C’è chi mina le mie vacanze con mail di lavoro
e chi lo fa prendendo decisioni che non condivido in mia assenza. Ma io, a modo
mio, resisto. Poi ogni tanto mi sale il nervoso. Anche. Una mezza resistenza
direi. Comunque ‘sta sera a prendersi uno spritz a Rialto e poi a ascoltare un
gruppo jazz che suonava lì vicino si stava bene.
lunedì 30 luglio 2012
domenica 29 luglio 2012
12 - Carpaccio
(le pietre bucate)
Oggi sono stata a San Giorgio degli Schiavoni.
Non ci ero mai entrata, non le avevo mai viste. Sarei stata su quelle panche
per delle ore. Era tanto che non mi succedeva una cosa del genere. Ma quanto
era bravo? Non so se mi piace di più San Giorgio che uccide il drago o San Girolamo
che arriva con il leone. Se a qualcuno capita di entrarci parlate con chi vi
vende il biglietto d’ingresso che vi racconta un sacco di cose una più
interessante dell’altra. Belle son bellissime, tutte, e si sta benissimo lì a guardarsele
anche se non si sa niente, se si è ignoranti come me, ma se c’è qualcuno che
racconta e spiega, secondo me, è ancora meglio. E pensare che è successo tutto
per caso, ché l’altra sera ero al telefono con mia mamma e le avevo detto che
non riuscivo più a ricordarmi dov’era una chiesa, San Raffaele mi sembra che si
chiami, le ho detto la chiesa con il cane dalle parti delle Zattere e lei ha
capito, me lo ha spiegato e mi detto anche che era una delle chiese che il
nonno preferiva (nonno per lei, mio bisnonno). E poi, andando di ricordo in ricordo, mi
ha raccontato di quando il nonno la portava a San Giorgio degli Schiavoni e le
raccontava la storia di San Girolamo, del leone, della spina, che lui poi
l’aveva portato in convento e che tutti i frati vedendolo si erano messi a
correre e che quello che correva di più era Pistorius che aveva una protesi perché
aveva perso una gamba, divorata da un leone. E che a lei piaceva tantissimo
andare là e farsi raccontare la storia dal nonno e che lui ogni volta l’allungava,
ci metteva un pezzo in più. Il signore gentilissimo, quello che spiegava, a un
certo punto eravamo proprio davanti a quella tela lì, ero rimasta dentro solo
io, mi ha chiesto se avevo notato le “pietre bucate”. E io non le avevo viste, e
poi guardavo ma mica le vedevo, perché sì che avevo capito che dovevo cercare
delle pietre con un buco ma guardavo in basso, a livello del suolo e invece dovevo
guardare più in su. Me le ha indicate e
mi ha spiegato di come si stendeva, e allora ho viste le due pietre bucate e il
bastone e le tonache dei franti stese ad asciugare. Poi quando sono uscita mi
ha dato un compito: andare a cercarle nel campo vicino a San Lio. Ci ho messo
un po’ ché mi dimentico tutte le volte come fare per arrivarci, ma puoi le ho
trovate.
Secondo me oggi mi son presa una cotta, per
Carpaccio.
sabato 28 luglio 2012
11- eredoni e genidi
Curiosando in casa ho trovato un libro di mio
nonno, quello che non ho conosciuto. Mi hanno detto che era una persona molto
spiritosa e molto curiosa. Lui numerava i suoi libri. Quello che ho aperto oggi
e che ho letto un po’ è il numero 39. Si intitola Questo è l’uomo, il
sottotitolo è Il corporeo – Lo spirituale – L’umanità. L'autore è Antonino Anile. C’è un capitolo
sull’ereditarietà che è bellissimo. È un libro del novembre 1943, si parla
della nascita di una scienza nuova. La Genetica. A un certo punto del capitolo
c’è scritto “Gli individui sono diversi; ed è da questo perpetuarsi e
moltiplicarsi di differenze nell’ambito degli aggruppamenti umani che erompe il
dinamismo ascendente o discendente delle culture. La scienza si è preso
l’assunto di portar lume nell’ardua questione. Consapevole già che ciascuna
esistenza, compresa la nostra, non si trasmetta che attraverso corpi minuscoli di
cellule, venne di conseguenza sospinta a rivolgere la sua attenzione nei campi
dell’infinitamente piccolo. E qui per davvero il minimo non ci largisce minori
sorprese che il massimo: è più facile seguire le costellazioni del cielo che quel
che succede dentro una cellula. È così che la scienza contemporanea si trova
oggi dinanzi alla concezione granulare dell’ereditarietà. C'è forse da sentirsene paghi? Comprendiamo ora meglio che non ieri cosa sia un organismo? /…/ Concezione
granulare dell’ereditarietà (eredoni), che fa riscontro a quella medesima alla
quale sono convenuti i cultori di fisica indagando la materia (neutroni), e non è accaduto diversamente per
l’elettricità (elettroni), e per la luce (fotoni). Strano questo nostro destino
di ricercatori! Partiamo da grandi cose per cadere dentro un turbinio di
minimezze invisibili, senza dimensioni: è una punizione forse, anche questa,
del nostro orgoglio.” Andando avanti c’è la proposta di chiamare i geni
genidi in modo da non confonderli con il plurale di genio.
