sabato 4 agosto 2012

20 - sottosopra

(da sotto)
(da sopra)

venerdì 3 agosto 2012

19 - bello il Bella


Lasciam perdere il fatto che ho fatto due volte il giro del palazzo perché non vedevo l’entrata. Va be’ c’era un catafalco davanti, che poi in realtà sarebbe un ponteggio che la nascondeva, ma c’era anche un poster gigante appeso con su scritto Fondazione Querini Stampalia: entrata. Lasciam perdere, stendiamo un velo, anche se ci sarebbe da stendere una coltre da cavallo ma fa caldo. Facciamo che rimaniamo al classico velo, meglio. Nonostante quest’inizio e ringraziando il fatto che sul retro del palazzo c'era un cartello, sembrava il cartello delle vie di esodo in caso d’incendio e invece no, era un cartello messo lì apposta per aiutare chi come me non trovava l’entrata. Voi siete qui, c’era scritto sopra un cerchietto nero e poi c’erano le frecce su una piantina, spiegavano che giro dovevo fare per trovare l’ingresso. Lasciamo anche perdere il fatto che se non vedevo il cartello io di giri ne facevo almeno tre prima di trovare l’entrata. Nonostante l’inizio non promettente, che dentro di me sentivo come l’impulso di tornare indietro o fare qualcosa di diverso, poi, una volta entrata a girare per quelle stanze una più bella dell’altra son stata proprio bene. Non subito subito però, quasi subito. Avevo deciso di prendermi con il biglietto anche uno di quegli affari che ci attacchi le cuffiette e senti una voce registrata che ti spiega qualcosa. Ma sì, mi son detta, la prendo così aumento un po’ le probabilità di capire che cosa sto vedendo. L’ho preso, da brava donna altamente tecnologica ho armeggiato un po’ per capire, ho acceso. E mentre ascoltavo mi dirigevo verso la porta del museo. Tempo di fare due rampe di scale e la voce si è messa a sbadigliare strascicando le parole in preda al sonno. Guardo il display e leggo Low Battery e, subito dopo, Bye Bye. Scendo le scale, torno in biglietteria e dico alla cassiera Ho un problema: mi è comparso un Low Battery Bye Bye. Mi sa che è un brutto segno. Bruttissimo, mi ha risposto sorridendo, me lo ha cambiato e io me ne sono tornata su per le scale. Da lì ha funzionato tutto a meraviglia. Peccato che il nastro fosse con la voce di uno con marcato accento francese falso. Almeno a me dava quell’impressione, di un falso francese.
Uscendo pensavo Bello il Bella e mi veniva come da prendermi in giro per la battuta involontaria e orribile. Poi ho pensato anche Vedi che ce la fai ancora Latte? Te non disperarti, quest’inizio era un piccolo banco di prova per farti vedere che se vuoi, anche con un anno in più, riesci a trovare le entrate e far andare avanti un nastro registrato, riesci anche a gustarti una visita e a sorprenderti del fatto che a Venezia si facessero delle specie di corride. Va tu a pensare che cosa si può scoprire. Le corride, a Venezia. In una tela si vedon tori che scappan su per il ponte di Rialto, ma ce ne sono anche con tori in Piazza San Marco, nel cortile del  Ducale e a Santa Maria Formasa. Proprio qua dove sono ora, pensavo, c’eran tori legati a delle corde e cani che li attaccavano e poi, pezzo clou della festa, un macellaio che li decapitava. Ma guarda tu la civilissima Repubblica cosa faceva per divertirsi. Chi l’avrebbe mai sospettato.

