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martedì 27 luglio 2010

6-caturo



Ho fatto un caturo* e una figuraccia. Insieme, nello stesso momento. Io dovrei stare a casa a studiare altro che andare in vacanza, che sono ignorantissima. E poi non so le lingue e così faccio delle figure che mi fanno diventare rossa. Oggi sono stata alla Libreria Acqua Alta. Non mi ricordavo più dov’era, ci sono arrivata per caso. Comunque dal momento che avevo trovato un quaderno-libro con descritti dei giochi che mi interessava e una cartolina con disegnato un gatto gondoliere che mi faceva piacere spedire a mia nipote sono andata per pagare. Il signore alla cassa, mi dice: nove euro e poi si mette a parlare in francese. Io il francese non lo sopporto, mi si chiude proprio il cervello se sento quella lingua. Lui mi sorride e mi dice: non ha visto il film. Eh no, gli rispondo, e non ho neppure capito che cosa ha detto ché il francese non lo so. Così lui mi ha spigato che, in quel film, lui guardava lei e le diceva: hai degli occhi bellissimi, e lei gli rispondeva: baciami. E poi, poi un bacio castistissimo, di quelli che baci l’aria, glielo dato. Io in certe situazioni non so che cosa fare se non trovare la via più veloce per l’uscita.

(*caturo lo diceva Mario Capitello, un mio amico di Parma. In realtà non si chiama Mario Capitello, ha un nome simile, è che qua la maggior parte dei nomi non son quelli veri, ho iniziato così e ora mi tocca andare avanti. Non so se caturo si usi da quelle parti e se fosse un suo modo di dire però son sicura che me lo ha insegnato lui. Anche perché ci abbiamo scherzato su per un bel po’ sui nostri caturi)

mercoledì 10 marzo 2010

compiti

Ieri compito a sorpresa di genovese. La mia amica C. sta leggendo un giallo di uno scrittore genovese e in fondo al libro c’è il glossario così ha pensato bene di farmi un’interrogazione a sorpresa. Dal momento che è un’amica la prima parola che mi ha chiesto era maniman, che è facile, vuol dire non sia mai, e poi ogni tanto la uso quindi era abbastanza sicura che la sapessi. Poi ce ne sono state altre, alcune le sapevo come pateca (anguria) o besagninn (fruttivendolo) altre no. Dovrò fare le fotocopie di quelle pagine e studiare. C. era soddisfatta della sua allieva e io pensavo che se vado avanti così riuscirò a cantare Creuza de ma (stonando, ma a quello non c’è rimedio) .

Oggi corso sulla real time PCR con compitino finale a risposta multipla. Tutta la giornata, sono un po’ stanca ché alcune cose le sapevo già altre erano del tutto nuove, e dovrebbe essere così dal momento che uno si dovrebbe iscrivere ai corsi realmente per aumentare le sue conoscenze e non solo per ottenere gli ECM (che sono dei crediti, dei punti che ogni dipendente deve ottenere). Nel triennio 2008-2010 devo raccogliere 150 punti e non sono molto avanti con la mia formazione-raccolta punti. ‘sta giornata mi ha dato 6 ECM, sempre che rispondendo al test non abbia fatto troppi errori.

giovedì 4 marzo 2010

desbelinarsi

Da quattro giorni lavoro con una nuova collega, giovanissima. Oggi stavamo parlando del fatto che cambiare città è bello ma all’inizio si fatica, un po’. Lei viene da Bologna, io sono arrivata, tanti anni fa, da Bergamo. Eravamo lì a parlare di queste cose quando a me è scappato: però ci si desbelina. Ci siamo messe a ridere, ma tanto, e quando c’è passata la ridarola lei mi ha chiesto: ma poi parlerò così anch’io?

venerdì 6 novembre 2009

perplimere

Personaggi e interpreti: C., amica di Latte e gran strafiga, parla correttamente, oltre all’italiano e un dialetto, tre lingue straniere. Latte, amica di C.
Luogo: Laboratorio, stanza di biologia molecolare.

Latte sta lavorando al suo bancone circondata da un discreto numero di provette e prova, nonostante sia tardi, a non far casino scambiando i tubi quando C. entra in stanza.
C. : Mah, perplimo.
Latte: Cosa hai detto?
C. : Che perplimo.
Latte: ?__?
C. : Io perplimo, indicativo presente del verbo perplimere, sinonimo: essere perplessi.
Latte: :-DD

giovedì 15 ottobre 2009

lingue straniere

'sta mattina al bar c’era una mamma con suo figlio, avevano appena ordinato che è entrata anche un'amica (della mamma del bambino). L’amica ha fatto un sacco di complimenti al bambino che un po’ era contento, un po’ si vergognava ma sempre senza smettere di mangiare la sua striscia di focaccia. Poi la signora-amica ha chiesto al bambino: hai una sorella piccola vero? Lui masticava e da bravo bambino non ha risposto ma ha fatto di sì con la testa. Poi la signora-amica gli ha chiesto: e com’è tua sorella? Ma dimmelo con una parola sola però. Il bambino ci ha pensato, ha mandato giù, ha guardato sua mamma poi la signora amica della mamma e ha detto: una peppia. E quei tre, dopo due secondi di silenzio, si sono messi a ridere che non riuscivano più a smettere.
Io no, io non so che cosa vuol dire peppia.