Ieri
sono andata a uno di quei corsi obbligatori che si fanno nel mio istituto
perché possiamo imparare quali sono i comportamenti corretti da usare quando
lavoriamo per diminuire gli infortuni da rischio biologico. E fin qui tutto
bene. È una cosa bella che si tengano. Magari sbuffo un po’ perché li devo fare
ma ogni volta c’è qualcosa che porto a casa, che mi fa pensare, che mi fa
(almeno) proporre di cambiare delle abitudini. Quello che però questa volta mi
ha colpito di più, e che ha colpito molto anche la mia collega che lo stava
facendo con me, son state due frasi. Due frasi che a noi son sembrate decisamente
bizzarre ma che ci è sembrato siano passate del tutto inosservate. Tutte e due frasi
pronunciate durante l’intervento del medico della medicina preventiva. La
prima, non ricordo bene le parole ma il succo era che bisogna imparare a
denunciare anche gli incidenti che ci sembrano piccoli e senza rischio, o a
bassissimo rischio, perché se succede qualcosa e non abbiamo fatto la denuncia
poi con l’INAIL son problemi che non ci riconosce l’incidente sul lavoro. Non,
se non fate la denuncia perdete la possibilità di essere tutelati con vaccini,
terapie, non siete sottoposti a controlli che vi permettono di ridurre la
possibilità di ammalarvi seriamente. No il punto era avere il riconoscimento da
parte dell’INAIL. La seconda invece era sulle terapie per il rischio HIV. Anche
lì una cosa stranissima. Se, facciamo corna, veniamo in contatto con del sangue
HIV positivo abbiamo diritto a una cura che diminuisce le possibilità di
ammalarsi. Questa cura prevede due farmici, uno era lo stesso per gli uomini e
per le donne, l’altro era diverso. Lui candidamente ci ha spiegato che quello
che si usa per gli uomini non va bene per le donne che prendono la pillola e
poi, sempre candidamente, ha detto che dal momento che poi il medico si
dimentica di chiedere se prendiamo o no la pillola hanno messo di base quello
che va bene anche se si prende la pillola per tutte le donne. Allora io mi
chiedo Ma se non hanno messo quel secondo farmaco anche per gli uomini, vuol dire
che funziona meno bene? Che secondo me è una domanda legittima, perché sarebbe
ancora più semplice lasciare la stessa terapia per tutti se realmente funzionassero
allo stesso modo.
venerdì 6 marzo 2015
giovedì 5 marzo 2015
Però
Però
non si può sempre far ricadere ogni cosa sulla società. Ci sono momenti in cui
si è carogne per conto proprio.
Cane
bianco – Romain Gary – trad. R. Fedriga – pag. 58
domenica 15 febbraio 2015
ci ha salutate
Per
due giorni, giovedì pomeriggio, tutto venerdì e sabato mattina, c’è stato un
congressino qua a Genova e io ci sono andata. Mi è piaciuto. Dovevo parlare
anch’io, poco poco per fortuna, che io prima dico di sì Che bello, dico,
Grazie per avermi invitata, dico anche, poi però come vedo un microfono ho un
attacco di colite e penso Ma perché ho detto di sì? penso anche E se poi non
capisco le domande che son anche in una lingua che non è la mia? Dovevo parlare
il venerdì mattino, alle nove a voler essere precise, e così giovedì ma anche
venerdì non mi sono goduta molto il fatto che ci incontravamo nell’acquario. Sabato
invece, iniziava alle otto e mezzo e io alle otto ero già là, ho incontrato una
collega e ci simo messe a girare. Non c’era ancora nessuno, non era ancora
aperto al pubblico. Le vasche non erano ancora illuminate. Girando abbiamo
trovato la vasca dei delfini e ci siamo fermate a guardarli. Erano bellissimi.
Pioveva qua venerdì e dalla nostra posizione vedevamo loro che nuotavano e la
pioggia che cadeva sull’acqua, ma la vedevamo da sotto, come la vedono loro.
