di sistemare un po' tutti i componenti di quella famiglia. È tantissimo che non disegno un albero, l'esame di genetica umana l'ho dato nell'86, da quel periodo ben pochi alberi. Quando mi è capitato erano alberi piccoli, semplici. Non mi ricordavo più come si segnano i gemelli, poi mi è venuto in mente: come le ciliege. Forse. Probabile che ci siano degli errori, l'ho disegnato sfogliando le pagine che ho già letto ma non ho voglia di iniziare da capo, potrei essermi dimenticata di qualcuno così come potrebbero saltar fuori altri parenti andando avanti.
Ora continuo e se mi va andando avanti con le pagine controllo e l’aggiorno.
domenica 24 ottobre 2010
un panino con la frittata e un pacco di Gocciole
Il primo suo libro che ho letto è stato Dieci cose che ho fatto ma che non posso crede di aver fatto, però le ho fatte. Son sicura perché scrivo le date di quando leggo un libro sulla prima pagina. Ho appena controllato. Io, Dieci cose che ho fatto ma che non posso crede di aver fatto, però le ho fatte lo trovo un titolo bellissimo, a leggere il libro non si cambia idea, sempre per me, secondo il mio gusto. È difficile non prendere in mano un libro con un titolo del genere, magari non supera la prova della pagina a caso, non tutti abbiamo gli stessi gusti, per fortuna, ma prenderlo in mano? mi sa che anche una persona mediamente curiosa non riesce a lasciarlo lì. Ecco, quello è stato il primo poi ne sono venuti altri, non ho letto proprio tutto tutto quello che ha scritto ma quasi.
La prima volta che l’ho sentito presentare era Accecati dalla luce, eravamo in un bar. Il Nikita, nei vicoli. Quando sono andata io quel libro non l’avevo ancora letto, avevo visto che era uscito mi ero segnata titolo autore e casa editrice e l’avevo lasciato nella mia lista d’attesa. Non sono una patita di Springsteen, avevo paura che non mi piacesse. Ho un gran bel ricordo di quella presentazione, anche la dedica che mi fatto mi è piaciuta molto: A Latte una delle cinque persone del Nikita. E poi la firma, nome e cognome. (Poi invece l’ho letto e si legge benissimo anche da non Springsteeniane). Mi ha ispirato simpatia dal primo istante, non so spiegare perché, e sì che mi sono beccata anche una botta di signora ché non ero ancora abituata, non ne avevo ancora 40, mancava poco ma avevo ancora il mio bel 3 davanti e niente, mi sono presa il mio signora e invece di rimanerci male mi veniva da ridere e pensavo: eh sì hai sette anni meno dei miei, l’età di mio fratello. Signora mi sta giusto anche da un punto di vista linguistico. Quel pomeriggio eravamo in pochi, cinque appunto. Giovedì scorso alla Feltrinelli eravamo in tanti, hanno messo giù anche delle sedie in più, che non ci stavamo.
Venerdì non mi ero portata il gavetto, sono andata al bar a comprarmi un panino. Dieci minuti buoni di fila, c’era mezzo ospedale in coda. Mentre aspettavo il mio turno per fare lo scontrino mi sono messa a ripensare alla presentazione, ai suoi romanzi, facevo anche una mia classifica, cosa difficile, ci sono tanti pari merito. Poi pensavo che il personaggio di Felice del nuovo romanzo mi piace molto, è fatto realmente bene. È vero (non verosimile). È realmente una donna. Io sono un po’ una scassa ca@@i sui personaggi femminili scritti da uomini. La maggior parte delle volte a me sembra che si veda lontano mezzo miglio che quella non è una donna, è quello che un uomo vede di una donna. Ci sono eccezioni naturalmente e poi, a pensarci con calma ci sono almeno due grosse limitazioni a quello che ho scritto: la mia testa e che cosa ho letto io. Rimane sempre il fatto che per me è difficile che ci sia una donna vera come eroina. Tra gli autori miei coetanei (sempre che ho letto, sempre secondo la mia testa e bon ora non lo metto più, perché mi sembra di essere stata abbastanza chiara su questo punto) mi ha stupito molto la protagonista di Stabat Mater. Ecco quella è realmente una donna, io non so come ci sia riuscito ma ha fatto un gran bel lavoro. In quelle pagine non c’è la descrizione di una donna, il racconto di una donna, lì c’è una donna. Un altro libro che mi ha stupito tantissimo, e cambio nazionalità e secolo, è stato La signorina Else. Anche lì l’autore era diventato donna per scrivere così. È una sensazione stranissima, non so se anche un lettore uomo capita di sentire delle differenze così profonde tra quello che a me sembra una donna vista, filtrata da una testa maschile e una donna punto.
