giovedì 31 maggio 2012

parole per me nuove


Sto imparando un sacco di parole nuove. Se si lavora con qualcuno che viene da una parte dell’Italia differente dopo poco arrivano anche le parole nuove. Ieri la mia nuova socia d’avventura mi ha chiesto Mentre tu carichi il gel vuoi che metta le pecette? Io l’ho guardata e mi sa che si vedeva benissimo che non avevo proprio idea di che cosa volesse fare. Poi ha detto Alle provette di oggi, vuoi che faccia le pecette? Allora ho capito. E mentre caricavo lei ha scritto le etichette definitive.

Pecetta (da pece) 1) cerotto, toppa che si pone per riparare, 2) cosa o persona molesta o noiosa, 3) macchia di sudiciume, 4) etichetta, 5) piccola striscia nera sovraimpressa a una fotografia con funzione di nascondere.

martedì 29 maggio 2012

fa brutto

‘Sta mattina sull’autobus c’era una signora seduta davanti a me che parlava con un’amica. Eravamo in quei sedili che ci sono subito sopra le ruote dietro, son quattro posti e son messi che ci si guarda, a due a due. Anche a voler non ascoltare che cosa si dicevano non ci si riusciva. Mi son messa ad ascoltare. Raccontava della sua labirintite, del fatto che all’ospedale le avevano fissato l’esame dopo tre settimane ma che lei ne aveva bisogno in quel momento. Che aveva passato dei giorni che non riusciva a stare in piedi, continuava a cadere. Poi aveva trovato un posto dove le facevano quell’esame a pagamento, era un posto mezzo convenzionato e così aveva pagato solo trenta euro ma era riuscita a farlo il giorno dopo. Diceva alla sua amica Non potevo neppure andare a comprarmi il pane sotto casa. Avevo paura di cadere. Anche a mia mamma era successa una cosa simile, poi avevan capito che si erano spostati quei sassolini che abbiamo nelle orecchie, otoliti si chiamano, e lei si era molto arrabbiata della cosa. Mi spieghi perché non se ne stanno dove dovrebbero stare? chi gliel’ha detto di spostarsi? mi chiedeva al telefono. E anche a lei era successo che non se la sentiva di uscire perché aveva paura di cadere. Ecco io ‘sta mattina a sentire Non volevo cadere per strada, cadere per strada fa brutto, avrei voluto dire a quella signora quello che avrei voluto dire anche a mia mamma: cadere per strada è più pericoloso di cadere in casa ma non fa brutto. Fa brutto far qualcosa di male, star male non fa brutto, star male è brutto ma non fa brutto.

lunedì 28 maggio 2012

inversioni


L’altra sera stavamo guardando un film, io ero distesa sul divano e Cato era sdraiato parallelo a me. A un certo punto, abbastanza all’inizio, c’era un bambino che, per dimostrare che non aveva paura, doveva entrare di notte in un giardino e andare a trovare una vecchia. Si pensava fosse una strega. Era lì che attraversava il giardino quando si è sentito un verso miagoloso e allora io, che non me lo aspettavo, ho fatto un mezzo salto e Cato, che era già mezzo addormentato, ha tirato su la testa e si è messo a fissare il nemico (lo schermo). Dopo pochissimo, eravamo già nel mondo dei sogni. Ci siamo svegliati che mancava poco alla fine. Ah come guardiamo i film noi due non li sa guardare nessuno. Poi eravamo sveglissimi, Adesso si può andare a letto a leggere un po’, gli ho detto.

domenica 27 maggio 2012

mi starò annoiando?


Mi sveglio, prendo la brocca, è finito il vino. Mannaggia. Scendo e la riempio sbuffando. Torno di sopra, bevo un bicchiere, e proprio mentre comincio a pensare: non mi starò annoiando? suona il telefono.
È un mio amico che chiama dalla città.
Attacca subito a parlare.
Di pomeriggio, mi dice, sono stato a un interessantissimo convegno sulla crisi della ragione.
E tu non ragionare… mi vien da suggerirgli.
Poi, continua, sono stato ad un aperitivo. C’erano tutti, abbiamo parlato di tutto.
Tutti che parlano di tutto, una noia mortale sarà stato… ho pensato.
Poi era stato a una festa di un nostro amico. Sai, mi dice, è diventato professore ordinario. Certo, gli dico, se lo meritava. Del resto ha respirato quell’aria fin da bambino. Un luminare diventerà, un grande professore d'università come il suo bisnonno. Come suo nonno. Come suo padre. Come sua madre. Come la seconda moglie di suo padre. Come suo fratello e la moglie di suo fratello.
E tu? Che hai fatto? Mi chiede.
E io: ho letto un po’, poi son andato di sotto a prendere del formaggio, del vino… poi sono salito… ho letto ancora… ho trovato delle cartucce da fucile da caccia! Ho aggiunto con entusiasmo.
Ah! Ho capito, ha detto lui.
E domani? Mi chiede, torni? Andiamo insieme da qualche parte? Facciamo qualcosa?
Io ho detto no, non posso, sai ho tanto da fare, dobbiamo fare dei lavori qui…
Ah, ha detto lui, finalmente stai ristrutturando la casa!
Più che altro abbiamo problemi con le ragnatele. Ho trovato del formaggio mummificato sotto il letto. E un libro che cercavo da tempo. Un vagabondo suona in sordina, si chiama.
Ah! Capisco ha detto lui di nuovo.
Quando ho chiuso il telefono ho capito che non mi stavo affatto annoiando.
Ho ripreso le mie occupazioni.

Sufficit – Nino Vetri – pagg. 30-32

un chilo (e due)


Ci son dei giorni che si ha bisogno della pazienza, tanta. Di una scorta di pazienza enorme. Sarebbe bello se si potesse andare a comprarla.
-       Buongiorno.
-       Buongiorno a lei. Desidera?
-       Ha della pazienza fresca?
-       Sì, mi è arrivata proprio ieri. Quanta?
-       Un chilo, grazie. Me la taglia sottile così mi dura tutto il fine settimana?
-       Certo (poi pesa) È un chilo e due, che cosa faccio, lascio?
-       Lasci, lasci pure.

sabato 26 maggio 2012

sciolto


Camminavo per via san Vincenzo e davanti a me c’erano un papà e una bambina. A un certo punto la bambina ha chiesto al papà se le comprava un gelato. Il papà le ha detto di sì poi le ha chiesto Lo vuoi sciolto? e lei, serissima, ha risposto Sì, un cono sciolto.

venerdì 25 maggio 2012

una cosa e una cosa


una cosa sentita sull’autobus ‘sta mattina: Non sono una ruffiana, sei tu che sei una tontolana.

una cosa che, secondo me, si dovrebbe avere il buon gusto di evitare di fare: telefonare a casa di qualcuno per dire Guarda che Tizia si aspetta che tu la inviti a cena per il tuo compleanno.