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mercoledì 1 dicembre 2010

bucato



il bucato di fine giornata

martedì 5 ottobre 2010

contro il sonno?



Dal momento che oggi mi sono arrabbiata per ben due volte sul lavoro, dal momento che in questo periodo sto passando in laboratorio più ore dell’orologio, dal momento che alle sei e cinquanta, proprio prima di uscire ero piegata in due dalla colite, che io so benissimo essere da nervoso perché la conosco la colite bastarda, dal momento che arrivata a Brignole a sentire tutti quei clacson che suonavano mi sarei messa a urlare: ma cazzo suonate ché è così tutte le volte che c’è il salone nautico, fatevene una ragione o andatevene a piedi, ecco, considerando tutti questi dal momento che, mentre cerco di parlare con la parte di me ancora rimasta sana per convincermi che un lavoro è un lavoro, che può anche essere bello, interessante, può anche essere che si ha la fortuna di fare il lavoro che si è scelto ma che senza ombra di dubbio alcuno un lavoro rimane sempre comunque un lavoro, mentre cerco di trovare questo punto d’ascolto con me stessa sono entrata nella prima erboristeria incontrata in via San Vincenzo e ho comprato della passiflora (= buttato via undici euro per un concentrato liquido molto amaro).

‘sta sera pizza ché se mi mettevo ai fornelli veniva sicuramente male anche l’uovo al tegamino e poi passiflora e poi ancora caffé. Ora passo dal quel sito là che dovrebbe aver tutto di tutto per cercare una foto della passiflora incarnata, volevo essere precisa e di passiflora ne esistono di differenti, passo da lì e leggo che le sue foglie, quelle della passiflora, sono ricche di flavonoidi e curarine ricche di proprietà sedativa e antispadmodica. E anche che la passiflora è indicata contro la tachicardia, l'ansia e il sonno. Contro il sonno? E mi torna il buon umore (quasi).

mercoledì 29 settembre 2010

non il gavetto

Cose che avevo in borsa ‘sta mattina verso le dieci, cioè non appena uscita di casa ma dopo essermi trasformata in una DHL vivente:
- portafoglio
- sigarette e accendino
- due mazzi di chiavi (casa e lavoro)
- un fazzoletto da naso (di stoffa, lo so non li usa più nessuno ma a me piacciono e il trovo decisamente migliori di quelli di carta)
- telefonino (quasi scarico, infatti alle 12 mi ha detto: ciao belina, dovevi ricaricarmi)
- un sacchetto con dentro un gavetto (ricotta e un pomodoro) e uno yogurt (in laboratorio c’era la scorta di Michetti, ché senza pane non si può mangiare)
- un libro
- una biro e una matita
- un sacchetto con sei provette, ognuna conteneva una bulk NK (delle cellule che cerco di studiare, non da sola è un lavoro di gruppo)
- un sacchetto contenente quattro provettine di sangue
- fogli di accompagnamento dei vari campioni

Ero sull’autobus per andare al lavoro, anche se a essere sincera io considero lavoro pure andare a prendere i campioni ma lasciamo perdere questo mio personalissimo punto di vista per il momento ché non è importante al fine del racconto, quando mi è venuto in mente: e se si apre qualcosa i sacchetti terranno? Ho messo in salvo il libro. L’ho tolto dalla mia Mary Poppins borsa e anche se non mancavano molte fermate mi sentivo meglio con il libro in mano. Non il gavetto. Il libro.

lunedì 27 settembre 2010

i difetti del normale

Il normale è un buon equilibrio di difetti.

Sentito oggi a un seminario sugli SNP (Polimorfismo di Singoli Nucleotidi), secondo me fa pensare, non mi sembra una brutta definizione anche perché: che cosa è il normale?

giovedì 23 settembre 2010

Dubrovnik-Cavtat (6)