Beh per finirla con ‘sta storia dei biscotti, che come al solito mi son persa via per strada, poi, quando è arrivato il mio turno, ho detto: un panino con la frittata e un pacco di Gocciole. (Però se non avete letto Despero non si capisce niente lo stesso e allora se non avete ancora letto Despero, oltre a consigliarvi di leggerlo, se siete arrivati fin qua leggete anche il commento)
La prima volta che l’ho sentito presentare era Accecati dalla luce, eravamo in un bar. Il Nikita, nei vicoli. Quando sono andata io quel libro non l’avevo ancora letto, avevo visto che era uscito mi ero segnata titolo autore e casa editrice e l’avevo lasciato nella mia lista d’attesa. Non sono una patita di Springsteen, avevo paura che non mi piacesse. Ho un gran bel ricordo di quella presentazione, anche la dedica che mi fatto mi è piaciuta molto: A Latte una delle cinque persone del Nikita. E poi la firma, nome e cognome. (Poi invece l’ho letto e si legge benissimo anche da non Springsteeniane). Mi ha ispirato simpatia dal primo istante, non so spiegare perché, e sì che mi sono beccata anche una botta di signora ché non ero ancora abituata, non ne avevo ancora 40, mancava poco ma avevo ancora il mio bel 3 davanti e niente, mi sono presa il mio signora e invece di rimanerci male mi veniva da ridere e pensavo: eh sì hai sette anni meno dei miei, l’età di mio fratello. Signora mi sta giusto anche da un punto di vista linguistico. Quel pomeriggio eravamo in pochi, cinque appunto. Giovedì scorso alla Feltrinelli eravamo in tanti, hanno messo giù anche delle sedie in più, che non ci stavamo.
Venerdì non mi ero portata il gavetto, sono andata al bar a comprarmi un panino. Dieci minuti buoni di fila, c’era mezzo ospedale in coda. Mentre aspettavo il mio turno per fare lo scontrino mi sono messa a ripensare alla presentazione, ai suoi romanzi, facevo anche una mia classifica, cosa difficile, ci sono tanti pari merito. Poi pensavo che il personaggio di Felice del nuovo romanzo mi piace molto, è fatto realmente bene. È vero (non verosimile). È realmente una donna. Io sono un po’ una scassa ca@@i sui personaggi femminili scritti da uomini. La maggior parte delle volte a me sembra che si veda lontano mezzo miglio che quella non è una donna, è quello che un uomo vede di una donna. Ci sono eccezioni naturalmente e poi, a pensarci con calma ci sono almeno due grosse limitazioni a quello che ho scritto: la mia testa e che cosa ho letto io. Rimane sempre il fatto che per me è difficile che ci sia una donna vera come eroina. Tra gli autori miei coetanei (sempre che ho letto, sempre secondo la mia testa e bon ora non lo metto più, perché mi sembra di essere stata abbastanza chiara su questo punto) mi ha stupito molto la protagonista di Stabat Mater. Ecco quella è realmente una donna, io non so come ci sia riuscito ma ha fatto un gran bel lavoro. In quelle pagine non c’è la descrizione di una donna, il racconto di una donna, lì c’è una donna. Un altro libro che mi ha stupito tantissimo, e cambio nazionalità e secolo, è stato La signorina Else. Anche lì l’autore era diventato donna per scrivere così. È una sensazione stranissima, non so se anche un lettore uomo capita di sentire delle differenze così profonde tra quello che a me sembra una donna vista, filtrata da una testa maschile e una donna punto.
