domenica 9 settembre 2012

sulla scoperta degli errori


Ieri leggendo ho trovato l’espressione “forza belluina” e mi è tornato in mente che da piccola, ma non da piccola piccola, da piccola grandina, io dicevo “forza beduina”. Quando ho scoperto che sbagliavo ci ero rimasta male e mi ero tirata su pensando che forza beduina era (è) più bello di forza belluina e che i beduini, per me, dovevano avere più forza delle belve. Sempre stata un po’ strana.

sabato 8 settembre 2012

chissà


Questa mattina facendo il bagno alle mie orchidee mi sono accorta che una ha una cosa verde piccolissima su uno stelo. Non so cos’è ma a me, come struttura, ricorda la struttura delle foglie. Sembrano due foglie piccolissime. Se son foglie non capisco che cosa ci fanno delle foglie là, su un fusto. Che poi non son mica che si chiami fusto nelle orchidee, insomma quello che sembra un fusto, quello che quando l’orchidea fiorisce ha i fiori. Allora mi è venuto in mente che magari sta nascendo una pianta su una pianta. Chissà.

un effetto stranissimo


Mentre stavamo aspettando di recuperare dei campioni da una centrifuga, una studentessa mi ha chiesto se ho figli, No le ho risposto, e mi sa che mi si leggeva molto bene in faccia che non capivo da che parte era saltata fuori quella domanda così lei ha aggiunto Pensavo di sì, ho visto il libro* che ha sulla sua scrivania. E a me veniva da sorridere pensando alle cose che possono venire in mente delle persone che non si conoscono partendo da quello che si vede di loro, così ho aggiunto È di un autore che leggo volentieri. Da lì siamo andate avanti e lei mi ha detto che legge quasi solo stranieri e mi ha chiesto come faccio a scegliere tra gli autori italiani, che è una domanda un po’ strana, per me, perché io non faccio molta differenza tra italiani e stranieri quando scelgo un libro. Mi è venuto in mente che quando avevo preso in mano il primo libro dello stesso autore ero stata attratta dalla copertina, l’avevo aperto, letto due pagine circa a metà libro e poi mi ero domandata Ma di chi è? Avevo letto nome, cognome, la data di nascita e avevo pensato To, abbiamo quasi la stessa età. Allora le ho risposto Di solito provo a leggere delle pagine a caso e se in quarta trovo la data di nascita guardo se hanno più o meno la mia età o se sono più vecchi o più giovani. Mi sa che la mia risposta l’ha stupita più di quanto abbia stupito a me la sua domanda. Di che anno è lei? mi ha chiesto, Del 64, le ho detto. Come mio papà, ha aggiunto. E a me quella risposta là ha fatto un effetto stranissimo, ché non è che non lo so che ormai ho una certa età. Lo so quanti anni ho, lo so benissimo, ma pensare di avere una figlia che va al secondo anno d’università a me faceva un effetto stranissimo anche se, a pensarci adesso  tra me e mia mamma ci sono solo ventiquattro anni di differenza quindi quando mia mamma aveva l'età che ho io ora aveva una figlia che si stava per laureare. E poi basta, poi siamo tornate a parlare di quello che stavamo facendo. 

* Tredici favole belle e una brutta - Paolo Nori
 

venerdì 7 settembre 2012

un prù, doppio


Ci sono riuscita, sono arrivata in fondo anche ‘sta volta e mi sembra proprio che sia andata bene. Eran contenti. Ed ero (sono) contenta anch’io. Stanca e contenta. Forse un po’ sono riuscita a dare un’idea di quel che facciamo in lab. Uno può anche pensare Eran contenti di aver finito. Forse, forse anche di quello, ché anche per loro è stato un bell’impegno, però sembravano contenti di come avevamo lavorato insieme. Andando via mi hanno detto Però ci perdiamo come finisce la storia. Se volete vi mando la fine via mail, ho risposto*.  Questa mattina mi hanno fatto una sorpresa e alla pausa caffè hanno tirato fuori focaccia e pastine. È stato un gran bel pensiero. Non me lo aspettavo. A me piace mangiare e le pausa caffè + sigaretta di metà mattina e di metà pomeriggio sono importanti per il mio equilibrio fisico e psichico. Quella pausa mi ha fatto un doppio prù.

*siamo vicini alla fine, si inizia a capire come finirà ma la fine vera arriverà tra una, due settimane.

giovedì 6 settembre 2012

come si faceva prima?