Una volta imbarcata sono andata su, al piano più alto (si chiamano piani quelli delle navi? forse sono livelli, mi sa che son ponti, sì mi sa che son ponti), e son andata su un po’ per vedere meglio, un po’ perché speravo che ci fosse una bava d’aria ché avevo caldo e furbescamente ero vestita di nero. So essere una volpe quando m’impegno. Va bene che il nero smagra però dovrei anche tener conto del periodo dell’anno, almeno penso sarebbe furbo farlo. Comunque, tornando alla gita-tutti-insieme, quando arrivi a Dubrovnik dal mare e vedi le mura dal mare, quello è un gran bel vedere. Una volta sbarcata la mandria è stata suddivisa in gruppetti di circa 40 persone e ogni gruppo aveva una guida. La nostra guida era simpatica e naturalmente io ne ho fatto subito una delle mie così poi son diventata la macchietta del gruppo. Già alla seconda tappa ci eravamo dimezzati, lei poverina c’era rimasta male e così ha detto: mi sa che quello che sto raccontando non è interessante, vi sto perdendo. Ne ho già persi metà. A me dispiaceva e così ho risposto, ma a bassa voce e poi in italiano, me non mi perde, a me interessa. Lei ha sorriso, ha tradotto, così gli altri mi hanno guardato e memorizzato per bene e da quel momento se io mi allontanavo un attimo per fare una foto lei smetteva di parlare e diceva: Where is the italian lady? E giù che gli altri iniziavano a fissarmi e sentivo gli occhi nella schiena e poi mi facevano segni come di tornare nel gruppo (ché a una gita-tutti-insieme poi mica andare a fare le foto e poi ritornare nel gruppo a tuo piacimento). Tra me e un tedesco è anche iniziata una specie di gara a chi rispondeva alle domande della guida. Pareggio. Lei cercava di mettercela tutta per farci interessare. Io di solito non faccio gite guidate, l’ultima risale a due anni fa che siamo stati a fare il giro del ducale, qui a Genova, ché vivo qua dall’88 e non avevo ancora visto le prigioni. Non sono esperta di gite con guida ma a me piaceva star lì a sentire. Mi pareva di aver il lavoro più facile, non dovevo prender la guida, che poi è la guida dei miei, io in Croazia non ci ero mai stata così quando ero stata da loro per il compleanno di mia nonna l’avevo presa su. Iugoslavia c’è scritto sulla copertina. Dicevo, che mi sembrava di aver il lavoro più semplice, che non dovevo cercare la pagina, leggere, guardare, mettere la guida nella borsa, tirai fuori la macchina, rimettere la macchina nella custodia riprendere la guida, cercare di nuovo il segno. Però, ad essere sincera, c’erano anche delle cose un po’ così-così: anche usando tutta la mia buona volontà, ma tutta tutta eh, i miei occhi e il mio cuore non potevano proprio vedere la torre dell’orologio di Dubrovnik uguale a quella di piazza S. Marco. Una campana e due (pseudo) mori non è sufficiente, quelle due torri non sono uguali.
Dopo averci portato un po’ in giro ha dichiarato la parte guidata finita ci ha fatto vedere dove sarebbero arrivati gli autobus per riportarci all’hotel e… e quindi liberi tutti per un’ora. Son finita con tre italiani, due spagnoli e un’americana in un bar, a bere una birra. All’aperto, all’ombra. Sull’autobus mentre tornavamo indietro si vedeva questa palla arancione che scendeva sul mare, sembrava fin finta da tanto arancione che era. Mi sembrava un colore così forte, così innaturale che, se invece di vederlo con i miei occhi dal vivo lo avessi visto, sempre con i miei occhi, ma in foto avrei pensato: guarda come hanno ritoccato male i colori.

mercoledì 22 settembre 2010

Dubrovnik-Cavtat (5)



calcio e alta marea
o
pallanuoto e bassa marea?

martedì 21 settembre 2010

Dubrovnik-Cavtat (4)




