sabato 9 agosto 2014

16 - premio


Sono indecisa su quale delle due sia la vincitrice del premio cartolinosià di quest’estate.


Questa no, questa a me piace




15 - Servolo e Clemente


Oggi sono tornata a San Servolo, questa volta ho prenotato la visita e così sono riuscita a vedere anche le stanze dedicate al museo del manicomio. Io non so quanti musei simili ci siano in Italia ma penso che dovrebbero essercene tanti e facilmente visitabili perché è facile dimenticare, e certe cose, secondo me, è bene non dimenticarle. E poi ci sono anche tutti quelli che son nati dopo quella che viene chiamata la legge Basaglia e non sanno, bisogna che qualcuno glielo racconti, glielo spieghi. Finita la visita c’era subito un vaporetto per tornare a Venezia ma ho preferito girare per il giardino, che è molto bello. Mi serviva del tempo da sola, in silenzio. Ho preso il vaporetto dopo e me sono stata con delle rondini, che tanto silenziose non erano, e una gatta che ho scoperto chiamarsi Principessa.
Poi, questo pomeriggio, tornando a casa, mi sono fermata nella bottega di un ragazzo che conosco e lui mi ha raccontato che quando hanno venduto San Clemente, dove si trovava il manicomio femminile, era tutto in rovina e buttavano via tutto per poter costruire un albergo a cinque stelle e che lui ci è andato a visitare l’ex manicomio abbondonato, completamente in rovina. Sembrava che le persone da lì fossero scappate tutte insieme improvvisamente lasciando lì tutto, c’eran gli stanzoni con ancora della roba. Faceva impressione, mi ha detto. 

venerdì 8 agosto 2014

giovedì 7 agosto 2014

14 - sfuocata


In questa casa non ci sono le tapparelle, ci sono gli scuri e stasera, poco fa, mentre li chiudevo ho pensato che a me quel gesto lì di dover scastrare gli scuri dal coso che li tiene attaccati al muro, così come fissarli, sempre con quel coso, al muro alla mattina serve per rendermi conto che il giorno finisce e che il giorno inizia. Che c’è un giorno e che c’è un fuori. Io spesso a casa tiro su o giù le tapparelle senza neppure guardar fuori dalla finestra e invece se devo aprire la finestra, sporgermi, metterci il tempo che ci vuole per fissarle o scarstrarle dal coso che le tiene attaccate al muro sono come costretta a rendermi conto del fuori. Vedo. È impossibile non vedere. Questa sera la luna si vede da sotto le nuvole. C’è la luna sfuocata questa sera. 

mercoledì 6 agosto 2014

13 - comparizioni


Una cosa stranissima del fare le foto è che mi rendo conto di quanto di più e quanto di meno veda l’occhio. Non si capisce. È che a me, che le foto non le so fare, capita che spesso non riesco a trovare il modo di fare una foto che sia qualcosa che rappresenti quello che sto vedendo. E non parlo solo della luce, che quello uno, ad essere meno pigra,  studia e quel problema lo risolve, parlo proprio di quello che sto vedendo. A volte io sto vedendo di più, e tutto non ci sta, non c’è proprio modo di farcelo stare (almeno con la mia macchinettina) o di meno. Di meno molto spesso, mi capita che il mio occhio tolga tutto quello che mi disturba. Lo cancelli proprio dall’immagine. Non proprio lo cancelli, che per cancellarlo devi prima vederlo e poi decidere di toglierlo è come se non se ne accorga, non lo veda. Poi, quando guardo le foto, capita che ci sono persone che avrei detto in quel momento non c’erano, cestini della spazzatura che spuntano dal nulla perché io avrei detto che lì no, lì i cestini non c’erano, cavi della corrente, i cosi dell’aria condizionata, o cartelli come il segnale della via di fuga in questa foto. Mi avessero domandato C’erano dei segnali che indicavano la via d’uscita nei chiostri di San Francesco della Vigna? No, avrei risposto, ma sicurissima.

lunedì 4 agosto 2014

12 - se può consolarla


Oggi sono stata alla Galleria dell’Accademia. Non c’ero mai stata, tante volte mi ero detta Ci vado, poi, per un motivo o per l’altro, pigrizia inclusa, non c’ero mai entrata. A vederla con calma ci vorrebbe una giornata solo che il lunedì chiude alle due e io non lo sapevo. Sono entrata pensando di avere tutto il tempo che volevo, poi ho scoperto la cosa della chiusura alle due che non ero neanche a metà e così delle opere le ho viste un po’ di fretta. C’era un’intera sala dedicata al Carpaccio nella seconda metà dell’itinerario. Le sue opere che avevo incontrato nella prima metà me le ero guardate con calma, in quella stanza non ho fatto lo stesso, così, dal momento che era vicina all’uscita, quando sono arrivata in fondo ho detto al guardiano dell’ultima sala Torno un attimo a guardare il Carpaccio. Stiamo per chiudere signora, mi ha risposto. Faccio veloce, gli ho detto, alle due meno due sono qua. E sono tornata indietro. Ho mantenuto la parola, lui mi ha sorriso e mi ha spiegato che chiudono così presto solo il lunedì e poi ha aggiunto Se può consolarla e da dietro la schiena ha tirato fuori per magia la scheda della sala 21 e me l’ha regalata. Avrei voluto abbracciarlo ma mi vergognavo e poi va tu a sapere se la cosa gli avrebbe fatto piacere, così gli solo appoggiato una mano sul braccio, che avevo bisogno di un contatto anche fisico, e gli ho detto Grazie, è un gran bel regalo. Grazie. E sono uscita. Non so bene di che colore ero ma, dal caldo che sentivo in faccia, dubito che fosse il mio solito colore.
Poi, quando mi chiedono perché quando posso vengo qua, come faccio a spiegarlo in due parole? mi tocca rispondere Eh.