Beh per finirla con ‘sta storia dei biscotti, che come al solito mi son persa via per strada, poi, quando è arrivato il mio turno, ho detto: un panino con la frittata e un pacco di Gocciole. (Però se non avete letto Despero non si capisce niente lo stesso e allora se non avete ancora letto Despero, oltre a consigliarvi di leggerlo, se siete arrivati fin qua leggete anche il commento)
martedì 19 ottobre 2010
una voce molto ma molto bella
È da venerdì che ho nelle orecchie la voce di Eros Pagni. È una voce che mi piace molto. La trovo una delle più belle voci maschili che ho mai ascoltato. La sua mi è già capitato di ascoltarla più volte. Dal vivo è ancora meglio che dalla televisione, dalla radio penso di non averla mai sentita. ‘Sta sera mi è venuto in mente che mi piacerebbe fare un esperimento ché in un romanzo ho trovato una teoria che mi è sembrata vera. Sempre ammesso che abbia capito quello che ho letto. Però se la metto così poi non scrivo più il post quindi fingo di aver capito, se non fosse così amen, tanto ognuno è libero di capire quello che capisce quando legge, non c’è un test da fare alla fine del libro (che immagine orribile quella del test nell’ultima pagina del libro). Dovrei sperimentare, mi sto dicendo, ma come posso farlo? Posso mica pedinarlo e chiedergli: mi scusi vorrei fare un esperimento, è un po’ una deformazione professionale la mia, però non sono pericolosa, cioè non mi sembra. Ecco io sono convinta che una cosa bella non può essere detta da una voce brutta, a me sembra che la cosa bella detta da una voce brutta non possa più essere bella, sia un po’ come rovinata da quella voce, mi sembra quasi che se la voce non rispetta la bellezza della cosa la renda brutta e così mi chiedevo se è vero anche il contrario. Sul contrario non sono sicura, è per questo che l’ho fermata. Avrei bisogno di un favore, vuole partecipare alla mia ricerca? Potrebbe dire delle cose brutte che vorrei sentire come suonano dette da lei? Se suonano belle, allora funziona anche il viceversa di una certa teoria, se no mi sa che è valida solo in una direzione. Dall’altro verso sono sicura che è così, ho già fatto tanti esperimenti.
In una voce ci sono già un sacco di cose. Nel suono di una voce, ci sono già tutte le cose che quella voce può dire. Non solo. Una voce, se è brutta, non può dire niente di bello. Una cosa bella detta da una voce brutta, mai successo. E viceversa. (Bassotuba non c’è P. Nori)
In una voce ci sono già un sacco di cose. Nel suono di una voce, ci sono già tutte le cose che quella voce può dire. Non solo. Una voce, se è brutta, non può dire niente di bello. Una cosa bella detta da una voce brutta, mai successo. E viceversa. (Bassotuba non c’è P. Nori)
giovedì 14 ottobre 2010
come è possibile?
C’è un autore che ho scoperto per caso pescando tra i libri di mia mamma, si chiama Shalom Aleichem (poi in realtà si trova scritto anche in maniera differente, dipende della casa editrice che lo pubblica ché a passare da un alfabeto a un altro mi sono fatta l’idea che ognuno faccia quello che preferisce, e va benissimo così, a me basta che traducano poi possono cambiare lettere del suo nome come più preferiscono, mica è un problema). Dicevo che c’è questo autore e io avevo visto che doveva uscire la traduzione di un libro che non ho ancora letto e dal momento che quelli che ho letto mi sono piaciuti stavo particolarmente attenta. Poi ieri ho trovato un sito dove si può scaricare il pdf dell’intero libro. A me non piace leggere cose lunghe stando al computer così sono indecisa se stamparmelo, ma sono 254 pagine. C’era anche la possibilità di comprarlo, ho cliccato e ho visto che se lo ordino da loro sono 9 euro, se lo prendo da ilmiolibro sono 12, se invece lo prendo dalla feltrinelli sono 16.50. Ma come è possibile?
(p.s. se volete andare è qua, se non avete mai letto niente di suo a me La storia di Tewje il lattivendolo e Racconti della Shtetl. Scene di vita ebraica in un’Europa scomparsa sono piaciuti molto, per quel che vale, ve li consiglio).
(p.s. se volete andare è qua, se non avete mai letto niente di suo a me La storia di Tewje il lattivendolo e Racconti della Shtetl. Scene di vita ebraica in un’Europa scomparsa sono piaciuti molto, per quel che vale, ve li consiglio).
lunedì 11 ottobre 2010
darsi del tu e sorridersi da lontano
Le anime hanno un loro modo particolar d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni loro propri e loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l’impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E ogni qualvolta due che comunichino fra lor così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d’ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata l’angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.
