venerdì 17 settembre 2010

Dubrovnik - Cavtat (2)



Poi, dopo la passeggiata, siamo andati a mangiare. Prima di iniziare la cena ci hanno portato un bicchierino di un superalcolico (il nome non me lo ricordo, loro hanno detto che in italiano era grappa ma per me non è mica vero, la gradazione era quella della grappa ma non era rotonda come una grappa era spigolosa, buona, molto buona ma spigolosa). Ecco, questa cosa qui di bere un bicchierino sui quaranta gradi, a stomaco vuoto, subito prima di cenare è una cosa che mi ha messo l’animo e il corpo nello spirito giusto per godermi la serata. Quella è stata una cosa che mi ha reso i Croati molto simpatici fin dalla prima sera.

giovedì 16 settembre 2010

Dubrovnik - Cavtat (1)



Siam partiti in cinque da Genova e i voli, avevamo scalo a Monaco, sono andati bene. Anche i trasporti bagagli son andati bene. Io e Massimo avevamo la valigia da imbarcare, io perché sono una tonna e avevo un liquido che superava i 100 ml, Massimo perché aveva la valigia grande (e poi dicono che sono le donne che si portano la casa appresso quando si muovono). Gli altri tre ci hanno gufato tutto il viaggio d’andata, raccontato tutti gli smarrimenti bagagli possibili e immaginabili, però poi noi a Dubrovnik la nostra valigia l’abbiamo trovata e oltre a ritrovare le nostre valigie abbiamo trovato anche un signore con un cartello, Genoa c’era scritto sul cartello, e ci ha caricato e portato in albergo a Cavtat. In camera ho cercato di chiamare Daniele per dirgli che ero arrivata ma il mio telefonino si era arrabbiato del cambio di nazione. Comparivano due rettangoli con gli angoli smussati e delle frecce che andavano da un rettangolo all’altro. Quando sono scomparsi e apparsa una scritta: Afghanistan, e non scompariva più. Ho tolto la pila, l’ho rimessa e finalmente sono riuscita nel mio intento.
Il congresso iniziava nel primo pomeriggio del giorno dopo, e dal momento che erano le cinque ci siamo fatti una passeggiata lungo la costa. Si stava molto bene anche se poi si è messo un po' a piovere e poi dopo ancora si è alzato anche un po' di vento. Ma si stava bene, io stavo bene. E anche se non si dovrebbe dire perché eravamo lì per il congresso, anche se non sta bene dirlo io lo dico lo stesso: a me sembrava di essere un po' in vacanza.

venerdì 10 settembre 2010

partenza

domani, cioè oggi, parto per la Croazia. Il congresso che era saltato causa vulcano ora si fa. Son contenta di andarci, ne ho voglia, anche perché non parlo, ascolto :D che è molto meglio. Selezionata per il poster, che naturalmente ho finito ieri perché portarsi avanti mai, è un peccato, veniale ma sempre peccato.
A giovedì mattina, vado a finire la valigia.

giovedì 9 settembre 2010

sterilizzare

Oggi mentre ero a fumarmi la sigaretta dopo il caffé mattutino seduta su una banchina che c’è subito fuori dal bar dell’ospedale ho visto un papà con una bambina di dieci, undici anni al massimo, e dal momento che ero sola soletta (modo quasi gentile per poi poter confessare una curiosità che rasenta il patologico) mi sono messa a ascoltare.
Bambina guardando un piccione che non godeva di buona salute: perché non li sterilizzano?
Papà: ma cosa ti viene in mente?
Bambina: ma non sterilizzare come la mamma che prende la pastiglia per non avere bambini, sterilizzare come pulire. Non vedi che è tutto sporco?

(le idee e i ragionamenti di certi bambini sono incredibili)

martedì 7 settembre 2010

“La casetta della rumenta”



Ho deciso di mostrarvi il mio posto di lavoro. Inizio con questa.
(secondo me lo zio Sigmund, partendo da questa mia scelta, ci farebbe un trattato)

domenica 5 settembre 2010

auguri (ma tanti tanti tanti)

Ieri era il compleanno della mia nonna. Sulla torta c’era scritto: la carica dei 101.
(:DDDD)

mercoledì 1 settembre 2010

come le ciliege

Il mio fido ibook non collabora più, se voglio accenderlo parte la ventola e lo schermo rimane nero. Ci si è messo anche Daniele, niente da fare. Ne ha constato la morte. Poi si è attaccato a internet, microfratture di non so che ca@@o di pezzo, insomma per farla breve se si preme in un determinato punto si riesce a farlo ripartire la ma la cosa dura da un minimo di tre minuti a un massimo di dieci. Da ‘sta sera non parte neppure così. Ora sono cinque giorni che uso uno dei suoi due portatili, quello che normalmente ‘sta al lavoro e a casa non passa quasi mai. Mi sto rendendo conto di tutto ciò che non ho salvato, ogni giorno mi viene in mente qualcosa. È una sensazione bruttissima. Domani vado un po’ a vedere, non riesco a fare il mio solito ca@@eggio serale con il suo computer di lavoro, mi sento ospite. Sono un ospite. E poi non vedo l’ora di recuperare tutta la mia roba.
È proprio vero che le sfighe, anche quelle piccole, non vengono mai da sole. Sono un po’ come le ciliege, una tira l’altra.