Lunedì pomeriggio era libero da ogni impegno congressuale e così hanno pensato di organizzarci una gita in barca a Dubrovnik, tutti insieme. Caricarci tutti, dividerci in gruppi e ricaricarci tutti per tornare indietro. Io quando ho visto che c’era la gita-tutti-insieme mica l’ho segnata, ho barrato l’iscrizione e la gita non l’ho barrata, poi ho messo i dati della mia carta (ché i rimborsi li fanno solo quando porti tutto, certificati di presenza, biglietto aereo ecc...). Questo a febbraio. Poi è saltato tutto e poi ancora, dopo un giro di mail, hanno trovato la nuova data e l’iscrizione la tenevano valida quindi non son stata lì a farmi ridare i soldi e poi a iscrivermi di nuovo e su quella pagina del sito non sono più tornata e la gita me la ero proprio dimenticata. Domenica sera ho scoperto che io ero tra le pochissime persone che non avevan barrato la gita. Stiam sempre insieme pensavo, siam chiusi nello stesso albergo, facciamo colazione tra noi, andiamo a sentire le presentazioni tra noi, pranziamo tra noi, riandiamo a sentire le presentazioni tra noi, ceniamo tra noi, anche la gita-tutti-insieme mi sembra esagerato. Poi però mi son detta: non fare l’animale asociale, vai alla gita-tutti-insieme che a star da sola hai sempre tempo, così lunedì prima di andare a pranzo l’ho comprata. Quella dell’organizzazione mi ha detto che poteva farmi una seconda ricevuta con il logo del congresso e mi ha chiesto: a chi devo intestare la ricevuta? Io le ho risposto: va bene così, la pago io, non chiedo i soldi della gita all’ospedale. C'è venuto da ridere, mi ha chiesto da dove venivo, le ho risposto e bon me sono andata a mangiare con in borsa il mio bigliettino per la gita-tutti-insieme.
La gita-tutti-inseme era bella, mi son dovuta ricredere. Mi son divertita alla gita-tutti-insieme, ho fatto bene a non fare l’animale asociale anche se inizialmente dentro la testa sentivo una voce che mi diceva: prenderti un autobus per conto tuo e vedere quello che vuoi no vero? Così quando eravamo lì, tutti-insieme, davanti all’albergo e poi uno ha alzato la mano e noi tutti-insieme ci siamo incamminati verso il porto a me è scappato a bassa voce un: Alé, andiamo, la mandria si muove. A mio fianco c’era JT (le iniziali le metto per C. e Apez che se passano da qua capiscono chi è) e mi ha sorriso. È la seconda volta che mi pare che capisca l’italiano, devo star attenta che io se non vedo italiani in giro son sicura di non essere capita e parlo tra me e me a bassa voce e invece mi sa proprio che il sosia inglese di Mick Jagger vecchio sappia l’italiano. Quando la mandria è arrivata in paese, anch’io ero lì in docile fila e ho visto una nave, tipo nave dei pirati. Ma guarda che bella che è ‘sta nave dei pirati pensavo, sarà un po' finta ma è bella. Poi ho capito che era la nostra, che stava aspettando noi, ci avrebbero imbarcato nella nave dei pirati e portati a Dubrovnik con quella.
(gita-tutti-insieme continua)

domenica 19 settembre 2010

Dubrovnik-Cavtat (3)

Il giorno di domenica è stato intenso (che brutta parola intenso). Metto anche gli orari così poi non vi fate l’idea che sia stata solo al mare anche se al mare ci sono andata ma non durante il congresso, ci sono andata mercoledì che avevamo il volo alle cinque quindi fino alle tre eravamo liberi di far tutto quello che volevamo, ché il congresso era finito martedì sera con tanto di cena e balli. Allora gli orari di domenica erano 8.30-10.30, 11.00-13.00, 14.30-16.30, 17.00-19.00 e 21.00-23.30. Proprio così anche 21.00-23.00, quello era il tempo che, chi aveva il poster con il numero dispari doveva stare davanti al poster per rispondere alle domande, sempre ammesso che qualcuno lo leggesse, fosse interessato e gli facesse delle domande. Il mio poster era il numero 251. Quindi io dalle 21.15 (ho sforato di un po’) alle 22.45 (ho tagliato un po’) sono stata davanti al mio poster e l’hanno letto in tanti e qualcuno mi ha anche fatto delle domande e sono anche riuscita a rispondere che vuol anche dire che sono riuscita capire le domande (cosa fondamentale per rispondere, una cosa che a volte si dimentica quindi la metto: per avere una anche minima possibilità di rispondere bisogna capire che cosa ti stanno chiedendo). Le domande me le hanno fatte due che lavorano insieme in un ospedale olandese, una del Bambin Gesù (RM), uno che non si è presentato, dall’accento era americano, molto simpatico e molto bello, anche, tant’è che quando è arrivato mi son chiesta: sì che siamo più di trecento ma tu dove ti nascondevi che io in sala non ti ho mai visto? La media degli immunologi è bassina e vi assicuro che meritava, aveva anche il femore abbastanza lungo che io per i femori lunghi ho un debole. E le mie amiche lo sanno e mi prendono in giro per questa casa. Fanno bene, è così, si dice altezza mezza bellezza ma secondo me è il femore che è importante ché se uno/una è alto ma ha la gamba corta non è mica la stessa cosa. Comunque son contenta di come me la sono cavata lì davanti al mio poster a discutere i risultati. Vi interessa sapere il colore del mio poster? Per chi è interessato lo sfondo era azzurro. E poi il giorno dopo mi sono fermata a parlare con Mario Capitello e eravamo solo noi due e mi ha detto che mi trovava bene, che non era solo che ero in forma era anche che era più sorridente del solito e io sono stata contenta anche di quello che sono cinque anni che lavoro a questa cosa qua: trovare il lato positivo alle cose che capitano, ogni sera mettermi lì a pensare che cosa di bello mi è capitato nella giornata, e cercare di non immusonirmi, di non crogiolarmi sulle cose che non vanno. Son state soddisfazioni.