(Il fu Mattia Pascal Luigi Pirandello)
(Il fu Mattia Pascal Luigi Pirandello)
venerdì 8 ottobre 2010
gatto bianco

Stavo cercando di far ordine sulla scrivania del mio computer (cercando di compiere un’impresa eroica sarebbe meglio). Buttavo nel cestino cose scaricate e lette ma che non voglio conservare, mettevo nei posti giusti quello che magari mi può venir voglia di rileggere, facevo una cartellina con i programmi vari: teatro, cinema in lingua originale… I film in lingua originale mi sarebbero tanto utili, che poi sarebbero film in inglese quelli che ho segnato ad eccezione di uno che è in spagnolo. Se si tolgono pochi termini scientifici io, in inglese, ho un vocabolario scarsissimo, non che quello italiano sia vasto ma va già un po' meglio. Ogni volta parto con i miei buoni propositi e poi addio propositi, ci rivediamo con l’anno nuovo, forse. Quando ero in Croazia ho provato a far conservazione con una collega tedesca e cippa che riuscivo a risponderle su come stavano i finanziamenti della ricerca in Italia, avrò detto un quinto o forse meno di quello che volevo, è tremendo provare a tenere un ritmo non bradipesco se ti mancano le parole. Si sviluppa la fantasia però, ho fatto dei giri di parole lunghissimi e i giri lunghissimi son già pericolosi quando li faccio nella mia lingua, in una lingua che non conosco sono pienissimi di insidie. Ma io so già come andrà a finire anche questa volta con i miei buoni propositi sull’andar a vedere film in inglese, ché io posso anche confidare sulla mia amica C. ma mi sa che mi tirerà di quei pacchi ma di quei pacchi che quasi quasi conservo le scatole che poi quelle vengon sempre utili. Uno me lo ha già tirato, ho appena controllato: 8/10 cinema Corallo 15.30-18.00-21.15, Whatever Works -Basta che funzioni di Woody Allen con Larry David, Adam Brooks, Evan Rachel Wood Commedia, U.S.A., Francia, 2009, 92'. È lì, bello sottolineato, tanto vale che lo tolga dall’elenco e non perché ci sia andata oggi. Ero lì che mettevo ordine e ho ritrovato quest’immagine e non mi ricordo mica più dove l’avevo trovata, era un posto dove c’erano queste foto di opere fatte utilizzando libri, disponendoli in maniera strana, dipingendo sui dorsi e a me questo gatto era piaciuto molto. Questo lo tengo, lo metto con le foto di Cato, così si fanno compagnia.
domenica 3 ottobre 2010
mi ha conquistato subito
Ieri sono andata a sentire la presentazione di Non è un paese per vecchie. Volevo dare un viso ma soprattutto una voce alla Lipperini. ‘Sta cosa di dare un viso e una voce è una cosa un po’ pericolosa se si è fatti come son fatta io, perché quando ti piace leggere qualcuno e poi decidi che vuoi dare a quelle parole una voce e un volto non sai a priori quello che troverai e così può succedere che trovi qualcosa che ti piace e leggi ancora più volentieri, ma può anche succedere che trovi qualcosa che proprio non ti va e poi fai fatica a dividere quello che leggi da quello che hai visto. Con la Lipperini è andata bene. Quello che più mi ha colpito è il suo sorriso. Pur essendo una che sorride parecchio per i miei gusti ha un gran bel sorriso. Ha un sorriso che non è un sorriso invadente, sfacciato, la Lipperini ha un sorriso che scalda, secondo me. A presentare Non è un paese per vecchie c’erano anche altre due donne, una aveva una runsa tale che facevo fatica a guardarla. Mi urtava da matti. C’è niente da fare, io alla presunzione e all’arroganza sono allergica. Non dico che questa donna sia realmente così, ci mancherebbe, non la conosco come potrei dire una cosa del genere, però quello è quello che mi arrivava: una runsa ma una tale runsa che quando parlava, per riuscire a ascoltarla, dovevo guardare da un’altra parte e anche così avevo le mie difficoltà. L’altra donna invece mi ha conquistato subito. Si chiama Silvia Neonato. Mi piace tutto di quella donna: le idee, la voce, gli occhi, il modo di muovere le mani, le mani. E anche qua ci sarebbe da dirsi che non la conosco, che non posso dire che mi piace tutto di lei. Posso anche dirmelo che non posso, ma rimane il fatto che era così. Tutto quello che mi arrivava mi piaceva, tutto quello che vedevo mi piaceva, il suo saper ascoltare mi piaceva, molto.
