‘sta sera tornando a casa ho messo la mano nella borsa per cercare il fazzoletto e mi sono punta. Non che abbia il raffreddore è che ormai sono come i vecchietti, se passo da un ambiente caldo (laboratorio) a uno freddo (strada) mi viene subito la goccia al naso. Comunque il fatto è che ho messo la mano nella borsa e mi sono punta con la punta del coltello, di quelli seghettati che tagliano, parecchio. Ora, non è che io giri normalmente con un coltello affilato nella borsa, non è così, è che oggi mi sono portata da mangiare bresaola, cracker e due arance. La bresaola l’ho mangiata scondita direttamente dalla confezione, dopo averla aperta però, i cracker idem come sopra, il coltello mi è servito per sbucciare le arance e poi furbescamente l’ho messo in borsa, senza sacchetto, senza nulla ma dopo averlo passato sotto l’acqua e asciugato con un pezzo di carta però. Così mi sono detta: che bigola che sei, poi ho aggiunto: mona e belina.
Essere cresciuti tra parenti che parlano in maniera differente permette di insultarsi in più lingue. A pensarci ora, con un po’ di calma, mi sembra che questa sia una gran bella cosa.
giovedì 10 dicembre 2009
martedì 8 dicembre 2009
swiffer al contrario
Il gatto del mio fidanzato quando torno a casa per prima viene in ingresso si distende e si mette a guadarmi. Non succede sempre ma, se succede, io posso solo togliermi il cappotto e le scarpe poi lo devo considerare se no si arrabbia e si mette a miagolare che sembra che qualcuno lo stia picchiando, e anche forte. Guai se provo ad andare in bagno o che so a mettermi la tuta. Prima di fare qualsiasi cosa devo accarezzarlo per qualche minuto e io gliela do sempre vinta ché quando è arrivato in questa casa era un tale ravatto di gatto, che chissà che cosa aveva passato. Sono dell’idea che abbia coccole in arretrato che gli spettano di diretto. Gli piacciono coccole strane a ‘sto gatto, ad esempio gli piace se lo impasto, lo prendo proprio a due mani sulla schiena e faccio come se stessi facendo la pasta per la pizza. Poi gli piacciono anche le carezze pelo-contropelo. A un gatto normale se provi a fargli pelo e contropelo non ti ritrovi più la mano, a questo no, questo si mette a fare le fusa. Lui ha il suo metodo per dirti se non basta: se provi a smettere prima che ne abbia abbastanza ti prende a testate le mani e se sei già in piedi le caviglie. Oggi era decisamente coccolopenico, mentre lo impastavo lui si lasciava andare completamente a corpo morto con il risultato che anche se è sette chili di gatto lo spostavo. Sembrava uno straccetto Swiffer al contrario: invece di raccogliere la polvere lui spargeva peli.
lunedì 7 dicembre 2009
broccolo della felicità (2)
Pochi giorni fa Daniele era tornato da yoga da poco e lavorava al computer in salotto. Quando passavo dalle sue parti sentivo un odore forte d’incenso, incenso misto a miele. Non senti un odore strano? gli ho chiesto. Non lo sentiva. C’è da dire che Daniele non ha un olfatto molto sviluppato e questo gli permette di vivere con una fumatrice senza esserlo e senza lamentarsi (troppo). Dopo un po’, sarà stato il soffritto per il sugo, sarà stato che ci avevo fatto l’abitudine, non lo sentivo più tanto neppure io. La mattina dopo vado in salotto a far colazione gli passo vicino e sento lo stesso odore e così, subdola come solo le donne sanno essere, gli ho chiesto: Ma ieri a yoga avevi questa tuta? E lui candidamente: Sì, perché? Bingo. Mi sono sentita molto furba e gli ho risposto: Secondo me ti è rimasto addosso l’odore dell’incenso, mettila a lavare che è un po’ forte. Però poi quella sera sono tornata a casa per prima e già in ingresso ho sentito lo stesso odore. Ancora più forte della mattina. Così sono andata in giro annusando ovunque per trovare la fonte. A forza di inspirare e espirare a destra e a manca ho capito. Il broccolo della felicità era sbocciato. Da ogni bigugno del broccolo, e da tutti i broccoli, erano sbocciati dei fiorellini bianchi. Sono loro a avere quell’odore. Quando Daniele è tornato a casa quella sera sono andata a aprire e ho esordito con Ti devo delle scuse: non era la tua tuta, era il broccolo della felicità. Va un po’ di là a annusarlo.
sabato 5 dicembre 2009
nessuna tu
Nessuna tu
Tante donne
e nessuna tu.
