sabato 2 gennaio 2010
aggiornamento
Il poncho è venuto bene (anche se chi si loda si imbroda è proprio così). Con la lana avanzata ho fatto una copertina per Cato, va beh ci sono anche delle righe di altri due colori ma solo perché tutta bianca era un po' troppo femminile e poi ci stanno bene quelle righe rosse e grigie. Che soddisfazioni che mi dà quel gatto, appena l'ho messa per terra ci si è disteso sopra e ha fusato, ha capito subito che era sua e io che ogni tanto dubito della sua intelligenza e gli dico che è un gattotonno. Solo che non ho ancora saldato i fili, pace, lo farò appena la lascia per andare a mangiare.
venerdì 1 gennaio 2010
modena è piccolissima
Non sono superstiziosa, però, tant’è … oggi faccio solo cose che mi piacciono ché se mai fosse vero poi allora capiterà che le faccio tutto l’anno. Così, anche se è una settimana abbondante che l’ho comprato, l’ho letto oggi. E devo ringraziare i miei due amici librai che quando ho visto il prezzo non ero mica tanto sicura di prenderlo senza vederlo e trovarlo a Genova non ci riuscivo. Loro, che sono gentili, lo hanno ordinato e poi quando sono passata mi hanno fatto la sorpresa e detto: Latte, senza impegno, se t’interessa lo prendi se no lo teniamo noi e se non lo vendiamo facciamo reso. Io me lo sono guardata un po’ in libreria lì da loro e ho deciso di portarmelo a casa e loro, che sono veramente gentili, hanno fatto finta che fosse uno dei libri della lista dei libri di Natale (ché avevano fatto questa cosa bellissima: tu gli mandavi una mail entro il 18 con i titoli dei libri che avresti comprato a dicembre e loro te li scontavano del 15 e non del 10 come mi fanno di solito). Ho fatto proprio bene a prenderlo ché è un gran bel libro e ora mi è venuta voglia di vederla quella città. Ho provato a vedere quanto ci si mette col treno a fare Genova-Modena, tre o quattro ore, a seconda che si passi da Piacenza o che si debba andare a Milano. Lo so che non bisognerebbe fare propositi sull’onda dell’entusiasmo ma mi sa che quando si allungano le giornate, io, un fine settimana lì me lo regalo.
giovedì 31 dicembre 2009
bomboloni
Ieri mattina sono andata a ritirare i risultati dell'altro controllo, tutto bene: sono sana come un pesce sano. Tornando a casa ho fatto il sottopassaggio di piazza della Vittoria, c’era il banco di un fiorista e per festeggiare mi sono regalata dei tulipani arancione. Il fiorista mi ha detto che sono dei Bomboloni quelli che ho scelto e che si riconoscono facilmente perché hanno due fiori per gambo. Sono proprio belli i miei Bomboloni lì nel vaso sul tavolo.
mercoledì 30 dicembre 2009
un bucato stranissimo
Ieri dall’autobus ho visto un bucato stranissimo: tutti calzini e una maglietta. Due fili, ma lunghi, su un balcone. Due fili con un numero impressionante di calzini, quasi tutti scuri. Ce ne erano di blu, grigio scuro, grigio chiaro, neri, a righe, a rombi. Sembravano tutti calzini da uomo. Erano appesi con le due calze uguali vicine. Tutti i piedi erano girati dalla stessa parte. La maglietta, anche lei scura, era in fondo al primo filo, quello più esterno. Chissà chi abita in quella casa. In queste occasioni mi piacerebbe avere con me una macchina fotografica e fregarmene di non saper far delle belle foto e provare lo stesso a fermare l’immagine.
martedì 29 dicembre 2009
angela, arianna, alessia
Oggi sono andata a trovare una mia amica che è tornata in Italia per le feste (leggere pure ho invaso casa dei suoi genitori per tre ore abbondanti). Lei oltre a essere una donna molto intelligente, molto simpatica, molto bella è anche una delle mie migliori amiche. Io ho due amiche-amiche, non conoscenti con le quali sto bene, parlo di amiche vere, persone alle quali posso raccontare qualsiasi cosa senza nascondermi, senza vergognarmi (più di tanto) e senza essere giudicata che è una cosa bellissima se solo ci si pensa. Non ero mai stata a casa dei suoi che poi era anche casa sua prima che andasse a vivere a Washington, quando ci si vedeva in una casa era casa mia (e delle varie coinquiline che ho avuto nei primi anni di vita a Genova). L’ultima volta che ci siamo incontrate era agosto, non quello che è passato da quattro mesi, quello dell’anno scorso e siamo state al parco di Nervi con sua figlia che stava iniziando a camminare. Oggi ho conosciuto anche la seconda, una gattonatrice che sparge sorrisi a due denti che ti fanno venir voglia di prenderla in braccio e stringerla. Da ex-patologicamente-timida però sono stata bravissima e non ho inflitto supplizi simili alle figlie degli altri. Dopo esserci studiate l’un l’altra per un bel po’ ho giocato con la più grande a vedere che cosa si riusciva a far passare tra le stecche di legno della seduta di una sedia, abbiamo provato con dei nastri, un biglietto, due disegni (sia accartocciandoli che lasciandoli più o meno stirati), la coperta di una bambola, una pallina da tennis, il vestito da babbo natale di un orsetto, il cuscino di una bambola. Naturalmente da brava figlia di scienziata l’esperimento è stato condotto più volte con ogni oggetto. Il mio italiano lo capiva io invece con la sua lingua avevo delle difficoltà che già non è semplicissimo capire una bimba di due anni se poi mescola parole in italiano, inglese e persiano, eh mica semplice (sua mamma è un ottima interprete-traduttrice simultanea però). Mi sono divertita molto.