Poi abbiamo messo una mano sul vetro e il più piccolo dei due delfini quando
passava dove era la nostra mano strisciava contro il vetro. Sembrava si volesse
prendere le nostre carezze. Quando poi ci siamo rese conto che era il caso di
tornare verso la sala se non volevamo arrivare in ritardo lo abbiamo saltato.
Abbiamo fatto proprio ciao ciao con la mano, come quando si saluta un bambino,
e lui, sempre il più piccolo dei due delfini, si è messo in verticale e ha mosso
una pinna. Io lo so che non ci ha
salutato, la mia parte razionale lo sa benissimo ma se dovessi dire quello che
ho provato, ecco, allora io direi che ci ha salutate.
mercoledì 11 febbraio 2015
un pensiero
Io
sto seriamente pensando di scappare dal novantanove per cento del tutto. C’è
solo un piccolissimo problema, piccolo piccolo eh, non so come si fa.
domenica 8 febbraio 2015
cose successe oggi
Io
questa mattina mi son presa paura. Mi son messa al computer e non trovavo più
delle cose. Prima non trovavo il file di sabato ed ero già lì a urlare nella
mia testa Nooo, tutto il lavoro di ieri perso. Poi non trovavo più neppure il
file di venerdì e lì ho iniziato a sudare. Già sono in ritardo e mi sento
indietro da far paura, ci manca solo aver perso non uno ma
addirittura due giorni di lavoro mi dicevo. Mi sembrava una cosa insostenibile
per le mie poche forze residue. Poi mi son messa a cercare la cartella nella
quale sto salvando tutte le robe legate a quella roba lì e non trovavo più
neanche quella. Allora me la sono data e ho guardato attentamente se c’era una
cartella che invece di chiamarsi con il nome di una banca si chiamava con un
insieme lettere a caso. L’ho trovata e lì dentro c’era il file del giorno
prima. Bene. È stato uno scherzo di Aglio che questa volta invece di mettermi
delle cose come la voce che mi dice tutto quello che sto facendo o farmi
partire dei file audio a caso nel cuore della notte mi aveva cambiato solo nome
a due cartelle che erano sulla scrivania. Non l’ho neppure sgridato dalla
felicità che mi è venuta a ritrovare tutto. Bene pensavo, cioè bene per niente
ma almeno non ho perso nulla. È che per la prima volta sto cercando di ottenere
un finanziamento per una cosa di lavoro e il bando è di una banca che ha il nome di un santo. Mi è già capitato di partecipare alla richiesta di un
finanziamento ma facevo solo dei pezzetti e poi, comunque, venivano riguardati
da altri. Adesso invece c’è proprio il nome su quella richiesta, sempre ammesso
che arrivi in tempo a chiuderla. Questo pomeriggio mi son messa a cercare di
capire come si facevano le schede del budget, che non si possono proprio far
male considerato chi le guarderà. Mi sa che domani mi attacco al telefono e
cerco di capire tutte le cose che ho dubbie, io che faccio fatica a tenere i
mei conti là dentro mi son mezza persa. Tutta ‘sta fatica sentendo in
sottofondo Le probabilità che hai son più o meno pari a zero. Tutta esperienza,
mi rispondo da giorni, ma ci credo sempre meno a quello che mi dico. E oggi
mentre ero a messa ho pensato per la prima volta che il nome di quella banca è a
uguale a quello del santo che stavan leggendo. Di solito, io le sue lettere le trovo spesso
difficili, di solito quando mi distraggo mi trovo a pensare Ma quante lettere
ha scritto nella sua vita quell’uomo? Oggi no.
domenica 1 febbraio 2015
senza pensare
Ieri
ha grandinato. Avevo appena steso fuori quando ha iniziato, allora sono andata
subito sul terrazzo a ritirare i panni ma prima, subito prima di staccar
mollette e prender le cose dai fili, ho preso in mano un chicco e l’ho sciolto
tra le dita. L’ho fatto senza star lì a pensare a quello che facevo e poi mi
veniva da sorridere perché è una cosa che mi faceva fare mia mamma quando ero
piccola. Mi diceva Prendi un chicco e tienilo tra le dita finché non è sciolto
così la grandine non rovina i campi.
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