A Sarajevo duecentomila donne
e nessuna tu.
In Europa duecentomilioni di donne
e nessuna tu.
Nel mondo due miliardi di donne
e nessuna tu!
Izet Sarajlic
Tante donne
e nessuna tu.
A Sarajevo duecentomila donne
e nessuna tu.
In Europa duecentomilioni di donne
e nessuna tu.
Nel mondo due miliardi di donne
e nessuna tu!
Izet Sarajlic
venerdì 4 dicembre 2009
sinapsi
Non so se è normale ma, a volte, nella mia mente si formano delle connessioni forti, ma fortiforti, fortissime direi, e così succede che non riesco più a pensare a una cosa senza che me ne venga in mente un’altra. A volte capita anche con gli odori o con dei particolari suoni, meno frequentemente però. Io m’immagino proprio la cosa da un punto di visto fisico. è come se vedessi alcune delle mie cellule della testa che hanno queste connessioni numerosissime e fortissime con altre cellule della mia testa e non c’è proprio verso di stimolarne una senza stimolare alche l’altra. È successo anche oggi. Stavo leggendo dei racconti che trovo molto belli e sono contenta che li abbiano ripubblicati ché io li avevo cercati ma non c’era verso di trovarli. Ero anche andata in biblioteca a cercarli e non in una, in quattro: due a Genova e due a Bergamo, ma non li avevano. Mi ero anche attaccata al cumputer per vedere che biblioteca poteva prestarmi quel libro, la più vicina era a Piacenza e così tutta contenta era tornata alla Berio (la biblioteca di Genova che mi è più comoda e che è anche bella grandina) e avevo chiesto se se lo potevano far spedire dalla biblioteca di Piacenza e loro mi hanno guardato malissimo, come se stessi chiedendo la luna. Ma che luna? mi veniva da rispondere, io stavo chiedendo una cosa normalissima ché prima che gli articoli si potessero scaricare così facilmente da internet era normale andare in biblioteca e chiedere se si facevano spedire un articolo da Milano o da Torino. Mi sembra di aver capito però che questo è valido solo per le biblioteche scientifiche, le altre non lo fanno. Comunque, lascio perdere la differenza tra le biblioteche scientifiche e le altre biblioteche (che poi le altre biblioteche sono quelle che sono chiamate da tutti biblioteche) ché io le biblioteche-e-basta le ho frequentato molto poco, dalla quarta liceo al secondo anno d’università, ma più per starmene fuori casa che per il fatto che fossero delle biblioteche. Lasciando perdere, ché questo non è rilevante, io ‘sta sera tornando a casa stavo leggendo un racconto bellissimo e è partito questo contatto tra cellule della mia mente così forte che sono dovuta andare a comprare del gorgonzola e ‘sta sera abbiamo mangiato gnocchi al gorgonzola. Buoni.
giovedì 3 dicembre 2009
L’amor no xe brodo de fasoi
è tutto lì, nel titolo. Non c'è niente da spiegare, niente da aggiungere. è così e bon. Quello è il suo bello, quello il suo brutto.
mercoledì 2 dicembre 2009
se poi sono due
Non è successo niente; purtroppo non è successo niente./.../ è questa la cosa strana, gli ho detto, col passar del tempo quella voce non me la sono più dimenticata /.../ E a noi sembra che da lì in poi la nostra vita possa prendere una strada diversa. Da lì, voglio dire, dal momento in cui sentiamo la loro voce. /.../Sì, gli ho detto, una bella voce mette addosso una curiosità come poche altre cose al mondo.
Silenzio in Emilia Daniele Benati
Silenzio in Emilia Daniele Benati
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