sabato 30 ottobre 2010

aggiornamento

Ho trovato degli errori: Bathya non l’ho segnata come figlia di Aronne e Tonia e Isaia nel mio schema se ne sta lì in un angolino in alto da solo e invece è il fratello di Aronne. Mi sono scappati forse perché anche senza schema li collocavo già bene nella famiglia.
Andando avanti è venuto fuori che Mosè e Isacco sono sposati tutti e due e le loro mogli si chiamano tutte e due Haja, anche Ittamar e Beniamino sono sposati e hanno il primo due maschi e il secondo due femmine. Micah è sposato con Tzafrira (se ricordo bene) e Menahem con Penin, loro hanno due figli Zohat e Ghila. Il nonno paterno di Meir si chiama Meir (sarebbe da mettere al contrario Meir si chiama come il suo nonno paterno).

come le ciliege (2)





sto leggendo un romanzo molto bello, per i miei gusti, e mi è venuta voglia di sistemare un po' tutti i componenti di quella famiglia. È tantissimo che non disegno un albero, l'esame di genetica umana l'ho dato nell'86, da quel periodo ben pochi alberi. Quando mi è capitato erano alberi piccoli, semplici. Non mi ricordavo più come si segnano i gemelli, poi mi è venuto in mente: come le ciliege. Forse. Probabile che ci siano degli errori, l'ho disegnato sfogliando le pagine che ho già letto ma non ho voglia di iniziare da capo, potrei essermi dimenticata di qualcuno così come potrebbero saltar fuori altri parenti andando avanti.
Ora continuo e se mi va andando avanti con le pagine controllo e l’aggiorno.

giovedì 28 ottobre 2010

con il lanternino

Lui mi ha chiamato che ero ancora in laboratorio e mi ha detto che andava a correre e che sarebbe tornato per le otto e mezza, di organizzarmi pure per mangiare per conto mio. Quando va a correre poi non ha fame. Una cosa inspiegabile per me, ma io non corro quindi la mia è sola un’idea inspiegabile. A me verrebbe di pensare che uno corre e poi arriva a casa che ha fame invece non è così. Almeno sembra. Uno corre e gli passa anche la fame. Dovrei provare, magari la prossima primavera. O forse anche no. Io pensavo realmente di aspettarlo, mica tornava tardi. Le otto e mezza è un orario più che normale per cenare. Poi però ho trovato un salamino in frigo, di quelli piccoli, affumicati, di quelli stagionati che tagli le fette sottili, che vengon delle fette piccole, che sembra di mangiar poco-niente. Tagliavo due fettine, le guardavo, poca roba. Ne tagliavo delle altre fettine. Accarezzavo Cato. Tornavo al tavolo. Altre fettine. Controllavo la posta, tornavo al tavolo, son piccole ‘ste fettine, quasi quasi ne taglio ancora, mi dicevo. Poi mi facevo un giretto su internet e tornavo al tavolo. A me vien fame a girar su internet figuriamoci se mi mettessi a correre. È successo che una fettina ha tirato un’altra fettina e mi lo so mangiato tutto in meno di quaranta minuti. Quando è tornato lui si è scaldato un minestrone di quelli che vendono nel tetrapak, aveva freddo, io mi sentivo un po’ in colpa ché il minestrone non lo faccio mai, infatti lui si compra quello già fatto, e per fargli compagnia mi sono messa a tavola ma il minestrone no. Io il minestrone da quando non vivo più con i miei l’ho bandito, insieme alle rape rosse e agli asparagi, anche i broccoli li frequento poco a esser sincera. Così mi sono portata una coppetta e ho finito del gelato che giaceva nel freezer da quasi tre settimane. Era poco e nessuno dei due si azzardava a mangiarlo, dividerlo sarebbe stato uguale a rimanere con la voglia di gelato in due. Cioccolato e pistacchio. Poco pistacchio un po’ di più di cioccolato, ma pochino anche di quello.
Se domani mi sveglio piena di brigole me la sono andata a cercare. Con il lanternino me la son cercata.

mercoledì 27 ottobre 2010

cosa normali e cose strane

Ogni tanto mi succedono delle cose che mi mettono di buon umore anche se a pensarci non è che una persona normale per una cosa come quella che mi è successa oggi poi diventa di buon umore tutta la giornata. E invece. Stavo tornando da una riunione, era l’una passata iniziavo anche a aver fame, ero sull’autobus, ero quasi arrivata, ho suonato per prenotare la fermata e sono andata verso la porta. Alla porta c’era un uomo che prende spesso il 45, avrà settant’anni, è sempre abbronzato e ha la pelle del viso segnata dal sole e penso anche dal mare. Ero lì e lui si è voltato e mi ha detto: a me quando la vedo sull’autobus vien voglia di salutarla. È come se la conoscessi.
Abbiam deciso che da oggi in poi, quando ci si incontrerà, ci saluteremo e ci augureremo buona giornata.