Ci stavo ripensando prima mentre stiravo e mi sono venute in mente delle righe molto belle che un po' (forse) raccontano qualcosa di simile a quello che mi è successo ieri. Ci ho messo un po’ a ritrovarle, stranamente non le avevo segnate. Ho iniziato dalla prima pagina, sono metodica se voglio e dato che ci sono non mi fermo lì, a quel punto, a pagina 55, me lo rileggo tutto. Gran bel libro. Molto bello anche alla terza lettura.
Ci stavo ripensando prima mentre stiravo e mi sono venute in mente delle righe molto belle che un po' (forse) raccontano qualcosa di simile a quello che mi è successo ieri. Ci ho messo un po’ a ritrovarle, stranamente non le avevo segnate. Ho iniziato dalla prima pagina, sono metodica se voglio e dato che ci sono non mi fermo lì, a quel punto, a pagina 55, me lo rileggo tutto. Gran bel libro. Molto bello anche alla terza lettura.
sabato 2 ottobre 2010
sarà l'età
In questi giorni sto leggendo Il fu Mattia Pascal e ieri sera mi sono ritrovata a pensare: ma guarda, chi l’avrebbe mai detto che è così bello. Che regalo che mi ha fatto la Fiorellino.
La Fiorellino di nome in realtà fa Margherita, era la mia prof d’italiano del triennio, al liceo. Lei è riuscita a rovinare qualsiasi cosa mi dava da leggere in quegli anni. Succedeva l’opposto di quello che succedeva con la prof di tedesco, quando quella di tedesco ci dava dei brani da leggere poi a me veniva voglia di leggere tutto il libro, mattoni inclusi. Quando quella d’italiano ci dava qualcosa da leggere il mio primo pensiero era dove potevo trovare un riassunto e limitare le pagine lette al minimo sindacabile. A volta ci riuscivo, a volte ero a rischio d’integrazione e non rischiavo, leggevo ma sbuffando e contando quante pagine mancavano alla fine. Così poi è successo che quando da grandina ho ripreso in mano dei libri che la Fiorellino mi aveva già cercato di mettere in mano capitava che pensassi: ma guarda che cosa mi ha rovinato quella donna. Calvino per esempio. Qualche anno fa mi sono riletta Calvino e ero piena di questi pensieri. Mi montava, a distanza di anni, ‘sto risentimento per questa donna. Un risentimento esagerato e a essere sincera anche ingiustificato ché buona parte dell’errore era stato mio e mio soltanto. Ora invece, sarà l’età che fa ‘sti scherzi, mi dicevo, ma ora invece son qua che me lo godo Il fu Mattia Pascal son qua che mi dico che è un gran regalo quello che mi ha fatto perché magari non lo trovavo così bello ora, se già sapevo che era bello ora io non me lo godevo così.
La Fiorellino di nome in realtà fa Margherita, era la mia prof d’italiano del triennio, al liceo. Lei è riuscita a rovinare qualsiasi cosa mi dava da leggere in quegli anni. Succedeva l’opposto di quello che succedeva con la prof di tedesco, quando quella di tedesco ci dava dei brani da leggere poi a me veniva voglia di leggere tutto il libro, mattoni inclusi. Quando quella d’italiano ci dava qualcosa da leggere il mio primo pensiero era dove potevo trovare un riassunto e limitare le pagine lette al minimo sindacabile. A volta ci riuscivo, a volte ero a rischio d’integrazione e non rischiavo, leggevo ma sbuffando e contando quante pagine mancavano alla fine. Così poi è successo che quando da grandina ho ripreso in mano dei libri che la Fiorellino mi aveva già cercato di mettere in mano capitava che pensassi: ma guarda che cosa mi ha rovinato quella donna. Calvino per esempio. Qualche anno fa mi sono riletta Calvino e ero piena di questi pensieri. Mi montava, a distanza di anni, ‘sto risentimento per questa donna. Un risentimento esagerato e a essere sincera anche ingiustificato ché buona parte dell’errore era stato mio e mio soltanto. Ora invece, sarà l’età che fa ‘sti scherzi, mi dicevo, ma ora invece son qua che me lo godo Il fu Mattia Pascal son qua che mi dico che è un gran regalo quello che mi ha fatto perché magari non lo trovavo così bello ora, se già sapevo che era bello ora io non me lo godevo così.