Dal momento che ero a Sant’Ilario ho chiesto ai suoi come raggiungere la stazione (quella della canzone) ma mi devo essere persa per strada perché sono arrivata a Nervi senza vederla. Sarà per la prossima volta.
Dal momento che ero a Sant’Ilario ho chiesto ai suoi come raggiungere la stazione (quella della canzone) ma mi devo essere persa per strada perché sono arrivata a Nervi senza vederla. Sarà per la prossima volta.
lunedì 28 dicembre 2009
fermarsi un attimo
Quattro anni fa ho avuto un problema di salute e così ogni tanto devo-voglio fare dei controlli così poi sono più tranquilli anche Daniele e il mio medico, io non so, mi sa che se la piantassi là dopo quattro anni sarei più tranquilla che zompettarmela due volte all’anno, quando va bene che se no sono tre, ma lasciamo perdere questo discorso che è pericoloso. Oggi ne ho fatto uno e mi hanno già dato il risultato: tutto bene. Domani ne ho un altro ma quello non mi preoccupa più di tanto ché è sempre andato bene, si metterà mica a far le cose diversamente proprio ora. Ero qua a pensare quali sono i lati positivi di ieri e oggi. Oltre al fatto, ovvio, che ora ho un umore decisamente migliore di ieri è vero anche che per non pensare troppo a oggi ieri mattina ho pulito casa e ieri pomeriggio ho lavorato a maglia continuando anche la sera, così adesso ho la casa pulita e ho quasi un poncho nuovo (mi sembra anche che stia venendo bene). E poi c’è un’altra cosa positiva, dal momento che dovevo essere a digiuno da almeno sei ore e che io se salto colazione sono una persona intrattabile ‘sta mattina mi sono alzata bello presto e mi è avanzato un casino di tempo per leggere le ultime poesie di G Tramutoli. Quante cose che noto se solo mi fermo un attimo e muovo due neuroni.
domenica 27 dicembre 2009
natale
La cosa più bella vista: mia nipote Roberta che per la prima volta leggeva i biglietti dei regali.
La persona che avevo più voglia di rivedere: mia nonna.
Il regalo che mi ha fatto più piacere: un cestino per mettere fili, aghi e tutte quelle cose là.
La faccia più stupita: quella di mia nipote quando suo padre, che poi sarebbe mio fratello, le ha detto che io sono più vecchia di lui di una Roberta e un anno.
La cosa che mi ha fatto più ridere: il racconto della fine del Dottor Zivago(*) fatto da mia mamma quando a mezzanotte e mezza ha deciso che basta, si mettevano a dormire i gatti e si andava a dormire anche noi ché era tardi.
La miglior cosa mangiata: l’insalata di polpo che ha fatto mio padre.
La miglior cosa bevuta: una grappa. Chissà chi l’aveva regalata ai miei, meno male che l’hanno stappata subito.
(*) lo so che non c’è molto da ridere ma bisognava sentirlo e aver fatto prima cioccolatino, grappa, cioccolatino, grappa... poi si può capire.
La persona che avevo più voglia di rivedere: mia nonna.
Il regalo che mi ha fatto più piacere: un cestino per mettere fili, aghi e tutte quelle cose là.
La faccia più stupita: quella di mia nipote quando suo padre, che poi sarebbe mio fratello, le ha detto che io sono più vecchia di lui di una Roberta e un anno.
La cosa che mi ha fatto più ridere: il racconto della fine del Dottor Zivago(*) fatto da mia mamma quando a mezzanotte e mezza ha deciso che basta, si mettevano a dormire i gatti e si andava a dormire anche noi ché era tardi.
La miglior cosa mangiata: l’insalata di polpo che ha fatto mio padre.
La miglior cosa bevuta: una grappa. Chissà chi l’aveva regalata ai miei, meno male che l’hanno stappata subito.
(*) lo so che non c’è molto da ridere ma bisognava sentirlo e aver fatto prima cioccolatino, grappa, cioccolatino, grappa... poi si può capire.
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