venerdì 27 luglio 2012
10 - un parente del violino
‘Sta mattina giretto tranquillo. Strade che
conosco, quasi impossibile perdere l’orientamento. Da casa a San Marco da lì
per l’Accademia, ho fatto il ponte e sono andata alla Salute rimanendo dalla
parte del Canale, Dogana, mi son fatta le Zattere fino alla chiesa dei Gesuati
poi ho preso per dentro, un salto alla
Toletta, che sia mai che io ci passo
davanti senza entrarci, poi fino a Campo San Polo, e dato che ero lì ho
recuperato il programma del cinema all’aperto, Rialto, San Marco, casa. Ci ho
messo più del solito ma tanto nessuno e niente mi faceva fretta. Mi fermavo a
guardare in giro, sono stata anche in due negozi a curiosare, mi son presa un caffè
poco dopo essere uscita e un succo di frutta alla pera, verso l’una. Mi son
persa in pensieri. Mi sono anche fermata una ventina di minuti a sentire un
signore che suonava uno strumento ( a vederlo sembrava imparentato con un
violino) aveva un suono bellissimo. Lui lo suonava stando seduto e lo teneva
davanti a se, quasi fosse un violoncello piccolo ma senza cassa, di legno pieno, puntandolo sulle ginocchia, lo
suonava abbracciandolo. Quando ha finito gli ho chiesto che strumento era ma ho
già dimenticato il nome. Se non scrivo e conto sulla mia memoria vado poco
lontano. Quando ero alla Fondamenta degli Incurabili mi sentivo sciogliere. C’è
caldo oggi, non so quanti gradi c’erano ma non c’era una bava d’aria e lì il
sole batte senza pietà. Qua se non mi metto un po’ all’ombra mi sciolgo come
una medusa spiaggiata, mi dicevo, altro che incurabili mi prendo una solana di
quelle che non scordo, e sono anche uscita senza darmi la protezione che se lo
sa il mio medico mi fa una tiritera di mezz’ora sui danni del sole, la pelle
chiara e i rischi inutili che non posso permettermi. Poi, forse perché ero lì,
mi son venute in mente delle pagine di Iosif Brodskij e quando sono stata alla
Toletta, dal momento che il libro che volevo prendere non l’avevano, mi sono
comprata Fondamenta degli Incurabili, non l’avevo, ho letto la copia di mia mamma,
mi è venuta voglia di controllare una cosa così poi, uno di questi giorni, rifaccio una strada che
ha descritto e conto quanti ponti ci sono. Non è la prima volta da quando sono
qua che mi vengono in mente delle pagine che mi sono piaciute. È un po’ un
effetto collaterale del leggere che trovo bellissimo.
giovedì 26 luglio 2012
9 - aver le rane
In casa ho trovato un libro che si intitola El parlar
figurato, poi sotto più piccolo c’è scritto 1269 modi di dire antichi e moderni
dei Veneziani. Ne ho letto più o meno un terzo e ce ne sono alcuni proprio
belli. Ogni tanto, per sbaglio, ne incontravo uno che conoscevo. Uno ho deciso
di adottarlo: Aver le rane. Sta per essere malinconici, nella spiegazione c’è
scritto le rane danno fastidio ma non fanno paura. A me le rane, oltre a non
far paura, non danno neanche fastidio, però l’idea che posso dire Ho le rane
quando mi chiedono Cos’hai? e io non ho niente se non che sono malinconica
piace. Molto.
8 - piccoli problemi
7 - quattro stelle
Ho trovato un albergo a quattro stelle, bellissimo. È in
campo San Lorenzo. Devo ricordarmi di dirlo a Cato.
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