mercoledì 29 settembre 2010
non il gavetto
Cose che avevo in borsa ‘sta mattina verso le dieci, cioè non appena uscita di casa ma dopo essermi trasformata in una DHL vivente:
- portafoglio
- sigarette e accendino
- due mazzi di chiavi (casa e lavoro)
- un fazzoletto da naso (di stoffa, lo so non li usa più nessuno ma a me piacciono e il trovo decisamente migliori di quelli di carta)
- telefonino (quasi scarico, infatti alle 12 mi ha detto: ciao belina, dovevi ricaricarmi)
- un sacchetto con dentro un gavetto (ricotta e un pomodoro) e uno yogurt (in laboratorio c’era la scorta di Michetti, ché senza pane non si può mangiare)
- un libro
- una biro e una matita
- un sacchetto con sei provette, ognuna conteneva una bulk NK (delle cellule che cerco di studiare, non da sola è un lavoro di gruppo)
- un sacchetto contenente quattro provettine di sangue
- fogli di accompagnamento dei vari campioni
Ero sull’autobus per andare al lavoro, anche se a essere sincera io considero lavoro pure andare a prendere i campioni ma lasciamo perdere questo mio personalissimo punto di vista per il momento ché non è importante al fine del racconto, quando mi è venuto in mente: e se si apre qualcosa i sacchetti terranno? Ho messo in salvo il libro. L’ho tolto dalla mia Mary Poppins borsa e anche se non mancavano molte fermate mi sentivo meglio con il libro in mano. Non il gavetto. Il libro.
- portafoglio
- sigarette e accendino
- due mazzi di chiavi (casa e lavoro)
- un fazzoletto da naso (di stoffa, lo so non li usa più nessuno ma a me piacciono e il trovo decisamente migliori di quelli di carta)
- telefonino (quasi scarico, infatti alle 12 mi ha detto: ciao belina, dovevi ricaricarmi)
- un sacchetto con dentro un gavetto (ricotta e un pomodoro) e uno yogurt (in laboratorio c’era la scorta di Michetti, ché senza pane non si può mangiare)
- un libro
- una biro e una matita
- un sacchetto con sei provette, ognuna conteneva una bulk NK (delle cellule che cerco di studiare, non da sola è un lavoro di gruppo)
- un sacchetto contenente quattro provettine di sangue
- fogli di accompagnamento dei vari campioni
Ero sull’autobus per andare al lavoro, anche se a essere sincera io considero lavoro pure andare a prendere i campioni ma lasciamo perdere questo mio personalissimo punto di vista per il momento ché non è importante al fine del racconto, quando mi è venuto in mente: e se si apre qualcosa i sacchetti terranno? Ho messo in salvo il libro. L’ho tolto dalla mia Mary Poppins borsa e anche se non mancavano molte fermate mi sentivo meglio con il libro in mano. Non il gavetto. Il libro.
domenica 26 settembre 2010
un gran bene
Ci son dei fine settimana che mi tratto proprio bene, faccio le cose che mi piace fare (come leggere o mangiare) e magari riesco anche a incastrare cose che non mi piacciono tanto ma che se poi non le faccio inizio male la settimana (come lavar i panni o pulire i pavimenti)
Sabato: Operette ipotetiche + porcini e polenta
Domenica: L’amore non si dice + spezzatino con carote e patate
‘sta volta mi sono voluta un gran bene. Mi sono anche regalata: un profumo, un paio di scarpe e cinque libri :D, inizierò la settimana nel migliore dei modi possibili.
