sabato 29 maggio 2010
o forse anche no
È da quando mi sono alzata ‘sta mattina che mi sento in ferie. Non mi sembra un sabato. È una casa stranissima, inspiegabile o forse no. Forse si può spiegare se penso che negli ultimi tre fine settimana ho avuto ben poco tempo libero. La sensazione di non aver nulla d’obbligatorio da fare è una sensazione bellissima. Val fin la pena rovinarsi dei fine settimana di seguito così poi ci si rende conto di quanto sono belli, i fine settimana. Forse. O forse anche no.
venerdì 28 maggio 2010
rotolar in salita
Ieri scendevo le scale, sul lavoro, con in mano un vassoio pieno di ghiaccio con sopra delle scatole piene di provette, non volevo rovesciarle per terra, volevo portarle dal -20°C del lab al -80°C che c’è nei fondi. Andavo pianissimo, non vedevo i gradini e poi a me le scale in discesa non piacciono ché da piccola sono caduta. Ecco mentre scendevo le scale, piano piano, mi è venuto in mente che anni fa (sar almeno quindici ormai, forse qualcuno in più) ero andata a fare una passeggiata al Righi con un ragazzo di Parma e che lui mi aveva detto: Sei ben strana, tu rotoli in salita. E a ricordarlo mi è venuto da ridere, come quella volta, perché è vero: io in salita vado abbastanza in discesa molto meno.
domenica 23 maggio 2010
23 maggio
Oggi è la giornata nazionale per la promozione della lettura io invece, qua nel mio piccolo spazio, promuovo il cazzeggio così mi sono messa davanti alla libreria e ho composto una poesia dorsale (per chi non lo conoscesse è un gioco molto divertente che è stato proposto, mi sembra, due anni fa a Fahrenheit). Quello che vedete lì è il mio capolavoro (non si può definire diversamente), sulla sinistra c’è Oliver uno dei tanti gatti che vive con me.
venerdì 21 maggio 2010
verità vere
Questo è quello che ho visto scendendo dall’autobus ‘sta mattina. Era poco prima delle nove e mi passava per la testa l’idea di rimanere su quel lato del marciapiede, affittarmi un ombrellone e andarmene in spiaggia e invece ho attraversato la strada e poi sono rimasta a lavorare fino alle sette e venti.
Sono una belina (non trovo altre parole per descrivermi)
giovedì 20 maggio 2010
Sto sulla riva dell'acqua e sogno
12 luglio 1934
John Fante
Caro signor Mencken,
/.../ Spesso devo inventare delle scuse per scriverle; immagino che lei lo sospetti. Le dispiace? So che lei è un uomo molto occupato con già abbastanza problemi, e giudico le mie lettere di conseguenza. Spesso vorrei scriverle lettere lunghissime, ma non c'è quasi nulla che io possa dirle che lei non sa già, e quindi mi fermo di botto. /.../
John Fante
14 agosto 1935
Caro signor Mencken,
Ogni volta che mi siedo per scriverle una lettera, ho l'impressione di sprecare il mio tempo e il suo. Ciò mi blocca ogni volta. /.../
La situazione sussiste in questo momento. Ero qui seduto a leggere un libro (è quasi l'alba) e all'improvviso mi è tornata in mente l'idea di scrivere una lettera a Mencken. è vero, ho moltissime cose da scriverle, ma per una ragione o per l'altra il concetto stesso di metterle in una lettera è assurdo. Nell'attimo stesso in cui comincio, mi dico, ma perché seccare quel tipo? Ha la sua vita da vivere. E così mi fermo. /.../
Sto sulla riva dell'acqua e sogno Lettere a Mencken 1930-1952 J Fante (pag 72 e pag 85-86)
John Fante
Caro signor Mencken,
/.../ Spesso devo inventare delle scuse per scriverle; immagino che lei lo sospetti. Le dispiace? So che lei è un uomo molto occupato con già abbastanza problemi, e giudico le mie lettere di conseguenza. Spesso vorrei scriverle lettere lunghissime, ma non c'è quasi nulla che io possa dirle che lei non sa già, e quindi mi fermo di botto. /.../
John Fante
14 agosto 1935
Caro signor Mencken,
Ogni volta che mi siedo per scriverle una lettera, ho l'impressione di sprecare il mio tempo e il suo. Ciò mi blocca ogni volta. /.../
La situazione sussiste in questo momento. Ero qui seduto a leggere un libro (è quasi l'alba) e all'improvviso mi è tornata in mente l'idea di scrivere una lettera a Mencken. è vero, ho moltissime cose da scriverle, ma per una ragione o per l'altra il concetto stesso di metterle in una lettera è assurdo. Nell'attimo stesso in cui comincio, mi dico, ma perché seccare quel tipo? Ha la sua vita da vivere. E così mi fermo. /.../
Sto sulla riva dell'acqua e sogno Lettere a Mencken 1930-1952 J Fante (pag 72 e pag 85-86)
domenica 16 maggio 2010
Berg Heim
giovedì 13 maggio 2010
luertìss o bruscandoli (asparagi selvatici)
A volte capita questa fortuna, ci si ricorda di qualcosa non solo con la mente ma con tutti sé stessi e con ciò che c’è intorno: non si ricorda soltanto ma si ricorpifica, si ricosmizza.
La vita, non il mondo (Andiamo a raccogliere i luertìss pag. 123) T. Scarpa
La vita, non il mondo (Andiamo a raccogliere i luertìss pag. 123) T. Scarpa
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