Una
cosa stranissima del fare le foto è che mi rendo conto di quanto di più e quanto
di meno veda l’occhio. Non si capisce. È che a me, che le foto non le so fare,
capita che spesso non riesco a trovare il modo di fare una foto che sia
qualcosa che rappresenti quello che sto vedendo. E non parlo solo della luce,
che quello uno, ad essere meno pigra, studia e quel problema lo risolve, parlo proprio
di quello che sto vedendo. A volte io sto vedendo di più, e tutto non ci sta,
non c’è proprio modo di farcelo stare (almeno con la mia macchinettina) o di
meno. Di meno molto spesso, mi capita che il mio occhio tolga tutto quello che mi disturba. Lo cancelli proprio dall’immagine. Non proprio lo cancelli, che per
cancellarlo devi prima vederlo e poi decidere di toglierlo è come se non se ne
accorga, non lo veda. Poi, quando guardo le foto, capita che ci sono persone che
avrei detto in quel momento non c’erano, cestini della spazzatura che spuntano
dal nulla perché io avrei detto che lì no, lì i cestini non c’erano, cavi della
corrente, i cosi dell’aria condizionata, o cartelli come il segnale della via di
fuga in questa foto. Mi avessero domandato C’erano dei segnali che indicavano
la via d’uscita nei chiostri di San Francesco della Vigna? No, avrei risposto,
ma sicurissima.
mercoledì 6 agosto 2014
lunedì 4 agosto 2014
12 - se può consolarla
Oggi
sono stata alla Galleria dell’Accademia. Non c’ero mai stata, tante volte mi
ero detta Ci vado, poi, per un motivo o per l’altro, pigrizia inclusa, non
c’ero mai entrata. A vederla con calma ci vorrebbe una giornata solo che il
lunedì chiude alle due e io non lo sapevo. Sono entrata pensando di avere tutto
il tempo che volevo, poi ho scoperto la cosa della chiusura alle due che non
ero neanche a metà e così delle opere le ho viste un po’ di fretta. C’era
un’intera sala dedicata al Carpaccio nella seconda metà dell’itinerario. Le sue
opere che avevo incontrato nella prima metà me le ero guardate con calma, in
quella stanza non ho fatto lo stesso, così, dal momento che era vicina
all’uscita, quando sono arrivata in fondo ho detto al guardiano dell’ultima
sala Torno un attimo a guardare il Carpaccio. Stiamo per chiudere signora, mi
ha risposto. Faccio veloce, gli ho detto, alle due meno due sono qua. E sono
tornata indietro. Ho mantenuto la parola, lui mi ha sorriso e mi ha spiegato
che chiudono così presto solo il lunedì e poi ha aggiunto Se può consolarla e
da dietro la schiena ha tirato fuori per magia la scheda della sala 21 e me
l’ha regalata. Avrei voluto abbracciarlo ma mi vergognavo e poi va tu a sapere
se la cosa gli avrebbe fatto piacere, così gli solo appoggiato una mano sul
braccio, che avevo bisogno di un contatto anche fisico, e gli ho detto Grazie,
è un gran bel regalo. Grazie. E sono uscita. Non so bene di che colore ero ma,
dal caldo che sentivo in faccia, dubito che fosse il mio solito colore.
Poi,
quando mi chiedono perché quando posso vengo qua, come faccio a spiegarlo in
due parole? mi tocca rispondere Eh.
11 - mezzo
Oggi
ho pranzato in un ristorante un fritto misto buonissimo e quando me l’hanno
portato, mentre ci spremevo sopra il limone, me lo sono immaginato con
cinquanta candeline. E mi veniva da ridere e sotto, in sottofondo,
sentivo come la mia voce che diceva Ma te hai capito che adesso hai mezzo
secolo? Secondo me l’ho capito, mi rispondevo, e sono anche contenta di esserci
arrivata e di essere qui a mangiarmi il fritto, bermi il quartino di bianco,
festeggiarlo in questa città che trovo magica. C’era anche il sole, poi no, poi
alle tre e mezzo si è messo a piovere, ma per poco.