venerdì 17 settembre 2010

Dubrovnik - Cavtat (2)



Poi, dopo la passeggiata, siamo andati a mangiare. Prima di iniziare la cena ci hanno portato un bicchierino di un superalcolico (il nome non me lo ricordo, loro hanno detto che in italiano era grappa ma per me non è mica vero, la gradazione era quella della grappa ma non era rotonda come una grappa era spigolosa, buona, molto buona ma spigolosa). Ecco, questa cosa qui di bere un bicchierino sui quaranta gradi, a stomaco vuoto, subito prima di cenare è una cosa che mi ha messo l’animo e il corpo nello spirito giusto per godermi la serata. Quella è stata una cosa che mi ha reso i Croati molto simpatici fin dalla prima sera.

giovedì 16 settembre 2010

Dubrovnik - Cavtat (1)



Siam partiti in cinque da Genova e i voli, avevamo scalo a Monaco, sono andati bene. Anche i trasporti bagagli son andati bene. Io e Massimo avevamo la valigia da imbarcare, io perché sono una tonna e avevo un liquido che superava i 100 ml, Massimo perché aveva la valigia grande (e poi dicono che sono le donne che si portano la casa appresso quando si muovono). Gli altri tre ci hanno gufato tutto il viaggio d’andata, raccontato tutti gli smarrimenti bagagli possibili e immaginabili, però poi noi a Dubrovnik la nostra valigia l’abbiamo trovata e oltre a ritrovare le nostre valigie abbiamo trovato anche un signore con un cartello, Genoa c’era scritto sul cartello, e ci ha caricato e portato in albergo a Cavtat. In camera ho cercato di chiamare Daniele per dirgli che ero arrivata ma il mio telefonino si era arrabbiato del cambio di nazione. Comparivano due rettangoli con gli angoli smussati e delle frecce che andavano da un rettangolo all’altro. Quando sono scomparsi e apparsa una scritta: Afghanistan, e non scompariva più. Ho tolto la pila, l’ho rimessa e finalmente sono riuscita nel mio intento.
Il congresso iniziava nel primo pomeriggio del giorno dopo, e dal momento che erano le cinque ci siamo fatti una passeggiata lungo la costa. Si stava molto bene anche se poi si è messo un po' a piovere e poi dopo ancora si è alzato anche un po' di vento. Ma si stava bene, io stavo bene. E anche se non si dovrebbe dire perché eravamo lì per il congresso, anche se non sta bene dirlo io lo dico lo stesso: a me sembrava di essere un po' in vacanza.

martedì 7 settembre 2010

“La casetta della rumenta”



Ho deciso di mostrarvi il mio posto di lavoro. Inizio con questa.
(secondo me lo zio Sigmund, partendo da questa mia scelta, ci farebbe un trattato)

mercoledì 7 luglio 2010

preoccupata

'sta sera cercavo di aprire il portone sotto casa con le chiavi del lavoro, dal momento che non girava stavo anche sforzando un po'. Poi mi sono accorta del mazzo che avevo in mano. Sono seriamente preoccupata per la mia salute mentale.