Questa settimana è la settimana delle esercitazioni agli studenti che vuol dire che dalle nove e mezza alle sei, escludendo un’oretta di pausa verso l’una e un quarto, una e mezzo, devo stare super attenta dal momento che l’idea sarebbe quella di lavorare spiegando. Vuol dire anche che una volta che hanno lasciato il lab devo metter a posto e decidere per bene che cosa faremo il giorno dopo e rispondere alle mail che sono arrivate nel pomeriggio. Sono stanchissima e ora sto ringraziando il creatore del fatto che domani sarà venerdì. Io non ho più l’età per fare tutta la settimana così. E poi sono troppo abituata a fare le cose per i fatti miei, a volte anche in compagnia ma spesso per i fatti miei. Oggi ero lì che spiegavo/facevo le sequenze, ho fatto anche un po’ di storia su come si facevano prima, e dopo che hanno scoperto che ho iniziato a fare sequenze prima che ci fossero i sequenziatori, poco dopo, sarà stato un due ore dopo, uno mi ha detto Ma quante punte che si usano se si fa biologia molecolare, come si faceva prima? Io l’ho guardato Non capisco la domanda, gli ho detto. Lui mi ha detto Prima delle punte di plastica. Avevo capito giusto. Eh, non lo so, gli ho detto, quando ho iniziato a lavorare io la plastica l’avevan già inventata. E poi ci veniva da ridere, ma siamo andati avanti più o meno come se niente fosse.

lunedì 3 settembre 2012

uno scatto


Siamo riuscite a vederci. Noi due e basta. Dopo tantissimi anni una serata solo nostra. Una bellissima serata. Quelle ore ci faranno compagnia per un bel po’. Una serata che forse nasconde dell’egoismo ma ogni tanto serve poter avere del tempo per parlarsi guardandosi negli occhi, senza altre orecchie in giro, senza altre persone da guardare, da ascoltare, con le quali dividere tempo e attenzione. E non è che non avessi voglia di vedere anche suo marito, le sue figlie però avevo una gran voglia di stare un po’ con lei. Solo con lei. Penso che l’amicizia abbia bisogno anche di questi momenti. In questi giorni me lo sono ripetuto spesso, non so bene perché, ne sono convinta.  La prossima volta sarà tutti insieme, mi dico (son già qua che penso alla prossima volta, sperando che sia vicina e non tra due anni e mezzo). Ci eravamo illuse di poterci vedere due volte, una solo noi due e una tutti insieme. Abbiamo dato la precedenza al vederci solo noi due. Poi tutti insieme non ci siamo riusite. Sabato quando l’ho chiamata per augurarle buon viaggio le ho chiesto se mi mandava le foto delle sue bambine, tra quelle fatte in questi giorni genovesi. Me le manderà, poi ha aggiunto Non ci siamo fatte neanche una foto noi due insieme. Abbiamo deciso che non ne avevamo bisogno, che basta il nostro ricordo e abbiamo anche deciso che la foto che meglio rappresenterebbe la nostra serata, quella che abbiamo ben piantata negli occhi tutte e due e che quindi è a tutti gli effetti uno scatto, ci vede a Capolungo. In quella foto stiamo aspettiamo l’autobus con il quale dovevo tornare a casa. Nel posto sbagliato. La fermata era più in là. Pochi metri prima. In quella foto ci sono le nostre facce stupite nel vedere l’autobus che non si fermava anche se avevamo il braccio che sporgeva dal marciapiede. In quella foto c’è quello stupore ma anche la ridarola che ci ha prese quando abbiamo capito l’errore, quella che è arrivata subito dopo che ognuna si è autodata della deficiente. In quella foto ci sono anche i venti minuti guadagnati aspettando l’autobus dopo. Insieme.

sabato 1 settembre 2012

una


Una legge Luna Blu e spera di vederla la luna blu, si segna quando sarà la luna blu e poi? Poi, quando dovrebbe vedere la luna blu, ci sono le nuvole e la luna blu non la vede.

Una pensa che il fine settimana sarà un po’ nuvolo ma pace, ha tante cose da fare, il fatto che non sia bellissimo, che non ci sia la tentazione di andarsene al mare e rimandare le cose che vorrebbe fare vien anche bene, pensa. E si sbaglia perché si alza e ci son diciassette gradi e il primo pensiero della giornata sarà Io faccio colazione e me ne torno a letto. Poi si alza di nuovo e il secondo pensiero della giornata sarà Grandine? Non ci sono più le mezze stagioni. E dopo un pensiero del genere le viene voglia di tornare a letto. Però un po’ si vergogna a non far niente allora decide che si potrebbe riempire una vasca da bagno. Fare il bagno è una cosa a mezza strada tra il non far niente e il far qualcosa.