Sabato: Operette ipotetiche + porcini e polenta
Domenica: L’amore non si dice + spezzatino con carote e patate
‘sta volta mi sono voluta un gran bene. Mi sono anche regalata: un profumo, un paio di scarpe e cinque libri :D, inizierò la settimana nel migliore dei modi possibili.
domenica 22 agosto 2010
tormentato e sedotto
In fondo esiste solo quel che ci ha tormentato e quel che ci tormenta, esiste soltanto quel che ci tormenta in continuazione (per noi); quel che ci ha sedotto, chi ci ha sedotto… tutto il resto, chiunque altro, per noi, non è mai esistito… nessuno che mi non mi abbia tormentato e sedotto almeno una volta… Quanto più grande è il tormento inflittomi (da quella persona) tanto maggiore ecc…
Amras Thomas Bernhard pag. 60-61
Amras Thomas Bernhard pag. 60-61
la passeggiata di una passeggiata
//passeggiavo e mi illudevo di passeggiare… non ero più in grado di fare una passeggiata, mi ero illuso di aver fatto una passeggiata a Wilten, mi ero illuso tutto il pomeriggio, tutta la mia miseria, tutta la nostra miseria non era che una mia illusione… era come se dentro di me mi fossi comportato con me stesso, nei confronti di me stesso, come in un cattivo romanzo… poiché l’illusione di una passeggiata non è una passeggiata, pur essendo una passeggiata… è una passeggiata solo in apparenza, la passeggiata di una passeggiata… io dunque m’ero illuso di aver fatto la mia passeggiata, vale a dire quella illusoria passeggiata di una passeggiata, che non era una passeggiata,
Amras Thomas Bernhard pag. 48
Amras Thomas Bernhard pag. 48
domenica 15 agosto 2010
strana malattia
Ho una strana malattia che si manifesta in maniera curiosa: quando entro in libreria le estremità degli arti superiori diventano appiccicose. Può essere imbarazzante, capita di incontrare qualcuno che conosco e devo star attenta a non abbracciare. Va beh, son cose che succedono, pare, e poi non hanno ancora trovato una cura quindi me ne faccio una ragione. È l’unica possibilità che ho.
L’altro giorno mi è rimasto attaccato alla mano un libro, aveva un titolo molto bello* anche la quarta era molto bella**. Ora è lì sul comodino, ogni tanto ne leggo delle pagine, trovo frasi interessanti.
- La cosa più terribile è quando individui piatti e insignificanti si accompagnano a esaltati.
- Certi libri sembrano scritti non perché da essi si impari qualcosa, ma perché si sappia che l’autore sapeva qualcosa.
- Nessuno parlerebbe molto in società se sapesse quante volte fraintende gli altri.
* Gli errori rendono amabili (massime e riflessioni di J.W. Goethe),
** Bisogna pagar cari i propri errori, se si vuole liberarsene.
L’altro giorno mi è rimasto attaccato alla mano un libro, aveva un titolo molto bello* anche la quarta era molto bella**. Ora è lì sul comodino, ogni tanto ne leggo delle pagine, trovo frasi interessanti.
- La cosa più terribile è quando individui piatti e insignificanti si accompagnano a esaltati.
- Certi libri sembrano scritti non perché da essi si impari qualcosa, ma perché si sappia che l’autore sapeva qualcosa.
- Nessuno parlerebbe molto in società se sapesse quante volte fraintende gli altri.
* Gli errori rendono amabili (massime e riflessioni di J.W. Goethe),
** Bisogna pagar cari i propri errori, se si vuole liberarsene.
mercoledì 11 agosto 2010
attivare il potere delle parole
Tutti i lettori dovrebbero copiare i testi che amano: non c’è niente di meglio per capire cosa li rende degni di ammirazione. Una lettura troppo veloce non permette di scoprire cosa si nasconde dietro questa semplicità. /…/ Ricopiare significa attivare il potere delle parole.
Il viaggio d’inverno Amelie Nothomb p. 36-37, p.92.
(con un libro intero, dalla prima all’ultima parola, non ho mai provato ma frasi o pagine sì. Fatto, tante volte.)
Il viaggio d’inverno Amelie Nothomb p. 36-37, p.92.
(con un libro intero, dalla prima all’ultima parola, non ho mai provato ma frasi o pagine sì. Fatto, tante volte.)
sabato 7 agosto 2010
è un po' vero
Quando mi calano gli zuccheri, mi innervosisco, e poi mangiare è come fare l’amore e mette allegria.
Ma quale amore Valeria Parrella pag. 30
Ma quale amore Valeria Parrella pag. 30
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