martedì 6 luglio 2010

a lei

Oggi ho vinto l’andar dal fabbro a fare le copie delle chiavi. Il fabbro dell’ospedale ha fatto un incidente in motocicletta, sta bene per fortuna ma ha una spalla fuori uso e quindi è, giustamente, in malattia e ne avrà per un po’. Poi c’è agosto e ci sono le ferie, quindi si andava a settembre.
Dal momento che ho vinto l’andare ho scelto di andare da un fabbro che mi aveva già fatto dei duplicati funzionanti. C’è un fabbro in piazza Colombo che mi è simpatico, un signore di sessantasette anni (sono sicura perché mentre faceva i duplicati abbiamo chiaccherato) uno che sorride spesso, ti accoglie dicendoti: cosa mi racconta signora? Uno con qualche chilo in più ma quel peso gli sta bene. Uno di quelli che se li vedi magri ti domandi se stanno male. (Ognuno ha il suo peso, almeno secondo me. Pensando a questo mi sono fatta dei tocchi di salsiccia ‘sta sera a cena. Ma questo è tra parentesi). Lui mi ha fatto otto duplicati della porta d’ingresso del nuovo laboratorio, due dello studio del capo e due del deposito che c’è nell’atrio. Mi ha scontato quaranta centesimi e mi ha regalato l’anellino per la mia copia. L’ho ringraziato poi ho visto che lo scontrino aveva i quaranta centesimi in più, l’ho guardato e lui mi ha detto: il caffè io lo offro a lei. Lei si faccia dare i soldi giusti.

mercoledì 9 giugno 2010

abbracci

Ci sono dei giorni che mi vien voglia di abbracciare delle persone, dei perfetti estranei, e poi mi trattengo, ché certe cose mi è stato insegnato che non si fanno anche se non sono così convinta che sia una cosa bella non farle. Magari c’è anche chi lo apprezzerebbe un abbraccio da un estraneo, va tu a saperlo, siamo in tanti, siam tutti diversi. Comunque ieri dovevo fare il prelievo per la medicina preventiva e in sala prelievi c’era questa infermiera alle prime armi che mi toccava il braccio poi guardava il medico con una visibilissima richiesta d’aiuto stampata in faccia poi tornava a toccarmi in braccio, poi invece ha bucato benissimo, sentito niente e infatti oggi non si vede quasi il segno. Io uscendo ho solo salutato e augurato buona giornata ma avrei tanto voluto abbracciarla e dirle: non ti preoccupare, va avanti, va bene così.

mercoledì 28 aprile 2010

serissima

Ieri è passato dal laboratorio un ragazzo iscritto al quarto anno di biologia che stava cercando un posto per fare la tesi. Nel CV aveva scritto (sotto la voce interessi) che gli piaceva viaggiare, visitare mostre d’arte e leggere romanzi. Io sarà che sono vecchia ma a leggere i CV che girano adesso mi vien sempre da ridere. I più belli sono quelli con scritto: ho un bel (o buon) carattere, se mai ne trovassi uno con scritto: sono una bella persona, lo/la chiamerei a fare il colloquio solo per vedere che faccia ha. Ché io ultimamente ho la soglia della tolleranza bassa e ci sono delle espressioni che mi urtano il sistema nervoso, bella persona è una di quelle. Chissà cosa significa poi bella persona. Comunque tornando a ieri, io ieri non ero da sola a fare il colloquio, c’era anche il mio capo, così mi sono tenuta e non gli ho chiesto il titolo di un romanzo che gli è piaciuto. Era la domanda che avrei fatto più volentieri e invece ha fatto un colloquio serissimo. Quando abbiamo finito ero fin spaventata da quanto ero stata seria, ma a lui andava bene la mia serietà e al capo piaceva il candidato quindi dal 5 maggio inizio una nuova avventura.

lunedì 19 aprile 2010

saltato tutto

Sabato pomeriggio mi è arrivata una mail dal titolo NK2010 MEETING POSTPONED!! (i due punti esclamativi c’erano sul serio) e bon è saltato tutto. Ora, come la maggior parte dei lunedì sera, sono a casa invece che a Dubrovnik. Peccato. Quest’oggi hanno dato la notizia che è stato spostato a metà settembre, ho tempo fino al 1 di maggio per dir loro se vado o se rinuncio. Se non vado mi ridanno i soldi dell’iscrizione. Quelli dell’aereo li ho recuperati ‘sta mattina, mi hanno rimborsato completamente anche il ritorno, ci speravo ma non pensavo che me li avrebbero resi e sperare che la nube resistesse per una settimana ancora e cancellassero anche i voli del ritorno mi sembrava poco carino.
Uffa, andare a lavorare oggi mi è pesato più del previsto. Speriamo che domani vada meglio.