sabato 2 agosto 2014
9 - un museo con dentro un po' di tutto
Oggi sono stata al museo Corer che eran tantissimi anni che non ci entravo, ne avrò avuti dodici o tredici quando ci sono stata. Il primo pensiero che ho fatto quando ero lì è stato un pensiero così stupido ma così stupido che a sentirlo nella mia testa mi son detta Dai Latte, sveglia. Adesso il percorso inizia visitando delle stanze, molto belle, che sono state le stanze dell’imperatrice Sissi quando è stata qua e guardando un suo ritratto il mio pensiero è stato Ma guarda come assomiglia all’attrice del film. Come pensiero bisogna proprio dire che è di una stupidità così grande che fa sorridere. Sono stata lì, non solo in quelle stanze in giro per il museo, per più di tre ore e mezza, quasi quattro, poi ho capito che non ero più in grado di vedere niente. Non mi stupiva più nulla, allora, anche se non avevo finito di visitarlo, sono uscita. Una cosa incredibile di quel posto è che c’è un po’ di tutto. In una stanza che raccoglieva bussole, compassi e roba varia per la navigazione c’era anche una clessidra che son stata un po’ lì a guardarla e poi mi son fatta l’idea che potesse dividere l’ora in quarti d’ora solo che non potevo provare perché era dentro una vetrinetta.
In un’altra c’era una cartina del mondo dipinta da un monaco che non si è mai mosso da Murano ma che si faceva raccontare il mondo. C’è tutto in quella cartina, ad eccezione dell’America che non la si conosceva ancora, è dipinta, per come siamo abituati noi, al contrario, con il nord verso il basso e c’è il nostro stivale con la punta in alto e un Africa un po’ più corta e cicciona di quello che è, e tante Russie, ognuna con aggettivo vicino ma si leggeva male perché quella zona lì in qualsiasi posizione ci si mettesse prendeva il riflesso del lampadario. In una stanza c’eran due mummie egizie, in un’altra delle posate con i manici fatti con i cristalli di Rocca, in un'altra una specie di mobiletto con sopra delle specie di scatole e se si leggeva la descrizione si capiva che era un porta parrucche. C’eran anche delle scarpe da donna, zoccoli intarsiati in madreperla XVI XVII secolo Venezia c’era scritto sul cartoncino messo lì vicino, che io ho pensato che non sarei riuscita neppure a fare due gradini del primo ponte incontrato fuori casa con quei cosi ai piedi.
venerdì 1 agosto 2014
8 - il bello di essere a casa
Questa
mattina piovigginava. In questi giorni, escludendo sabato, se pioveva pioveva
la notte o le primissime ore della mattina. Alle dieci o alle undici quando
uscivo per fare i miei giri aveva smesso. Ho sempre girato con l’ombrellino
nella borsa ma non l’avevo mai tirato fuori. Questa mattina invece serviva.
Quando sono uscita per prendere il pane e poco altro il mio ombrellino verde
serviva. Ero lì dalla panettiera in attesa che la signora che era in negozio
prima di me finisse di raccontarle una cosa quando ho visto che era giorno di
gnocchi. I gnocchi, che sarebbero gli gnocchi, in quella panetteria li fanno
solo il martedì e il giovedì. Mi è venuta voglia di gnocchi così me li sono
comprati. Li mangio a pranzo, ho pensato tornando a casa, esco nel pomeriggio.
Poi oltre a mangiare ho bevuto un po’. Mi butto sul divano a leggere, ho
pensato, così aspetto che smetta di piovere e poi esco. Poi ha smesso, ho
aperto le finestre e in salotto a leggere e a fare delle pause e star lì ad
ascoltare le conversazioni di chi stava sotto, andare in cucina farsi un caffè
e tornare in salotto si stava benissimo. Non sono uscita. Sono uscita poco fa.
Fammi almeno portar fuori la plastica che domani è sabato passa il barcone
della raccolta della plastica. Ho fatto su il sacchetto della plastica e della
latta, ho messo l’adesivo così sanno che non è indifferenziata. Ero già per le
scale quando mi son detta Ma domani è venerdì. Allora son tornata su ho preso
quello della carta, che è anche più facile perché te lo danno loro il sacchetto
dove metterla, non era pienissimo, ci stava ancora della roba ma ormai ero
entrata nell’idea che dovevo fare almeno quella cosa. Ho portato giù la carta.
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