lunedì 30 gennaio 2012

ma sì

Fa un freddo porco. Le previsioni di domani danno neve dalle due del pomeriggio. Sarà anche bello vedere la neve in riva al mare ma se si vive qui è diverso, se si deve fare qualcosa oltre che star lì a vedere la neve in riva al mare, che bella è bellissima è veramente uno spettacolo, si sa anche che in questa città se nevica è un disastro. Bastan pochi fiocchi e c’è la paralisi dell’intera città. Allora io son qua che spero che si sbaglino. Ma sì si sbagliano, si sbagliano, fanno allarmismo così chi può non va in giro, son sicura che si sbagliano. Adesso me lo ripeto per un po’ di volte, non tante, diciamo una cinquantina da ora a quando vado a dormire. Mettiamo che vado a dormire per mezza notte, son circa quattro ore da adesso. Quattro per sessanta diviso cinquanta fa? Quattro virgola otto. Una volta ogni cinque minuti? Facciamo che lo dico per sei o sette volte di seguito ogni mezz’ora circa. Mi sembra più semplice e meno noioso anche. Chissà se funziona, ma sì che funziona, son sicura che funziona.

domenica 29 gennaio 2012

d'inciampo

Oggi sono andata a vedere l’installazione della prima pietra d’inciampo di Genova. È stata un incontro molto interessante, tutti gli interventi sono stati interessanti. Tornando a casa mi venivan in mente delle cose e pensavo a quanto le pietre d’inciampo servano. Pensavo anche al mio modo di ricordare che è strettamente collegato al mio modo di non ricordare. Perché, nella maggior parte dei casi, è un ricordare mettendo il tutto in un preciso periodo storico, escludendolo dall’oggi e dall’adesso. Non è un ricordare solo in un giorno (almeno fino a lì sono riuscita ad arrivare) ma è comunque un ricordare ingiusto. E l’ingiustizia è data, almeno per come la vedo io, dallo spostare tutto in un altro tempo. Un ricordo dovrebbe servire ad avvicinare una cosa e non ad allontanarla. E poi mi è tornato in mente di una volta, saran passati tre anni, quattro al massimo, eravamo in cinque in quella stanza e uno di noi ha fatto un’affermazione antisemita. È calato il silenzio. Quel silenzio è come se gli avesse dato forza, ed è arrivata anche la seconda. Peggiore della prima. E io sono stata zitta. Io non ho detto niente, né la prima volta né la seconda. Son stata zitta. Son stati zitti anche gli altri tre? Sì. Ma il punto è che io son stata zitta e me ne vergogno. Mi sono vergognata quel giorno, me ne vergogno anche adesso.

venerdì 27 gennaio 2012

non alati



alati





torme di leoni

In compenso ci sono, ovviamente, torme di leoni: leoni alati, con il libro aperto sul motto “Pax tibi, Marce, Evangelista meus”, o leoni dal normale aspetto felino. Quelli alati, a rigore, appartengono anche loro alla categoria dei mostri. In essi però, dato il mio genere di lavoro, ho sempre visto un’altra versione di Pegaso, più sveglia e più istruita, perché Pegaso saprà volare, d’accordo, ma è alquanto dubbio che sappia leggere. Per voltare le pagine, comunque, una zampa è uno strumento che ha qualche vantaggio su un zoccolo.

Fondamenta degli incurabili – Iosif Brodskij - pag.72




giovedì 26 gennaio 2012

ma allora (un bambino molto intelligente)

Questa mattina camminavo per la strada e davanti a me c’erano un papà e un bambino, dal dialogo mi sa che quel bambino è in seconda elementare. Il marciapiede era stretto, io non avevo fretta e così camminavo al loro passo e ascoltavo.
Papà: Quante ore ci sono in un giorno?
Bambino: Ventiquattro.
Papà: Bravo. E se in una stanza entra una persona ogni tre ore, alla fine della giornata quante persone sono entrate?
Bambino: Ventiquattro diviso tre. Tre, sei, nove, dodici, quindici, diciotto, ventuno, ventiquattro (ad ogni numero alzava un dito). OTTO.
Papà: Bravo, tre per otto fa ventiquattro. E se ne entra una ogni otto ore?
Bambino: Ma la tabellina dell’otto non l’ho ancora fatta.
Papà: Ti insegno un trucco, se tre per otto fa ventiquattro anche otto per tre fa ventiquattro.
Il bambino lo guarda pieno d’ammirazione. Poi si mette a pensare, si vedeva benissimo che era perso nei suoi pensieri. All'improvviso gli dice: Ma allora quando arrivo alla tabellina del nove la so già tutta.
Papà: Sì, quasi.

mercoledì 25 gennaio 2012

a quota

Ieri sera nella cassetta della posta c’era una cartolina che è stata scritta e spedita da Venezia. E a me è venuta una voglia di esser lì con chi mi ha mandato quella cartolina che anche metà di quella voglia sarebbe già da considerare una gran voglia. Così poi, quando dovevo scegliere che libro iniziare, mi è venuto in mente che l’ultima volta che sono stata dai miei ho fatto un po’ un giro tra i libri di mia mamma e le ho chiesto se potevo portarmene qualcuno qua al mare Così prendono un po’ di iodio e non viene loro il gozzo, ho detto a mia mamma. E ieri mi sono ricordata che tra quei libri ce ne era uno che sarebbe andato proprio bene per come mi sentivo. È un libro piccino che ha un inizio molto bello (e che, per i miei gusti, continua a rimanere bello anche andando avanti). Quel libro si intitola Fondamenta degli incurabili e inizia così: Molte lune fa il dollaro era a quota 870 e io ero a quota 32.