giovedì 2 agosto 2012

18 - alfabeti che non conosco


Quest’oggi sono stata a San Lazzaro degli Armeni. Anche oggi ho scoperto quanto sono ignorante, no, pugno, quella non è una scoperta, quella è una constatazione di un dato di fatto. Anche oggi, dicevo, ho sentito cose nuove, tante molto interessanti. Anche oggi ho visto parole in un alfabeto che non conosco, anzi in più di un alfabeto che non conosco. C’è una biblioteca incredibile su quell’isola. Mi han raccontato che il legno di pero non brucia facilmente e che molti di quei libri si sono salvati da un incendio perché erano dentro armadi di legno di pero. Meno male. Il pensiero che tutti quei libri potevano andar persi mi rattristava. Ho visto anche una mummia egiziana e, rimanendo sulla scrittura anche dei geroglifici, ché c’era anche il sarcofago. Anche il chiostro mi è piaciuto e la chiesa, anche il refettorio. La stamperia non si poteva visitare, peccato. Nel refettorio c’era la tavola già apparecchiata per la cena. Ci saran stati dieci piatti, i monaci però son di più di solito. Un gruppo sta facendo il campo estivo con i ragazzi, in Armenia (ce l’ha detto la guida). Sulla panca, in corrispondenza di un piatto c’erano due cuscini, quando li ho notati ho distolto subito lo sguardo. Mi sentivo come in colpa, mi sembrava di essere finita, per sbaglio, in una stanza privata, di aver invaso uno spazio che non aveva niente a che fare con la visita guidata alla quale volevo partecipare. Ad eccezione di quel frangente ci son stata bene lì.
(se qualcuno vuole andarci consiglio di potarsi un anti zanzare; son qua da un po’ di giorni, non mi avevano ancora punto, neppure le due volte che sono andata al cinema all’aperto. Questo pomeriggio, sei punture sei, in due ore, facciamo anche meno che non penso che le zanzare fossero nel museo o nella biblioteca)

mercoledì 1 agosto 2012

17 - da zero a quattro


Oggi per la prima volta sono entrata in una sinagoga. Non in una a essere precisa, in quattro. Molto belle, tutte e quattro. C’è questa cosa che si può fare e con un biglietto ti guardi il museo e fai il giro delle sinagoghe con la guida. Una delle quattro cambia a seconda del periodo dell’anno, se ho capito giusto. Perché due sono ancora luoghi di ritrovo e di preghiera, una viene usata in estate, è più fresca, e l’altra d’inverno, ha il riscaldamento. Eravamo lì fuori del museo ad aspettare, non mi son messa a contarci ma a occhio saremo stati una ventina, poi è uscita una guida e ha detto in inglese Chi parla inglese venga con me. Poi è uscita un’altra guida, ci siamo guardate, lei ha visto che avevo l’adesivo sul vestito, mi ha chiesto se avevo qualcosa per coprirmi le spalle e dal momento che ce l’avevo siamo andate. All’inizio era un po’ freddina, monologo tendente al minimo con tono da guida registrata e, non posso esserne sicura ma secondo me, pensava Adesso faccio un girettino breve ché c’è sola questa. Poi invece ci siamo messe a parlare e mi ha raccontato un sacco di cose. Nell’ultima mi stava facendo notare che stranamente c’erano delle raffigurazioni, piccole, una rappresentava la caduta della manna. Più che manna sembran pagnotte, le ho detto. Mi ha dato ragione, mi ha spiegato del perché ci sono pochissimi pittori e scultori ebrei. Io pensavo che non potessero rappresentare Dio, i profeti ma non che non si potesse rappresentare qualsiasi cosa. Era lì che mi raccontava e guardando la mia faccia stupita ha aggiunto Però abbiamo dei gran scrittori. Così ci siamo messe anche a parlare di libri e dal momento che non si ricordava il titolo di un libro di Agnon (che ho scoperto non si legge Agnon all’italiana perché va letta una g dura, un po’ come se fosse un cognome tedesco) alla fine siamo andate nel negozio annesso al museo che ha una libreria abbastanza grande e giravamo dicendoci E questo l’ha letto? E questo sa com’è? Ci siamo raccontate un po’ d’impressioni e po’ di trame. Era divertente, avevamo almeno un per me o un secondo me o un mi sembra per frase, come è giusto che sia, ma c’erano delle sue uscite che mi facevano sorridere Questo è melassa pura e poi, secondo me, se usi tre oggettivi riferiti alla stesso sostantivo non sai scrivere bene. Pensa e prova fino a che trovi quello giusto, a volte te ne possono servire due, raramente però. A lei piacciono gli autori che usano tanti aggettivi?
Va be’ sono uscita fuori tema. Pace, lo facevo sempre anche quando andavo a scuola.

16 - la tazza della colazione di un gigante


15 - riflessi

(lo so, lo vedo, è pacchianissima e c'è anche uno straccio molto poco fotogenico, ma a me piace)

14 - colori