(la mia amica C. dice che sono una calamita per certa gente, ma secondo me ‘sta volta è diverso. È che non si ha più il coraggio di avere dei rapporti normali con chi s’incontra, e mi metto anch’io tra quelli del gruppo del si ha. Se vai a camminare in montagna saluti chiunque incontri e la cosa è considerata normale. Se vedi una persona almeno tre volte alla settimana ma su un autobus e parlando si decide di iniziare a salutarsi la cosa vien considerata strana)

domenica 24 ottobre 2010

un panino con la frittata e un pacco di Gocciole

Il primo suo libro che ho letto è stato Dieci cose che ho fatto ma che non posso crede di aver fatto, però le ho fatte. Son sicura perché scrivo le date di quando leggo un libro sulla prima pagina. Ho appena controllato. Io, Dieci cose che ho fatto ma che non posso crede di aver fatto, però le ho fatte lo trovo un titolo bellissimo, a leggere il libro non si cambia idea, sempre per me, secondo il mio gusto. È difficile non prendere in mano un libro con un titolo del genere, magari non supera la prova della pagina a caso, non tutti abbiamo gli stessi gusti, per fortuna, ma prenderlo in mano? mi sa che anche una persona mediamente curiosa non riesce a lasciarlo lì. Ecco, quello è stato il primo poi ne sono venuti altri, non ho letto proprio tutto tutto quello che ha scritto ma quasi.
La prima volta che l’ho sentito presentare era Accecati dalla luce, eravamo in un bar. Il Nikita, nei vicoli. Quando sono andata io quel libro non l’avevo ancora letto, avevo visto che era uscito mi ero segnata titolo autore e casa editrice e l’avevo lasciato nella mia lista d’attesa. Non sono una patita di Springsteen, avevo paura che non mi piacesse. Ho un gran bel ricordo di quella presentazione, anche la dedica che mi fatto mi è piaciuta molto: A Latte una delle cinque persone del Nikita. E poi la firma, nome e cognome. (Poi invece l’ho letto e si legge benissimo anche da non Springsteeniane). Mi ha ispirato simpatia dal primo istante, non so spiegare perché, e sì che mi sono beccata anche una botta di signora ché non ero ancora abituata, non ne avevo ancora 40, mancava poco ma avevo ancora il mio bel 3 davanti e niente, mi sono presa il mio signora e invece di rimanerci male mi veniva da ridere e pensavo: eh sì hai sette anni meno dei miei, l’età di mio fratello. Signora mi sta giusto anche da un punto di vista linguistico. Quel pomeriggio eravamo in pochi, cinque appunto. Giovedì scorso alla Feltrinelli eravamo in tanti, hanno messo giù anche delle sedie in più, che non ci stavamo.

Venerdì non mi ero portata il gavetto, sono andata al bar a comprarmi un panino. Dieci minuti buoni di fila, c’era mezzo ospedale in coda. Mentre aspettavo il mio turno per fare lo scontrino mi sono messa a ripensare alla presentazione, ai suoi romanzi, facevo anche una mia classifica, cosa difficile, ci sono tanti pari merito. Poi pensavo che il personaggio di Felice del nuovo romanzo mi piace molto, è fatto realmente bene. È vero (non verosimile). È realmente una donna. Io sono un po’ una scassa ca@@i sui personaggi femminili scritti da uomini. La maggior parte delle volte a me sembra che si veda lontano mezzo miglio che quella non è una donna, è quello che un uomo vede di una donna. Ci sono eccezioni naturalmente e poi, a pensarci con calma ci sono almeno due grosse limitazioni a quello che ho scritto: la mia testa e che cosa ho letto io. Rimane sempre il fatto che per me è difficile che ci sia una donna vera come eroina. Tra gli autori miei coetanei (sempre che ho letto, sempre secondo la mia testa e bon ora non lo metto più, perché mi sembra di essere stata abbastanza chiara su questo punto) mi ha stupito molto la protagonista di Stabat Mater. Ecco quella è realmente una donna, io non so come ci sia riuscito ma ha fatto un gran bel lavoro. In quelle pagine non c’è la descrizione di una donna, il racconto di una donna, lì c’è una donna. Un altro libro che mi ha stupito tantissimo, e cambio nazionalità e secolo, è stato La signorina Else. Anche lì l’autore era diventato donna per scrivere così. È una sensazione stranissima, non so se anche un lettore uomo capita di sentire delle differenze così profonde tra quello che a me sembra una donna vista, filtrata da una testa maschile e una donna punto.
Beh per finirla con ‘sta storia dei biscotti, che come al solito mi son persa via per strada, poi, quando è arrivato il mio turno, ho detto: un panino con la frittata e un pacco di Gocciole. (Però se non avete letto Despero non si capisce niente lo stesso e allora se non avete ancora letto Despero, oltre a consigliarvi di leggerlo, se siete arrivati fin qua leggete anche il commento)

venerdì 22 ottobre 2010

la mia scrivania




all'inizio di settembre avevo preso una decisione e poi ho piantato lì.
Ecco la seconda puntata: la mia spaziosissima e ordinatissima scrivania.
Il pacco di biscotti è una cosa atipica (è comparso oggi e avrebbe bisogno di una spiegazione ma rimando a domani) mentre acqua e olio ci sono più o meno sempre.

mercoledì 20 ottobre 2010

arancioni



io ero dell'idea di dire arancione, magari arancione chiaro e arancione scuro. Mica così semplice. A cercare si trovano delle cose curiosissime e allora forse è arancione buccia d'arancia e arancione zucca, non son sicura. Comunque pare che rosa arancione = fascino, ma quello l'ho trovato da un'altra parte.