giovedì 13 ottobre 2011

maschili e femminili



È arrivato l’autunno e sono ricomparsi gli zoccoli da laboratorio sui miei piedi. D’estate tengo su i sandali tutto il giorno ma appena cambia la stagione no. Se ho le scarpe chiuse mi metto gli zoccoli, le scarpe chiuse tutto il giorno sono una sofferenza. Quelli dell’anno scorso (che mi sa che erano dell’anno prima ancora) erano blu. Ormai avevano un buco, anzi due, uno era un buco buco, un buco senza ombra di dubbio, l’altro era un buco non ancora buco, qualcosa che stava per diventare un buco. Ho pensato che fosse giunto il momento di prendermi un paio di zoccoli nuovi e li ho scelti violetto. Li trovo allegri. Pacchiani il giusto e allegri.
E adesso mi è venuto in mente che la prima persona con la quale ho diviso casa qua a Genova usava un paio di zoccoli come ciabatte ma non diceva gli zoccoli diceva le zoccole e a me, ogni volta che mi chiedeva: hai visto le mie zoccole?, veniva da ridere.

mercoledì 12 ottobre 2011

scappato fuori da un quadro



Ieri sera nella sala del Minor Consiglio, al Ducale, c’era Stefano Benni. Incontro con Stefano Benni h. 21.00 c’era scritto sul volantino. E io avevo voglia di incontrarlo e così sono andata. Sono arrivata in anticipo, ho messo giù la giacca a tenere un posto e sono uscita a fumarmi una sigaretta e a guardare il cortile del palazzo dall’alto. Si stava bene ieri, era caldo e non c’era vento. Io al vento di Genova non mi abituerò mai. Ora torno a ieri sera, che non ho voglia di perdermi via a parlar del tempo. Benni a me fa molta soggezione e mi spaventa anche, un po’. Non so perché però è così. Mi sembra uno scappato fuori da un quadro. È una sensazione strana, non riesco a spiegarla, rimane però il fatto che mi piacerebbe andare alle sue presentazioni ma essere invisibile, o essere una mosca. Lo so che non sono vista, son mica (così) scema. Lo so, però ogni volta che passa per Genova, e per fortuna passa spesso, c’è come una doppia forza in me. Una che mi spinge ad andare e una che mi farebbe rimanere a casa. Vince sempre la prima, almeno, per ora ha sempre vinto la prima. Anche ieri. Ieri una forza che mi diceva: sta qua, ormai è buio, hai il raffreddore, prendi l’aspirina e ti metti sotto la coperta, l’altra forza diceva: vorrai mica rimanere a casa vero? Pigra, infilati le scarpe e vai che muori dalla curiosità, se non vai poi passi tutta la serata a pensarci e domani ti dai della scema perché non sei andata e non conosci neppure qualcuno che ci va per farti raccontare qualcosa. E bon, sono andata, ma solo dopo aver preso l’aspirina. Durante la presentazione ho respirato sempre di bocca, ho cercato di soffiarmi il naso unicamente se c’erano delle pause (e nascondendomi per bene dietro la schiena di chi era seduto davanti a me). Va tu a sapere come reagiscono gli uomini scappati dai quadri se qualcuno si soffia il naso mentre parlano o leggono, mi dicevo. Ma intanto ascoltavo e stavo bene, lì, seduta sulla seggiola. Ha veramente una bella testa, si sta bene ad ascoltarlo. Anche quando legge si sta bene, ieri sera ha letto poco però. Tra le cose che mi sono più piaciute di quello che ha detto ci sono: Il contrario di comico non è tragico ma indifferente, e Io diffido da chi non ride mai. Sono abbastanza sicura di riportare giusto perché avevo carta e penna con me. Quella cosa lì che la comicità e la tragicità stanno dalla stessa parte l’ho letta più volte, l’ho pensata più volte, ma che dall’altra parte ci sta l’indifferenza no. O almeno non mi sembra proprio. Oggi non so quante volte mi è tornata in mente quella frase. Tante comunque.
E adesso, mentre scrivo questo post, mi viene in mente che Benni non è il primo uomo che mi sembra scappato fuori da un quadro, è il secondo. Il primo è stato il professore di filosofia che ho avuto in terza liceo, uno degli insegnanti più bravi che avuto. Altro uomo che mi metteva una soggezione difficilmente sostenibile. Lui mi faceva proprio paura. La prima volta che mi ha interrogata ho preso sei, era il primo sei che dava dall’inizio dell’anno, sono scoppiata a piangere. Lui mi ha fulminato e mi ha detto: spero che lei stia piangendo per la morte della verità. Io ho fatto sì con la testa e poi ho chiesto se potevo andare in bagno. Son passati più di trent’anni ma ricordo quell’ora benissimo.

martedì 11 ottobre 2011

solo il tempo

Non è vero che un getto d’acqua bollente può lavarti tutto, anche dentro. Solo il tempo può lavare, e anche questo non sempre. L’acqua può calmare. Per un po’. Finché ci stai immerso.

Racconti intorno alla felicità ebraica – Anatolij Krym – pag.156.

lunedì 10 ottobre 2011

stufoso

Passare la serata a soffiarsi il naso è stufoso,
speriamo che l'aspirina faccia il suo lavoro.

son tornate


Son tornate le rose alla Coop. Durante l’estate eran sparite. È tornato l’autunno, son tornate le rose. Son rose che a volte durano tanto perché son rose con il gambo bello spesso. Non son di quelle che dopo un giorno, due al massimo, han già giù la testa. Però anche quando buttan giù la testa c’è un rimedio che spesso funziona: il bagno. Quelle arancioni son di sabato, quelle rosse della domenica prima. Ieri le rosse avevano un po’ il capino chino, ma io, astuta come una volpe, ho messo nella vasca tre dita d’acqua e le ho lasciate lì tutta la notte, a farsi il bagno (son bellissime le rose quando galleggiano). ‘Sta mattina eran tutte con la testa su, belle pimpanti. Più pimpanti di me. Anche ‘sta sera son più pimpanti di me. Chissà magari dovrei provare anch’io a fare una notte nella vasca.