Il mio bisnonno era bravissimo ad aggiustare
le cose. Qualsiasi cosa. Non sopportava gli orologi fermi così aveva imparato
ad aggiustarli, aveva imparato da solo, senza che nessuno glielo spiegasse. Aveva imparto così bene che erano in
tanti a portargli gli orologi, orologi che correvano, che ritardavano, ma anche quelli che non
camminavano più. Aggiustava qualsiasi cosa. In casa aveva un mezzo busto di
marmo bianco. Forse non era marmo, forse sembrava solo marmo. Era il mezzo
busto di uno molto giovane, con in testa un cappello tipo quello di David
Crockett e in bocca una sigaretta. Una volta mi aveva sorpreso che lo guardavo (il
mezzo busto non lui) e mi aveva raccontato che a quel mezzo busto mancava un
pezzetto del labbro di sotto e così lui ci aveva messo una sigaretta. L’aveva fatta
con lo stesso materiale e l’aveva messa così bene che non si vedeva mica che era
stata aggiunta, che in realtà quel ragazzo aveva il labbro rotto.
mercoledì 10 ottobre 2012
lunedì 8 ottobre 2012
passa il tempo
Oggi nella cassetta della posta
c’era un foglietto lasciato un nostro amico che non vediamo da anni. Lui è
pediatra, probabilmente è passato da queste parti per lavoro e ha deciso di
lasciarci un biglietto. Il trovare il suo biglietto mi ha messo addosso l’allegria.
È tantissimo che ci si vuole vedere e poi non si organizza. Sua moglie ed io
siamo state molto amiche poi con l’arrivo dei figli ci siamo persi un po’ di
vista. ‘Sta sera gli ho mandato un messaggino e subito dopo ho ricevuto in
risposta: Chi sei? Ecco, ne ho combinata una delle mie, mi dicevo, a chi ho
massaggiato? Invece, strano ma vero, non avevo sbagliato niente. Così gli ho
scritto Ma quanti biglietti del genere lasci nelle caselle della posta? Saluti
a tutti e quattro, e poi ho firmato. Immediatamente è arrivata la risposta Sono
il figlio il numero di mio padre è 339-… Così c’è stata questa serie di messaggi che erano un po' ridicoli e un po' surreali. Ho scoperto che dei due figli era il più grande ad avere ora il suo ex
cellulare (e numero annesso). È simpatico, lo era anche da bambino. Io non so
quanti anni son passati, però mi ricordo che l’ultima volta che siamo andati a cena da loro il
figlio più grande era in terza elementare e mi aveva fatto vedere il suo quaderno dei compiti di matematica. Adesso è fuori casa la sera.
domenica 7 ottobre 2012
giovedì 4 ottobre 2012
due, proprio due
(sottopassaggio di Brignole)
poi una si domanda perché è tutto il giorno
che canticchia Ci son due coccodrilli ... chissà perché.
in borghese
Avevo caldo e dal momento che stavo lavorando al computer ho tolto il camice, poi è successo che è suonata la sveglia e mi sono alzata per fare una cosa piccolina, quando sono arrivata in lab la mia nuova socia mi ha guardato Ma cosa ci fai tu in borghese? mi ha detto.
mercoledì 3 ottobre 2012
i portici
Ieri ero stanca (turna, eh sì, turna) e allora
mi son detta Facciam qualcosa di diverso che svenire con un libro in mano, se
va bene, o davanti alla tele, se va male. Ché anche far sempre le stesse cose
stanca. Così quando Daniele mi ha chiamato per dirmi che andava a correre io
gli ho detto Peccato, pensavo di chiederti se avevi voglia di un bicchiere di
bianco. L’ho convinto facilmente. Poi, dopo il bianco e dopo un caffè, io me ne
sono andata a sentire una cosa che c’era al Ducale, Sarajevo 20 anni dopo si
intitolava. Il sottotitolo invece era Parole, poesia e teatro per Sarajevo. E
andando verso il Ducale ieri sera, adesso che ormai il sole va giù presto, i
porteci di via XX eran proprio belli.
lunedì 1 ottobre 2012
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