giovedì 25 marzo 2010

leggo poco e mangio quando capita

Sono stanca. Arrivo alla sera che posso solo buttarmi sul divano, accendere la tele e addormentarmi nell’arco di mezz’ora con una mano su Cato (che arriva appena mi sdraio). Un quadro penoso. Ho analizzato la cosa e sono giunta a queste conclusioni
- un po’ sarà la primavera (e non ci posso fare nulla, di solito la stanchezza da primavera mi dura poco. Speriamo bene)
- un po’ sarà che non sono più giovane (e non ci posso fare nulla, poi questa età non mi dispiace)
- un po’ sarà che c’è una montagna di lavoro da fare e io, se ho tante cose da fare, finisce che salto da una all’altra sfinendomi e concludendo poco. Oggi ho ricevuto il foglietto con i timbri di febbraio: trenta ore di straordinario, e non vanno in busta paga (e posso fare qualcosa, ho deciso di prendermi venerdì di Pasqua e lunedì dopo, quello di Pasquetta, di recupero).
Oggi guardavo i miei due foglietti già firmati dal capo, basta solo consegnarli. La cosa mi ha messo di buon umore e mentre tornavo a casa canticchiavo: voglio trascurarmi un po’/voglio trascurarmi/leggo poco e mangio/quando capita.

mercoledì 10 marzo 2010

compiti

Ieri compito a sorpresa di genovese. La mia amica C. sta leggendo un giallo di uno scrittore genovese e in fondo al libro c’è il glossario così ha pensato bene di farmi un’interrogazione a sorpresa. Dal momento che è un’amica la prima parola che mi ha chiesto era maniman, che è facile, vuol dire non sia mai, e poi ogni tanto la uso quindi era abbastanza sicura che la sapessi. Poi ce ne sono state altre, alcune le sapevo come pateca (anguria) o besagninn (fruttivendolo) altre no. Dovrò fare le fotocopie di quelle pagine e studiare. C. era soddisfatta della sua allieva e io pensavo che se vado avanti così riuscirò a cantare Creuza de ma (stonando, ma a quello non c’è rimedio) .

Oggi corso sulla real time PCR con compitino finale a risposta multipla. Tutta la giornata, sono un po’ stanca ché alcune cose le sapevo già altre erano del tutto nuove, e dovrebbe essere così dal momento che uno si dovrebbe iscrivere ai corsi realmente per aumentare le sue conoscenze e non solo per ottenere gli ECM (che sono dei crediti, dei punti che ogni dipendente deve ottenere). Nel triennio 2008-2010 devo raccogliere 150 punti e non sono molto avanti con la mia formazione-raccolta punti. ‘sta giornata mi ha dato 6 ECM, sempre che rispondendo al test non abbia fatto troppi errori.

mercoledì 24 febbraio 2010

impressionante

hanno finalmente messo i bidoni per la raccolta differenziata della plastica nell’ospedale dove lavoro, due piccolini davanti a ogni padiglione. Non è tanto, sarà un mese. Ora che ci siamo messe a fare le cose come andrebbero fatte mi sono resa conto di quanta plastica pulita* buttavamo via alla settimana. Impressionante.

(* quella che non va buttata nei biobox, quegli affari che fuori sono cartone, dentro hanno un sacco di plastica molto resistente e servono per mandare all'inceneritore il materiale potenzialmente infetto)

martedì 23 febbraio 2010

ladri e poliziotti

“ma così da qua possono passare i ladri e i poliziotti”. Me lo aveva detto il figlio di una mia amica che era passato con la mamma a trovarmi in laboratorio e era venuto sul terrazzo con me. Mi è tornato in mente oggi mentre saldavano la ringhiera del terrazzo del posto dove lavoro. Da circa un anno stanno facendo dei lavori di ristrutturazione nei laboratori vicini a quello dove lavoro e per darci la seconda via d’uscita, dal momento che da lì non si poteva passare perché era diventato cantiere, ci avevano segato un pezzo di ringhiera del terrazzo (il laboratorio è al pian terreno). A me quella affermazione era piaciuta molto. Domani devo ricordarmi di dire a sua mamma che ora non possono più piombarmi in laboratorio né ladri né poliziotti. Ora sono di nuovo al sicuro.